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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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I folletti della notte

Occorre dire, anzitutto, che a casa di Marcello, anche se lui non lo sapeva, né l’avrebbe mai saputo, si erano installati i folletti della notte in carne e ossa.

Tutto cominciò per il fatto che Marcello amava tutto quello che è un po’ kitch, così quando vide in vendita, su una bancarella del mercato, gestita da uno strano vecchietto, la serie dei folletti in resina, se ne innamorò subito. C’era, è vero, anche una serie di fatine dei fiori ma, per i gusti dell’uomo, queste erano troppo sdolcinate; a lui piacevano le cose un po’ più estreme, talvolta anche truci.

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Celestino Mingherlino e l’Albero dei Meloni

Che splendida giornata d’estate.

È il primo giorno di luglio e il cielo è azzurro e terso, senza nemmeno una nuvola. Il sole picchia e fa molto caldo. Il bosco offre fresco e riparo all’ombra degli enormi sempreverdi. Tutti gli abitanti hanno tirato fuori sdraio e sedie pieghevoli per godersi la frescura dei pini, e dissetarsi con un bel frullato o un bel bicchierone di tè freddo.

Celestino Mingherlino è impegnato a preparare una macedonia con tutta la frutta di stagione. È giorno di mercato, Celestino ha fatto la spesa da un ambulante ed è tornato carico di pesche, albicocche, anguria, ciliegie e melone.

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Celestino Mingherlino e il tarlo Anatolio

Arriva l’autunno, con le prime foglie che cominciano a cadere. Presto il terreno si ricoprirà di un soffice manto giallo e rosso. L’aria al mattino si farà più frizzante, e le giornate si accorceranno.

“È ora di fare il cambio degli armadi” constata Celestino, affacciato alla finestra.

Sul tavolo in cucina c’è un cestino colmo di castagne da arrostire. “ Voglio invitare qualche vicino a cena per inaugurare la stagione” pensa Celestino, sempre di buonumore e pronto a offrire la propria generosità.

“Castagne arrosto, purè di patate, stufato di manzo e cavolfiore gratinato”. Che acquolina. Non può certo mancare lo strudel di mele. E nemmeno le pere al vino.

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La storia di Hugo

C’era una volta un uomo di nome Hugo che viveva in un grande paese pieno di ricchezze. Molte di queste ricchezze però si dileguavano a causa di uomini senza scrupoli. Per questo motivo gli abitanti di quel bellissimo paese diventavano sempre più poveri. Ma come facevano questi uomini cattivi a far sparire tutte le ricchezze dal paese di Hugo?

Eh, ragazzi miei! Usavano una corazza speciale dove era incisa una potentissima parola: EGOISMO.

Davanti al potere di quella corazza, gli occhi si chiudevano e le coscienze si addormentavano! Una vera tragedia!

Un bel giorno Hugo, stanco di vedere il suo popolo ridotto in miseria, pensò di costruire una corazza ancora più potente. Sapete come ci riuscì? La costruì con cura e poi vi incise tre parole: PANE, TETTO, DIRITTI!

Indossò la corazza e cominciò a guidare il suo paese. Commise anche degli errori, ma Hugo non era un eroe infallibile, bensì un uomo che voleva realizzare un sogno.

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La neve in cortile

Il cortile per Caterina è una seconda casa, lì trova i suoi animali, i suoi giochi anche per la neve.

Durante le nevicate la bimba esce per portare i cibo ai suoi ospiti. Con il freddo lei ritrova il merlo, la ballerina bianca e altri piccoli amici.

Non la spaventano i fiocchi di neve vuole salvare gli ospiti invernali. Sono infreddoliti ormai poiché la neve non si ferma; si posa rende le loro abitudini difficili.

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Celestino Mingherlino e il cavallino a dondolo

Il giocattolaio Lauro ha uno splendido negozio da tantissimi anni. Non è un negozio come tutti gli altri, di quelli che vendono giochi di plastica, cinesi, con le musichette e le lucine, tutti colorati che dopo una settimana ti stufi e non ci vuoi giocare più.

Quello di Lauro è un negozio speciale, con giocattoli artigianali in legno stuccato. Artigianali nel senso che a costruirli e a dipingerli è proprio Lauro, con quelle sue mani magiche che danno vita ai pezzi di legno.

È un negozio molto antico, è stato del papà di Lauro, ancora prima del nonno, ancora prima del bisnonno, ancora prima del bis- bis nonno, e così a ritroso fino a chissà quanto tempo fa. Nessuno ha mai avuto cuore di cedere l’attività a qualcun altro, perché quella di Lauro è una famiglia di artisti con la vena creativa, e perciò il negozio ha sempre avuto vita felice.

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Celestino Mingherlino e il ritorno dei Verdastri

È un’afosa mattina di giugno.

Una primavera capricciosa sta infastidendo gli abitanti del paese e del bosco con scrosci di acquazzoni e pioggerelle antipatiche.

