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Tutte le fiabe che parlano di "felicità"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "felicità", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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I dodici mesi

C’era una volta un vedovo con una figlia, di nome Marouckla, che si era risposato e, dalla seconda moglie, aveva avuto un’altra figlia, Helen. Presto egli morì e la vedova mostrò di odiare Marouckla, che era più graziosa di sua figlia.

Marouckla non capiva questo odio, non comprendeva perché la matrigna fosse sempre arrabbiata con lei, ma sopportava in silenzio i lavori più pesanti che le venivano ordinati: pulire le stanze, cucinare, lavare, cucire, filare, tessere, portare il fieno, mungere la mucca…

Helen, invece, non faceva niente, era sempre ben vestita e passava da un divertimento all’altro.

I dodici mesi

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Il topolino e l’elefante

C’era una volta un elefante che doveva fare un lungo viaggio.

C’era una volta un topolino che doveva fare un lungo viaggio.

Si misero d’accordo e viaggiarono insieme.

Il topolino prese uno straccio e ci mise dentro un pò di pane e un po’ di formaggio.

E l’elefante si procurò due grosse ceste e le riempì ben bene di paglia e se le posò sul groppone.

Il topolino e l’elefante

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Celestino Mingherlino e la marmellata di alchechenge

Ortensia la Fata della Lana era un’instancabile lavoratrice.

Viveva assieme alla figlia Betulla in un grande Castello al di là del Monte Alto.

All’interno del Castello, Ortensia dirigeva un grosso centro di produzione della lana a livello artigianale, che esportava in tutto il mondo.

Migliaia di fate erano impegnate nella realizzazione di splendidi capi di lana pregiata accuratamente selezionata dalla stessa Ortensia, che si recava personalmente a visionare capre e pecore presso un allevamento specializzato, piuttosto lontano, oltre le colline diametralmente opposte al paese, e al Monte Alto.

Celestino Mingherlino e la marmellata di alchechenge

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Ulisse il pettirosso canterino

C’era una volta un giovane pettirosso dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Ulisse.

Allegro e altruista, romantico e sognatore, perduta alla nascita un’ala, l’uccello, con una soltanto, non si era mai perso d’animo, e anche se storpio e malfermo, ridicolo nei movimenti grotteschi e sgraziati, costretto a nutrirsi solo di semi e tanta, tanta acqua, non aveva mai smesso di cantare, cullando nel proprio cuore il sogno di diventare sempre più bravo, seppur cantando su rami bassi, come la sua condizione gli imponeva – un passo dietro agli altri – senza poter raggiungere mai il cielo aperto, ugualmente orgoglioso delle sue note con cui amava riempire il creato.

“Ma con un’ala sola!” gli facevano eco voci sconosciute alle sue spalle, mischiandosi spesso a patetiche mezze risate e sguardi caritatevoli di pietà “Una sola! Devi ammettere che non sarà mai, una così gran cosa! La tua ala maciullata, che tra l’altro non guarirà mai, non è certo un belvedere! E così conciato, impedito, forzato a soste tanto frequenti, puoi star certo che nessuno dei tuoi fratelli t’inviterà mai a cantare alla grande Festa della Primavera!”

Ulisse il pettirosso canterino

mama-non-mama

M’ama non m’ama

C’era un uomo, desiderava essere ancora in grado di raccogliere un fiore e giocare a mamanonmama.

Voleva provare ancora quella sensazione che stringe alla bocca dello stomaco, con un’unica risposta dentro. Con quella suggestione che avrebbe mosso le cime delle montagne. Con quell’illusione magica che ti porterebbe in una fiaba.

Lo faceva di nascosto, un po’ per non essere preso in giro, un po’ per paura delle lacrime post-oracolo.

Ricorda un giorno, una margherita di quelle di campo, di quei fiori che disegnano i bambini. Ricorda che era concentrato sulle trecce della bimba ignara regina del condominio accanto. Ogni petalo era un pensiero, una carezza all’incognito sentimento dell’amore prematuro. Eppure il cuore batteva, forte e la speranza era più per un mama che per un “sì”. M’ama non m’ama

gatta-cenerentola

Topolino // Audio fiaba

C’era una volta un Re, che non viveva più tranquillo, dal giorno in cui una vecchia indovina gli aveva detto:

– Maestà, ascoltate bene:
Topolino non vuol ricotta;
vuol sposare la Reginotta;
E se il Re non gliela dà,
Topolino lo ammazzerà.

