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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Racconto noioso

Questa è la storia di un racconto noioso che nessuno riusciva a leggere fino alla fine.

Dopo le prime righe cominciavano tutti a sbadigliare e richiudevano il libro.

Il povero racconto era davvero triste perché si sentiva solo e abbandonato, e privo di utilità.

La situazione peggiorò nel momento in cui il libro venne relegato nello scantinato della biblioteca, allora sì che si scordarono tutti del racconto noioso. Sparì dagli scaffali e dai cataloghi, tanto non lo leggeva nessuno, e il libro finì per coprirsi di una fitta coltre di polvere.

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Chi ha mangiato la mela dorata?

Era da poco passata l’estate e iniziato l’autunno pieno di colori caldi.

Sulle foglie degli alberi del bosco chiamato “Il bosco della Grande Quercia” c’erano tutte le sfumature di giallo, marrone e arancione. Anche quelle già cadute erano ancora piene di colori e a ogni soffio di vento si sollevavano da terra, unendosi a quelle che cadevano, in un’allegra danza multicolore. Scendeva il crepuscolo sul bosco, il sole si tuffava lentamente dietro le montagne. Il crepuscolo, come una coperta di seta arancione, trasparente, senza far rumore scendeva come una carezza.

Quel pomeriggio inoltrato una strana agitazione percorreva il bosco. Qualcosa succedeva o stava per succedere, in ogni caso quella non era una qualsiasi sera autunnale.

Il gufo Bruno aveva già preso la sua solita posizione su uno dei rami della Grande Quercia e si stava strofinando gli occhi. Quella sera ci sarebbero stati così tanti eventi importanti!

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Occhio in fronte

Fiaba tratta dall’omonima fiaba della tradizione popolare abruzzese raccolta da Italo Calvino, riduzione e disegni realizzati da Andrea R.

Due frati, che cercavano l’elemosina, riescono a trovare dove dormire la notte in una caverna.

Rimasero bloccati nella grotta quando Fratone venne preso da un gigantesco ciclope che se lo mangiò allo spiedo, perché le pecore doveva risparmiarle per l’anno a venire.

Fratino, per cercare di salvarsi, infilzò l’occhio di Occhio-in-fronte con lo stecchino gigante dello spiedo, che era ancora in fiamme.

Poi si nascose sotto le pelli del montone che aveva scorticato così il gigante avrebbe lasciato uscire anche lui con le pecore.

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Il mare

Il Mare era di buon animo. Era calmo. Rideva. Giocava con la misteriosa luna tirandosi su e lasciandosi cadere giù. Il sole lo colorava di cento colori e delle fasce d’argento lo facevano prezioso; ed ora il mare voleva che tutti gli entrassero dentro… .che giocassero con lui. Ormai erano giorni che non era più arrabbiato. Accarezzava all’ancora le barche abbandonate. Voleva essere amato. Capito. Rispettato.

Voleva essere capito innanzitutto! Rispettato quand’era arrabbiato! Lo aveva sempre detto, raccomandandosi al buon senso. Quel giorno aveva pianto a lungo. Per un’ intera notte! e poi ancora altre notti.

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Soldatino e la cagnolina monella

C’era una volta una cagnolina piccina piccina, nata da pochi giorni assieme ai suoi quattro fratellini. Nonostante fosse piccina piccina, come abbiamo detto, era una monellina incredibile e non obbediva mai alla sua mamma.

“Non dovete avvicinarvi mai alla pista dell’ippodromo, che ci sono i cavalli che vi calpestano”, aveva detto la mamma ai cinque cagnolini quel pomeriggio.

I cagnolini, va spiegato, vivevano proprio a due passi dall’ippodromo, dove ogni sera i cavalli più veloci e dai nomi più strani si sfidavano in gare di trotto davanti a un pubblico appassionato che urlava.

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Il contadino astrologo

Fiaba popolare di Mantova, raccolta da Italo Calvino, riduzione e elaborazione grafica a cura di Michela R.

C’era una volta un re che aveva perso un anello e aveva chiesto ad un astrologo di ritrovarlo.
Un contadino analfabeta di nome Gambara si presentò e venne messo in una stanza solo per studiare.

I servi ,che avevano rubato l’anello, ogni volta che entravano controllavano gli appunti di Gambara, convincendosi che fosse un grande sapiente.

Un giorno il contadino riuscì, grazie ad un tranello, a far confessare i servi e loro lo pagarono perché non dicesse niente al re.

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La rondinella Ariella e Babbo Natale

Quella mattina, la rondinella Ariella volava spensierata sopra i verdi altopiani prealpini punteggiati già da qualche foglia gialla.

Era metà settembre, ma faceva caldo come se fosse l’inizio di agosto. Le piaceva molto quel paesaggio di mezza montagna con i suoi specchi d’acqua, nei quali si tuffava per rinfrescarsi e per abbeverarsi.

