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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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La panchina occupata

Il signor Ermete era stufo, ma così stufo, ma così arcistufo che non ne poteva proprio più del mondo, soprattutto dei suoi abitanti.

Viveva in un appartamento al terzo e ultimo piano di un palazzo che dava su una via porticata, a due passi dai giardinetti.

Tutte le mattine si alzava presto e usciva subito a comprare il latte e il giornale, poi si piazzava in cucina o sul divano, con una coperta di lana quando faceva freddo, scaldava il latte con un po’ di miele, apriva il giornale, accendeva la radio e, sgranocchiando i suoi biscotti preferiti (a volte li sostituiva coi savoiardi, che si inzuppano meglio), leggeva le notizie.

Leggendo si arrabbiava e si rattristava tanto, ma talmente tanto che gli veniva il mal di pancia e non riusciva a finire il suo latte, così lo rifilava al micio della dirimpettaia, in un delizioso piattino blu a pallini.

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La valle di lacrime

Il paese di Lagopiano non aveva mai conosciuto la siccità.

C’era tanta acqua, ed era da sempre considerato il polmone verde del mondo, poiché ricco di prati sterminati, valli, montagne e colline, fiumi, laghi, torrenti.

Un inverno, però, la popolazione locale rimase vittima di una devastante alluvione, che travolse e distrusse mezzo paese.

Bisogna spiegare meglio la situazione.

C’era una montagna oltre un fitto bosco, chiamato Monte dei Piagnoni perché si diceva fosse abitato da una strana comunità di gente che piangeva tutto il giorno e non smetteva mai.

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Il giraluna

Il Sole era davvero soddisfatto. Ogni mattina si svegliava molto presto per illuminare la vita di tutti gli abitanti della Terra.

I suoi raggi scaldavano che era un piacere.

Il mondo gli sorrideva riconoscente.

La Luna, invece, nonostante volesse molto bene al Sole, si sentiva, come dire, un fenomeno di nicchia. Come tutti sanno, infatti, la Luna è un corpo illuminato, cioè non brilla di luce propria, ma deve la sua luminosità proprio al Sole.

E così la poverina si sentiva inferiore per importanza.

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Cibo in capsule

In un simpatico paesino al confine tra Francia e Liguria le massaie e le casalinghe avevano organizzato una protesta perché erano stanche di cucinare. Ne avevano abbastanza di pentole, mestoli e tegami. E di mariti che mangiavano a ufo senza alzare un dito.

Il farmacista Narciso, furbo di nascita, inventò il cibo in capsule.

Così, di punto in bianco.

Verdura, carne, pesce, uova, pasta, tutto. Tutto in capsule. O al massimo in polvere. L’idea gli balenò nella mente durante una notte d’insonnia, fissando il soffitto al calduccio sotto le coperte. Ascoltando scrosciare un acquazzone.

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Il gatto senza stivali e il gemello impostore

Emidio, il celebre gatto con gli stivali, era stufo marcio di stare in una favola.

Sempre la stessa storia, che barba!

Non aveva mica nulla contro i bambini, intendiamoci. Però si annoiava. E parecchio.

Sarebbe voluto partire per una meta esotica e calda, magari i Caraibi o il Madagascar, e starsene in panciolle tutto il giorno, dondolandosi su un’amaca con uno stuzzicadenti in bocca e un cappello di paglia sugli occhi, a sonnecchiare.

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Rosaspina e il ladro gentiluomo

– Oh Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo…. Stupido gattaccio obeso, non fai altro che trascinarti dal tappeto al divano, dal divano al tappeto, ma ti sembra?! Povera me, povera me, cosa ho fatto per meritarmi questo.. E non invece un bel siamese con gli occhioni blu…._

Rosaspina afferrò Romeo, un enorme gattone dal pelo fulvo, e lo fece piombare sul sofà, tanto solo lì voleva stare, accanto al fuoco scoppiettante e possibilmente con la pancia piena di croccantini, ma mica quelli del supermercato. Ah no. Dovevano essere sapientemente scelti, triturati e mescolati dallo chef di fiducia che inventava nuove ricette appositamente per il gatto.

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M’ama non m’ama

C’era un uomo, desiderava essere ancora in grado di raccogliere un fiore e giocare a mamanonmama.

