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Tutte le fiabe che parlano di "felicità"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "felicità", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Origami per amore

Ogni mattina Yuki, un bambino giapponese, si guarda allo specchio per ore prima di uscire di casa.

Vuole essere bello per Zoe, la sua compagna di scuola con gli occhi color savana.

Zoe ama disegnare e durante le lezioni riempie il quaderno di leoni, giraffe ed elefanti.

Yuki sogna di sposarla e di andare a vivere in Africa, dove Zoe potrebbe ritrarre tutti gli animali dal vivo.

Per farla innamorare decide di fargli trovare ogni giorno, sul suo banco, un animale fatto di carta con all’interno una piccolo pensiero.

Tutte le mattine Zoe sorride davanti a quel dono misterioso.

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Scarpette rosse

C’èra una volta…

come tutte le storielle
un bel paio
di scarpette rosse

Sistemate
dentro una scatola 
ed esposte in bella mostra
in una vetrina lussuosa

Erano di colore rosso
molto piccoli di misura
cosi’
nessuno li  poteva comprava

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Il Paese senza specchi

Nel paese della gioia non esistevano gli specchi e nessuno perciò sapeva quale fosse il proprio aspetto; il magro non sapeva che era affilato come un grissino, il grasso non sospettava di essere tondo come un bue appesantito, la bella si beava dello sguardo altrui, la brutta si compiaceva di passare per simpatica, ma nessuno conosceva i dettagli del proprio corpo.

A dire il vero, in questo paese, non essendoci termini di riferimento e paragone, mancavano tutte le parole che in genere si riferiscono alle qualità delle persone; non esisteva “bello” e neanche “brutto”, e tantomeno “alto” oppure “basso” e le persone, per capirsi, si accontentavano di fare gesti per indicare gli altri.

“Hai visto il..?” e si faceva un certo segno con le dita a significare alto, oppure si limitava il gesto della mano per dire basso; per indicare una bella ragazza si facevano circolare pollice e indice, per indicarne una bruttina quelle stesse dita dovevano ruotare al contrario. Esistevano, invece, tutte le parole che indicano le qualità morali, come simpatico, intelligente, gentile, perchè quelle non si vedevano con gli specchi, ma con gli occhi che si trovano dentro il cuore.

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La pensilina a pois

Ci troviamo la mattina , sotto casa un po’ più là,
per il nostro appuntamento, alla pensilina a “pois”
Non c’importa se c’è il sole o vien giù un acquazzone,
sia col gelo e sia col vento…siamo pronte ad ogni evento!

La Lulù porta l’ombrello, Serenella un bel cappello,
poi Mariù alla borsetta lega sempre un grande fiocco.
Si va in giro allegramente, raccontando tante storie,
lo facciamo con le rime, con le note e coi colori.

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Il Principe Zingarello

C’era una volta tanti anni fa nel paese del Non so dove il piccolo Regno dei mille fiori.

Incastonato in una verde vallata, era circondato non da imponenti muraglioni bensì da vasti giardini fioriti.

In questo colorato regno viveva il Principe Zingarello, così soprannominato dai suoi sudditi per via del bel color ambrato del suo volto.

Egli era un principe solitario e pensieroso che amava trascorrere le sue giornate girovagando tra i tanti giardini, costantemente immerso nei suoi silenzi.

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La principessa perfetta

C’era una volta una principessa che credeva di essere perfetta.

Non voleva sposarsi e non aveva amici perchè secondo lei nessuno era perfetto abbastanza per starle vicino.

La sua mamma, la regina gli diceva sempre preoccupata: “cara principessa, nessuno a questo mondo è perfetto, rimarrai sola se continui così”, ma la principessa continuava a ripetere: “Cara madre ,sono convinta che un giorno troverò qualcuno di perfetto,allora lo sposerò”.

Allora la regina ci pensò su per molti giorni e alla fine fece una proposta alla principessa: “Cara principessa perchè non fai il giro del mondo? Al tuo ritorno se non avrai trovato nessuno di perfetto sceglierò io il tuo sposo”.

La principessa accettò. Prese una sacca con del cibo e partì. Vide molti paesi, ma in alcuni le persone erano troppo alte, in alcuni troppo basse, in alcuni avevano il naso troppo grande, in alcuni i piedi troppo piccoli.

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Stella Martina

Nel grande firmamento del cielo, tutte le stelle si preparavano all’Alba che da lì a poco avrebbe anticipato l’entrata del Sole.

Sidrone, una tra le più anziane della sfera celeste, si accorse della nascita di una nuova stella e, nel chiarore dell’aurora, esclamò con voce calma: “Benvenuta tra gli astri, piccola mia! Come stai?”.

