13Mar
2013
dodici-mesi

I dodici mesi

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

C’era una volta un vedovo con una figlia, di nome Marouckla, che si era risposato e, dalla seconda moglie, aveva avuto un’altra figlia, Helen. Presto egli morì e la vedova mostrò di odiare Marouckla, che era più graziosa di sua figlia.

Marouckla non capiva questo odio, non comprendeva perché la matrigna fosse sempre arrabbiata con lei, ma sopportava in silenzio i lavori più pesanti che le venivano ordinati: pulire le stanze, cucinare, lavare, cucire, filare, tessere, portare il fieno, mungere la mucca…

Helen, invece, non faceva niente, era sempre ben vestita e passava da un divertimento all’altro.

Marouckla non si lamentava mai dei rimproveri e delle cattiverie della matrigna e della sorellastra, anzi li accettava con il sorriso sulle labbra e con gran pazienza. Questo suo comportamento irritava molto le altre donne, che diventarono sempre più tiranne e scontrose, anche perché Marouckla era ogni giorno più bella, mentre Helen si imbruttiva.

Un giorno, la matrigna decise che doveva sbarazzarsi di Marouckla: finché la ragazza restava in casa, nessun uomo avrebbe mai chiesto la mano di Helen! E cominciò a farle soffrire la fame e a renderle la vita sempre più miserabile.

Nel bel mezzo dell’inverno, Helen decise che voleva delle viole:

– Ascoltami, Marouckla, – ordinò, – devi andare sulla montagna e trovarmi delle viole. Le voglio usare per abbellire il mio vestito e devono essere fresche e profumate, capito?

– Ma, cara sorella, chi ha mai sentito parlare di viole che fioriscono nella neve? – ripose la povera orfana.

– Miserabile! Come osi disobbedirmi? – gridò Helen – Se non mi porterai un mazzolino di viole dalla foresta sulla montagna, ti ucciderò!

Anche la matrigna minacciò Marouckla, poi la spinse fuori di casa e chiuse la porta alle sue spalle.

La ragazza non poté fare altro che avviarsi piangendo per il sentiero che si inerpicava sulla montagna. La neve era alta e non c’era alcuna traccia di esseri umani. Camminò a lungo senza meta, finché si perse nella foresta; era affamata e tremava per il freddo.

Quando ormai credeva di morire, vide una luce in lontananza, si incamminò in quella direzione e raggiunse la cima della montagna.

Sul picco più alto bruciava un grande fuoco, circondato da dodici blocchi di pietra sui quali erano seduti dodici pastori. Di questi, i primi tre avevano i capelli bianchi, altri tre erano di mezza età, tre erano giovani e belli e i rimanenti erano ancora più giovani. Erano i dodici mesi dell’anno, che sedevano silenziosi, guardando le fiamme.

Gennaio, con i capelli e la barba bianchi come la neve, sedeva un po’ più in alto degli altri e teneva in mano una bacchetta di legno. Marouckla era impaurita, ma poi, raccolto tutto il suo coraggio, chiese:

– Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela!

Gennaio sollevò lo sguardo e rispose:

– Che cosa ti ha portato fin qui, figliola, che cosa cerchi?

– Cerco delle viole – rispose la ragazza.

– Non è stagione di viole, non vedi che c’è neve dappertutto? – disse Gennaio.

– Oh, sì, lo so bene, ma mia sorella Helen e la mia matrigna mi hanno ordinato di portar loro le viole della vostra montagna. Se torno a casa senza, mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!

Il vecchio Gennaio si alzò, si avvicinò al più giovane dei Mesi e gli diede la sua bacchetta magica dicendo:

– Fratello Marzo, è lavoro per te.

Marzo obbedì e agitò la bacchetta sopra il fuoco. Immediatamente le fiamme si alzarono verso il cielo, la neve iniziò a sciogliersi e gli alberi e gli arbusti a germogliare. Spuntò l’erba verde, e tra i fili d’erba sbirciò una pallida primula. Era primavera, e i prati si tinsero di blu e viola.