Quell’anno i suoi genitori fecero il nidosotto il tetto di una casa diroccata, nelle vicinanze del lago Ceresio, da dove lei poteva osservare indisturbata i cigni, le anatre e i gabbiani.

Quanto le piacevano i cigni! Possedevanouna grazia innata, il collo lungo ed elegante e le ali di un bianco candido,che, secondo lei, avevano soltanto gli angeli.

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Dice il lupo

Slurp… Arf… Glog….  Finalmente il momento si avvicina…. E’ una settimana che aspetto questo momento…….. E sono affamato da giorni….. La bambina è metodica…. Slurp… Che bel tenero bocconcino… Gnam gnam… Glog.

Tutti i giorni alla stessa ora… Metodica… Esce di casa molto dopo il canto del gallo…. Ha sempre una mantellina rossa……. Passeggia canticchiando… Raccoglie fiori e poi ritorna… Tutta sola…

Ieri non mi ha neanche visto mentre la seguivo… Sluuuurp…

Per poco però non mi vedeva sua mamma… Yuk….  Che paura.. Che brrriiivido!

“Non parlare con gli sconosciuti, non fermarti troppo nel bosco, non smarrire il cestino, ma soprattutto: stai attenta al lupo! Capito? Ti preparo le provviste per domani”.

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Adelaide

Adelaide, sta per suonare la sveglia, non sobbalzare. Alla tua età le coronarie potrebbero giocarti brutti scherzi.

Drriiin! Ecco, appunto. Rilassati, distenditi supina, realizza quello che è successo: sono le 6.30, la giornata si preannuncia soleggiata, sei nel tuo letto, dalle persiane entrano i primi timidi raggi del sole.

Mettiti gli occhiali, se no col cavolo che ci vedi. No, non è nebbia, è miopia.

Prendili, sono sul comodino. Alla tua destra, Adelaide, non a sinistra. Non ricordi che hai cambiato lato del letto per essere più vicina al bagno?

Ecco, ora è tutto più chiaro, vero?

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Hansel e Gretel fanno indigestione

Forse non tutti sanno ciò che condusse Hansel e Gretel nel bosco quel giorno.

C’è un antefatto di notevole importanza. Quando i figli si sentono trascurati, la colpa sembra sempre dei genitori. Eppure c’è qualcosa di più sottile, di obliquo. Qualcosa che si chiama affetto familiare. O sopravvivenza.

Hansel e Gretel avevano trascorso i primi otto anni della loro vita tra stenti. Il papà Joseph era un taglialegna poverissimo che aveva perduto la moglie quando i bambini avevano sei anni, e si era risposato dopo pochi mesi per poter affiancare ai figli una figura materna, nella speranza che i piccoli non soffrissero troppo per la mancanza della madre.

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Sofia la giovane allodola

C’era una volta una giovane allodola dalle ali bianche e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Sofia.

Nata senza ali, storpia e malferma, impacciata nella postura, ma cocciuta e caparbia, lei non si era mai persa d’animo, e anche se claudicante e incerta, costretta a nutrirsi solo di semi e tanta, tanta acqua, non aveva mai smesso di cantare, seppur facendolo sui rami bassi – gli unici che riusciva a raggiungere balzando con le sue zampette – come la sua condizione le imponeva, ugualmente orgogliosa di riempire con le sue belle note il creato.

“Storpia!”, “E’nata senza ali!” echeggiavano le voci intorno “Ma come mai è nata senza le ali?”, “Ma non può affrontare il volo!”, “Vive fra le rocce!”, “Ma riesce a nutrirsi?”, “E nei periodi di magra come fa, se sulla pietra scarseggiano i semi?”, “Ma non si può guarire?” , “No, mai?”, “E con voi sorelle non canta mai?”, “E come potrebbe?”, “Come farebbe a seguirci in volo?”, “Alla festa della primavera, mi sembra, non sia mai stata invitata” , “E’ chiaro!”

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Nemici per la pelle

Un’ antica leggenda del Madagascar, racconta l’odio razziale tra gatti e topi e la millenaria guerra che li divide, che sono dovuti ad un episodio che li ha visti protagonisti tanti anni fa.

Un gatto e un topo, allora amici, dovendo attraversare un largo fiume non trovarono altra soluzione che imbarcarsi su una grossa patata che usarono come zattera.

Entrambi erano affamati per aver percorso parecchia strada nella vana ricerca di cibo.

Il gatto si mise a prua e il topo, a poppa, non visto e preso dai morsi della fame, cominciò a rosicchiare la patata.

In breve la zattera si ridusse a tali dimensioni che colò a picco e gli animali rischiarono di affogare,ma raggiunsero a stento la riva.