Il Re consultò subito i suoi ministri; ed uno di loro disse:

– Maestà, è mai possibile che un topolino voglia sposare la Reginotta? Io credo che quella donna si sia beffata di voi.

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare la fiaba.

Topolino // Audio fiaba

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La principessa del piccolo mondo

Tutte le storie iniziano così: C’era una volta… invece, io la inizio così:

C’è, in un piccolo mondo, colei che comanda: la principessa del piccolo mondo.

Esiste un mondo, un piccolo mondo, talmente piccolo che sulle cartine non si riesce a vedere; è a est della Nuova Zelanda, in mezzo al mare ed è chiamato “mondo”, perchè è diverso da tutto ciò che ci circonda.

In questo mondo, ci vivono esseri piccolissimi, che vivono in case piccolissime, che mangiano cose piccolissime e così via …

La persona più amata e rispettata dell’isola, è lei: la principessa Angelica; una ragazzina di 12 anni, che ha perso madre e padre.

La principessa del piccolo mondo

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Una semplice storia di Natale

Nella piccola cittadina di Higen, si conoscevano tutti e qui, le notizie correvano più veloci della luce.

Nonostante fosse dicembre, l’anziano signor Teobert amava stare seduto all’esterno dell’unico bar del paese e osservava l’andirivieni dei passanti. Faceva finta di niente, sbuffando con la sua enorme pipa ma nulla gli sfuggiva.

Così, quando il piccolo Jakob cadde nelle gelide acque del lago per aiutare il suo amatissimo cane, fu il primo a saperlo. La notizia si sparse a macchia d’olio.

Purtroppo, a causa delle basse temperature, si ammalò.

Una semplice storia di Natale

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Ogni favola è un gioco

Ogni favola incomincia con un c’era una volta… questa inizia con un omino, tra tanti omini, in una città senza tempo, senza un dove ma sempre grigia.

Gli omini erano tutti uguali, tutti vestiti di uno stesso colore.

Stesso abito grigio, stesse scarpe, stesso cappello.

Uscivano tutti insieme la mattina, anche se tutti vivevano in case diverse, in quartieri diversi. Tutti in punto alle 7,30 chiudevano l’uscio di casa. Aprivano l’ombrello contemporaneamente, tanto pioveva sempre, e se non pioveva c’era la nebbia. Insieme salivano sul tram per andare a lavorare. Il cancello, l’edificio grande e grigio… quello era il lavoro… quella era la fabbrica.

Ogni favola è un gioco

La fata dei desideri

scoglio

Celestino sedeva su uno scoglio, una seduta scomoda, ma lui pareva non accorgersene.

Stava piangendo, imprecando, maledicendo, rimuginando su una vita con poche soddisfazioni, senza slanci, senza novità, mai, con tante sfortune e mai, mai una sola volta, un momento di fortuna inaspettato.

Probabilmente tutto ciò non era molto diverso da quanto avevano passato e passano quotidianamente molte altre persone, ma si sa: non è vero che mal comune è mezzo gaudio e il dolore di vivere degli altri non può consolare, né contribuire a diminuire il proprio.

Forse, anzi certamente, non fa piacere sapere che altri soffrono, ma lascia indifferente chi è raggomitolato nei propri problemi.

La fata dei desideri

albero-speciale

Un albero speciale

Un grande albero faccio a Natale

con tante luci e un lungo puntale.

E’ così alto che tocca il soffitto,

e per addobbi ci son gli orsacchiotti.

Proprio così…non ci sono palline

e a cercarle …..neanche stelline.

Ci metto sopra solo pupazzi,

di quando eran piccoli  miei due ragazzi.

Me li ricordo tutti a memoria ,

Un albero speciale

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Satya e il Sole

I – IL TRAMONTO SULL’ALBERO

In un tempo in cui solo la luna, i pianeti e le stelle riflettevano barlumi di luce nelle notti più buie, una bimba di nome Satya sedeva sulla cima di un albero sperando che i tramonti non avessero mai fine.

Ogni giorno, all’imbrunire, Satya restava stupita dalla bellezza della luce e dei colori, dalle ombre che ponevano in risalto i contorni della valle, dal distendersi delle colline e dai campi dorati che scintillavano in lontananza.

Nulla le appariva più stupefacente dell’ora del giorno in cui le sfumature dell’arancio, del rosso e del viola coloravano il cielo creando uno spettacolo celestiale.

Satya e il Sole