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Tutte le fiabe della categoria "Aleksandr Afanas'ev"

Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev in russo: Александр Николаевич Афанасьев[?] (Bogučar, 11 luglio 1826 – Mosca, 23 settembre 1871) è stato uno scrittore e linguista russo. È il più famoso dei folcloristi russi dell’ottocento.
Seguendo le tracce dei fratelli Grimm – di cui egli studiò le opere con particolare attenzione – anche Afanas’ev cercò di penetrare fino al significato primitivo, religioso e mitologico delle favole che aveva raccolte. In una sua opera altrettanto fantastica quanto mirabile per larghezza di conoscenze e per acute singole intuizioni, egli cercò di ricostruire le “concezioni poetiche degli slavi sulla natura” e di studiare tutti quegli elementi dei racconti popolari che potevano essere interpretati come trasposizioni dei fenomeni della natura, sole, stelle, pioggia, acqua e tempesta. Tutta la sua concezione, che egli derivava dal romanticismo tedesco, è stata giustamente criticata ed è ormai un curioso documento della cultura europea del secolo scorso. Ma questa continua ricerca di una primitiva rivelazione nei racconti l’aveva portato a considerare e a valutare ogni parola, ogni frase, ogni inflessione di questi racconti. Preziosi essi divennero passando per le sue mani e preziosi sono ancor oggi quando tutto un secolo di lavoro ha ormai trasformato le nostre idee sul folclore, sul suo significato e anche sul modo di raccogliere il materiale stesso.
Tratto da Wikipedia.

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Vasilisa la bella

In un certo reame, in uno stato remoto, viveva un mercante. Visse per dodici anni con la moglie ed ebbe soltanto una figlia, Vasilisa la bella. Quando la madre dovette morire, la ragazza aveva otto anni.

Nel morire, la mercantessa chiamò la figlia, tirò fuori dalla coperta una bambola, gliela diede e disse:”Ascolta, Vasilisucka! Ricorda le mie parole, fa’ come ti dico. Io sto morendo e con la mia benedizione materna ti lascio questa bambola. Conservala bene e non mostrarla a nessuno; quando ti capiterà qualche guaio, dalle da mangiare e chiedi il suo consiglio. Lei, dopo aver mangiato, ti dirà come avere aiuto”. Dopo di che la mercantessa baciò la figlia e morì.

Vasilisa la bella

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La principessa senza sorriso

Cosa credi tu, com’è grande questo mondo! Ci vivono uomini ricchi e uomini poveri, e c’è posto per tutti, e tutti protegge e giudica il Signore. Vivono i ricchi, e fan festa; vivono i poverelli, e lavorano; a ciascuno la sua sorte!

Nelle sale dello zar, negli appartamenti reali, nell’alto terem si pavoneggiava la principessa che non rideva mai. Che vita faceva, che abbondanza, che lusso! C’era d’ogni cosa gran quantità, tutto quel che si può desiderare; ma lei non sorrideva mai, né rideva, come se nulla potesse far contento il suo cuore.

A guardar quella figlia così triste lo zar suo padre s’amareggiava. A tutti apre i suoi saloni, a chiunque desideri esser suo ospite. – Che cerchino di rallegrare la principessa Senza Sorriso, dice. – Chi ci riuscirà l’avrà in moglie – Non appena ebbe detto questo, il popolo comincia a ribollire ai cancelli reali! Da ogni parte vengono e vanno figli di zar e di re, boiari e nobili, militari e borghesi; cominciarono i banchetti. il vino scorreva: ma la principessa seguitava a non sorridere!

Nell’altro estremo del paese, viveva nel suo angolino un onesto lavorante; al mattino scopava il cortile, la sera pascolava il bestiame, era in continuo movimento. Il suo padrone era un uomo ricco, leale, che non gli lesinava il pagamento. Non appena ebbe finito l’anno, mise sul tavolo un sacchetto di denaro: – Prendi quel che vuoi! – dice, e uscì dalla porta. Il lavorante s’avvicina al tavolo e pensa: «Come fare per non peccare di fronte a Dio, come sapere quel che mi spetta? » Scelse una monetina, la mise nel portamonete e pensò di bere un po’ d’acqua; si sporse sul pozzo e la monetina rotolò e andò a fondo.

La principessa senza sorriso