– Raccoglile in fretta, Marouckla – disse Marzo.

Con gioia, la fanciulla ne colse un mazzo, ringraziò e corse a casa.

Helen e la matrigna rimasero stupite alla vista dei fiori e al loro profumo che riempiva la casa.

– Dove le hai trovate? – chiese Helen.

– Sotto gli alberi, sul versante della montagna – rispose Marouckla.

Helen prese i fiori senza ringraziare la sorellastra che glieli aveva portati.

L’indomani desiderò delle fragole:

– Marouckla, corri a cercarmi delle fragole selvatiche. Devono essere dolci e mature!

– Ma, cara sorella, chi ha mai sentito parlare di fragole che maturano nella neve? – esclamò la fanciulla.

– Tieni a freno la lingua e non rispondermi in questo modo. Se non avrò le mie fragole ti ucciderò – rispose Helen.

E ancora la matrigna spinse fuori Marouckla e sprangò la porta.

L’infelice ragazza si incamminò nuovamente verso la montagna e verso il grande cerchio di fuoco dove erano seduti i Dodici Mesi.

Gennaio sedeva un po’ più in alto degli altri.

– Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela!

Gennaio sollevò lo sguardo e rispose:

– Che cosa ti ha portato qui, figliola, che cosa cerchi?

– Cerco delle fragole – rispose la ragazza.

– Siamo nel mezzo dell’inverno, – rispose Gennaio, – le fragole non crescono nella neve.

– Oh, sì, lo so bene, – disse la ragazza tristemente, – ma mia sorella e la mia matrigna mi hanno ordinato di portar loro delle fragole. Se non lo faccio mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!

Il vecchio si alzò, si avvicinò al Mese seduto di fronte a lui e gli diede la bacchetta magica dicendo:

– Fratello Giugno, è lavoro per te.

Giugno obbedì e, appena fece ondeggiare la sua bacchetta sopra il fuoco, le fiamme salirono verso il cielo. Immediatamente, la neve si sciolse, la terra si vestì di verde, gli alberi si coprirono di foglie, gli uccelli cominciarono a cantare e tutta la foresta fiorì, era estate. Sui cespugli, i bianchi fiori a forma di stella si erano tramutati in fragole mature che avevano coperto la radura, facendola assomigliare a un mare di sangue.

– Raccoglile velocemente, Marouckla – disse Giugno.

Con gioia, la fanciulla si riempì il grembiule di fragole, ringraziò i Mesi e corse felice verso casa.

Helen e sua madre, alla vista delle fragole che riempivano la casa con la loro deliziosa fragranza, le domandarono:

– Ma dove le hai trovate?

– Su fra le montagne, quelle sotto gli alberi di faggio non sono cattive.

Helen e la madre se le mangiarono tutte, senza offrirne nemmeno una a Marouckla.

Il terzo giorno, stanca di fragole, Helen desiderò delle mele rosse.

– Corri, Marouckla, e portami delle mele fresche e rosse dalla montagna.

– Mele in inverno, sorella? Gli alberi non hanno né foglie né frutti!

– Vai subito e se non mi porterai le mele ti ucciderò.

Come le altre volte, la matrigna afferrò Marouckla e la cacciò fuori di casa.

La povera ragazza se ne andò piangendo su per la montagna, nella neve profonda, verso il cerchio di fuoco dove stavano i Dodici Mesi. Erano sempre lì, seduti immobili, e sulla più alta pietra era il vecchio Gennaio.

– Signori, posso scaldarmi al vostro fuoco? Il freddo dell’inverno mi congela! – disse Marouckla avvicinandosi.

Gennaio sollevò lo sguardo e rispose:

– Che cosa ti ha portato qui, figliola, che cosa cerchi?

– Cerco delle mele rosse – rispose Marouckla.

– Siamo in inverno, non è stagione per le mele rosse – osservò Gennaio.