Il tipico profumo di erba e foglie bagnate sembra non esistere più, al suo posto un caldiccio umido e malato che si appiccica addosso e fa sudare tanto costringe tutti a rimanersene nelle proprie casette con le persiane socchiuse, cercando di acchiappare un po’ di fresco nella penombra.

Questo clima non fa certo bene al povero Celestino Mingherlino che, malgrado la salute di ferro e l’incrollabile ottimismo, soffre di reumatismi da umido.

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Celestino Mingherlino e la marmellata di alchechenge

Ortensia la Fata della Lana era un’instancabile lavoratrice.

Viveva assieme alla figlia Betulla in un grande Castello al di là del Monte Alto.

All’interno del Castello, Ortensia dirigeva un grosso centro di produzione della lana a livello artigianale, che esportava in tutto il mondo.

Migliaia di fate erano impegnate nella realizzazione di splendidi capi di lana pregiata accuratamente selezionata dalla stessa Ortensia, che si recava personalmente a visionare capre e pecore presso un allevamento specializzato, piuttosto lontano, oltre le colline diametralmente opposte al paese, e al Monte Alto.

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Celestino Mingherlino e l’omino del Tempo

Già da una settimana sul bosco cadeva una pioggerella incessante e malata, di quelle che impregnano l’aria di umido, un umidiccio fastidioso che ti si insinua nelle ossa e ti fa venire tutti gli acciacchi.

Celestino Mingherlino si sentiva così, stanco, malaticcio e acciaccato.

Era un po’ preoccupato, lui sempre così arzillo e allegro e scattante, si ritrovava col mal di schiena e con uno strano umore sospeso tra la pigrizia e la noia: cominciava le cose e le lasciava a metà, andava alla finestra, andava a fare la pipì, tornava in salotto, si sedeva, si alzava, intrappolato in un’impazienza che non esplodeva in nulla di creativo.

Le settimane successive fu anche peggio: la pioggia si alternava ad acquazzoni violenti, con certi fulminacci e certi tuoni che ti facevano sobbalzare da sotto uno spesso strato di coperte, proprio mentre eri lì lì per cascare nel sonno.

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Il gatto d’angora

Vi sono ormai quattro quadri di Vinicio in casa; il gatto d’angora, Papà ed Edgardo, sanno dipingere, Luci ama disegnare ma preferisce, godersi il suo Vinicio che accetta le sue cure.

Tardano perfino i compiti per amor, di Vinicio.

Vinicio non ama essere molto disturbato nessuno lo stuzzica lui sceglie i momenti giusti per farsi coccolare.

Lucia ed Edgardo hanno due cuginetti vivaci . Alex e Giovanna; Alex,abbraccia il gatto spesso che scappa via.

Questo lo fa piangere. Mamma lo consola – lasciamo un po’ in pace Vinicio; tra poco tornerà vedrai Vinicio torna quando ormai è dimenticato.

Che bella vita con la sua Lucia che lo conosce bene, lui che è un Angora così amante della sua tranquillità.

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Il coniglio matematico

Il lupo Arnulfo, grande e grigio, si muoveva affamato per il bosco, con passi lenti e la testa bassa. Non mangiava da due giorni, ed era ben deciso a porre fine al suo digiuno. Dopo un lungo girovagare, finalmente avvistò una possibile preda. Un coniglietto marrone e nero era infatti seduto vicino a un cespuglio. Appena lo vide, Arnulfo cominciò ad avvicinarsi lentamente in silenzio, un passo alla volta. Dalla sua bocca, semiaperta e con i denti aguzzi bene in vista, scendevano gocce di bava.

Il coniglio era immobile, non si stava accorgendo di nulla. Arnulfo era ormai a pochi passi, spalancò la bocca e proprio in quel momento il coniglio di voltò e lo vide. Arnulfo si aspettava una reazione di spavento, magari un tentativo disperato di fuga, e invece il coniglio lo guardò come se nella fosse e gli disse: “Benvenuto, Venanzio: hai ripassato la tabellina del 4?”

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Celestino Mingherlino e l’Omino di Pan di Zenzero

Celestino Mingherlino avrebbe avuto ospiti certi suoi pronipotini che vivevano in un’altra città e, per l’occasione, voleva riservare loro un’accoglienza degna di zio.

Non conoscendo esattamente i loro gusti in fatto di giocattoli, pensò di preparare qualche dolcetto, di cui i nipotini erano ghiotti.

In realtà Celestino Mingherlino non era un esperto in dolci, dato che a lui non piacevano e poi, diciamocelo, a una certa età è sempre meglio non esagerare.

Trascorse allora quasi un’intera giornata a spulciare ricettari alla ricerca di qualcosa di semplice ma goloso.

“ Ecco qua: omini di pan di zenzero. Dolce anglosassone tipicamente natalizio” lesse mentalmente Celestino.