La nuova stella restò interdetta: era ancora disorientata e scombussolata; non capiva bene chi avesse parlato, né da dove provenisse la voce.

In più non comprendeva bene in quale luogo si trovasse; forse era notte, per via del buio profondo delimitato soltanto da piccole fiammelle tutt’intorno; o forse era giorno, per via della luce, calda e accogliente, che proveniva dalla sua sinistra.

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L’amore per sé

C’era una volta un prato.

Un prato con tanti fiori profumati.

Su nel cielo si sentivano le grida di tante piccole gocce d’acqua colorate dell’arcobaleno; Si stavano divertendo un mondo tra di loro a mescolare il rosso con il giallo e il blu.

Ad un tratto udirono un rumore strano, un cigolio lento e continuo.

Guardarono curiose giù, verso il basso, e videro una formichina molto triste che stava trascinando un pesante carretto.

Era ricolmo di provviste per l’inverno e tra esse un grosso seme di grano.

Lei pensava sempre a tutti, poco a se stessa, per questo era triste.

Cosi, quel giorno, parlava da sola, o canticchiava non si udiva bene, e ,nel frattempo, trascinava il suo peso.

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Velsa, Velsina, Velsetta

Molti, ma molti, anni fa in un castello circondato da enormi alberi, viveva un re Gallo con tre figlie di nome … Velsa, Velsina e Velsetta.

Erano dei pulcini molto brutti avevano le zampe alte alte secche e di colore nero  per questo il padre li teneva chiuse nel castello si vergognava non li faceva vedere a nessuno  è gli puzzavano, pure le zampette  Nel giorno del compleanno del re Gallo fu organizzata una grande festa in suo onore…. musica cibo è balli.

Velsa,Velsina e Velsetta furono rinchiuse dentro grandi anfore di creta è tappate con con un tappo di sughero così non si sentiva la puzza delle loro zampette.

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Enrichetta e il profumo di lavanda

In una casetta vicino al lago viveva una famigliola felice: papà. mamma ed Enrichetta, una bellissima bambina di sei anni. Beh! In realtà la famigliola non era proprio felice perché Enrichetta era una bambina terribile, nervosa e agitata. Ogni giorno i suoi capricci e le sue urla, quando voleva qualcosa, facevano tappare le orecchie a tutte le persone che le stavano vicino. Era capace di battere i piedi a terra, diventare furibonda, scagliare oggetti, solo perché la sua mamma non riusciva sempre ad accontentarla.

I suoi genitori, nonostante tutto, la adoravano e si dicevano:

– Cambierà, crescerà, si calmerà. Ma gli anni passavano e nulla sembrava cambiare.

I due poveretti erano davvero disperati perché ormai non sapevano più cosa fare con lei. Le avevano provate tutte, ma nulla era riuscito a far diventare Enrichetta una brava e tranquilla bambina.

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La Candela di Sego

A Madame Bunkeflod, dal suo devoto H.C. Andersen.

Sfrigolava e sibilava la fiamma che ardeva sotto il crogiolo, la culla della candela di sego; ne uscì una candela perfetta, robusta, lucente ed elegante. Era fatta in modo da promettere un futuro luminoso e raggiante a chiunque la guardasse e tutti credettero a questa promessa.

La pecora – una pecorella molto carina – era la madre della candela e il crogiolo suo padre. Sua madre le diede un corpo lucido e bianco, un barlume di vita; ma da sua padre ebbe il desiderio ardente del fuoco passerà poi nel suo midollo e nelle sue ossa per farla risplendere.

Così nacque e fu creata; la migliore e più luminosa speranza d’esistenza. Incontrò molte, molte strane creature e alla ricerca di risposte sulla vita – e forse trovarono un posto dove soddisfare queste curiosità. Ma ebbe troppa fiducia nel mondo che si preoccupava solo di se stesso e per nulla della Candela di Sego.

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Racconto noioso

Questa è la storia di un racconto noioso che nessuno riusciva a leggere fino alla fine.

Dopo le prime righe cominciavano tutti a sbadigliare e richiudevano il libro.

Il povero racconto era davvero triste perché si sentiva solo e abbandonato, e privo di utilità.

La situazione peggiorò nel momento in cui il libro venne relegato nello scantinato della biblioteca, allora sì che si scordarono tutti del racconto noioso. Sparì dagli scaffali e dai cataloghi, tanto non lo leggeva nessuno, e il libro finì per coprirsi di una fitta coltre di polvere.