– Oh, sì, lo so bene, – rispose la ragazza, – ma mia sorella e la mia matrigna mi hanno mandato a prendere delle mele rosse sulla montagna, se ritorno senza mi uccideranno. Vi prego, buoni pastori, ditemi dove posso trovarne!

Gennaio si alzò, si avvicinò a uno dei mesi anziani e gli diede la sua bacchetta magica dicendo:

– Fratello Settembre, è lavoro per te.

Settembre salì sulla pietra più alta e agitò la bacchetta sopra il fuoco: tutto intorno brillò una luce di fiamme rosse, la neve scomparve, le sbiadite foglie che tremavano sugli alberi furono spazzate via da un freddo vento di nord-est che le radunò in gialli mucchi nella radura; sui rami rimase soltanto qualche striminzito fiore autunnale.

Marouckla faticò a trovare l’albero grandissimo dai cui rami pendevano delle lucidissime mele rosse. Settembre la esortò a raccoglierli in fretta e lei scosse l’albero e cadde una mela. Tornò a scuotere l’albero e cadde un’altra mela.

– Basta, – disse Settembre, – torna a casa!

Marouckla ringraziò i Mesi e ritornò allegramente verso casa.

– Dove le hai trovate? – chiesero Helen e la matrigna alla vista dei frutti.

– Ce ne sono tante là, sulla vetta.

– Perché non ne hai portate di più? – chiese con rabbia la sorellastra. – Certo le hai mangiate sulla strada del ritorno, stupida ragazza!

– No, non le ho neppure assaggiate – disse Marouckla. – Ho scosso l’albero due volte e ogni volta è caduta una mela. I pastori non hanno permesso che lo scuotessi ancora e mi hanno detto di tornarmene a casa.

– Presto, madre, – disse Helen, – dammi il mantello. Andrò io stessa a prendere le mele. Sono capace di trovare la montagna e l’albero e i pastori potranno anche piangere, ma io non me ne andrò senza aver preso tutte le mele!

Ignorando il consiglio contrario della madre, Helen si avvolse nella pelliccia, tirò su il caldo cappuccio e si avviò verso la montagna.

La neve copriva ogni cosa e ben presto Helen si perse e cominciò a vagare senza sapere dove andava. Dopo un po’, vide una luce in cima alla montagna e la raggiunse. C’erano il fuoco ardente, i dodici blocchi di pietra e i Dodici Mesi. Dapprima si spaventò ed esitò, poi si avvicinò e si riscaldò le mani senza chiedere permesso, né dicendo una parola educata.

– Che cosa ti ha portato qui, che cosa cerchi? – le chiese Gennaio con fare severo.

– Non sono obbligata a dirvelo, vecchio barbone, non sono affari vostri! – rispose sdegnosamente Helen avviandosi verso la foresta.

Il vecchio Gennaio aggrottò la fronte e agitò la bacchetta sopra la testa. Immediatamente il cielo si coprì di nuvoloni, il fuoco si spense, cominciarono a scendere grossi fiocchi di neve mentre un vento ghiacciato ululava tutto intorno alla montagna. Nella furia della tempesta, Helen inciampò e perse la pelliccia; era tutta intirizzita.

La madre guardava dalla finestra, guardava alla porta, ma la figlia non tornava: “Possibile che per alcune mele si sia dimenticata di casa sua?” pensava. Le ore trascorrevano e la figlia non tornava, così la madre prese la pelliccia e uscì a cercarla. La neve era caduta abbondantissima coprendo ogni cosa. Errò a lungo di qua e di là; il vento ghiacciato di nord-est fischiava sulla montagna, ma nessuna voce rispondeva al suo richiamo.

Il giorno dopo Marouckla lavorò tutto il giorno, aspettando e pregando per la matrigna e la sorella, ma esse non tornarono: erano state rapite dal gelo sulla montagna!

Così Marouckla ereditò la piccola casa, il campo e la mucca. Dopo qualche tempo sposò un onesto contadino e insieme vissero felici e contenti.

***

Si ringrazia l’Associazione Culturale Larici per la gentile condivisione.

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