Voleva provare ancora quella sensazione che stringe alla bocca dello stomaco, con un’unica risposta dentro. Con quella suggestione che avrebbe mosso le cime delle montagne. Con quell’illusione magica che ti porterebbe in una fiaba.

Lo faceva di nascosto, un po’ per non essere preso in giro, un po’ per paura delle lacrime post-oracolo.

Ricorda un giorno, una margherita di quelle di campo, di quei fiori che disegnano i bambini. Ricorda che era concentrato sulle trecce della bimba ignara regina del condominio accanto. Ogni petalo era un pensiero, una carezza all’incognito sentimento dell’amore prematuro. Eppure il cuore batteva, forte e la speranza era più per un mama che per un “sì”.

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Il lupo grigio

Gli animali selvatici, si sa, non hanno un nome, perciò saremo noi a chiamare, per comodità, il nostro protagonista Grey.

Grey era un lupacchiotto grigio, membro di una cucciolata di tre.

La madre e il padre avevano eletto a loro tana una profonda grotta della fredda montagna sulla quale, da sempre, il loro branco era vissuto.

Già, il branco: un tempo era numeroso, erano in tanti, una vera comunità dove tutti si davano un aiuto.

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Il ciuchino canterino

Aldo Ciuchino era proprio un asinello tranquillo: era così pacifico, così beato. Mangiava tanto e si faceva lunghe trottate solitarie in giro per la campagna, a godersi i tiepidi raggi del sole osservando nel cielo il volo degli uccelli e le scie degli aerei.

Aldo Ciuchino amava masticare margherite e assopirsi nei campi di papaveri, cullato dal ronzio di un’ape lontana.

Ma non ragliava.

Da che era nato non aveva ragliato nemmeno una volta, nemmeno un raglio timido.

Aldo Ciuchino non emetteva alcun suono. Muto.

Gli altri asinelli della fattoria, perplessi, avevano finito per escluderlo dalla loro combriccola, perché con lui non si poteva far conversazione.

Aldo Ciuchino ne fu molto dispiaciuto, all’inizio: che noia ruminare da solo, che noia passeggiare da solo!

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Il prato degli gnomi

Quel giorno Tessa era in giardino, il sole splendeva alto, nel cielo, fino al tramonto, vennero così le cinque della sera.

Vide arrivare, sbracciare, quasi urlare i suoi amici,

– Cosa accade? – chiese stupita, – Tessa devi venire con noi c’è un prato ove vivono gli gnomi, scendono dai colori dell’arcobaleno.

– Gnomi?! – chiese la bambina – Che Meraviglia – disse Giandrea, – fa presto vieni-

La bimba lasciò il giardino e si avviò. Si diressero, alla fonte, ove il sole lì si rifletteva in un tenue gioco di luci, apparve così un simpaticissimo gnomo.

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Uno scherzo ben riuscito

Il papà Lidia e Sergio, che al papà fanno sempre piccoli scherzi.

Un sabato sera regolano la sveglia per il mattino dopo alle sette. Papà ha una sveglia antica che apparteneva al nonno con una suoneria piuttosto forte. il mattino dopo, alle sette di domenica la sveglia mamma si sveglia papà si butta giù dal letto. 

– Lidia Sergio farete tardi grida – , mamma corre a preparare la colazione e guardando il calendario e l’orologio si accorge del contrattempo – E’ domenica facciamo colazione con calma usciamo tutti assieme! – dice al papà appena arrivato.

Buona idea risponde papà ma io so chi mi fa questi scherzi. I bimbi scappano via.

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La strega Frittella, il mago Marangone e il serpente Clemente

C’era una volta una strega cattiva. La strega viveva in una casa a Masnago, la sua casa era rossa, il tetto era rosso, le persiane gialle. Il tavolo era verde, le sedie blu, il letto arancione e il water nero. La strega si chiamava “ Frittella”.

Ogni giorno la strega combinava un danno; faceva pasticci dappertutto, magie stregate, rompeva i piatti perché le piaceva il rumore. Quando era ora di mangiare, non avendo più i piatti, mangiava per terra. Se per pranzo c’era la pastasciutta e la carne non c’era nessun problema, ma i guai cominciarono quando doveva mangiare il minestrone. Provò a metterlo sul tavolo ma il minestrone scivolò per terra e così la strega frittella finì sul pavimento a gambe in su. Qualcuno bussò alla porta: “ toc, toc!”

“chi èèèè???!” disse la strega.

“sono lo stregone Marangone”

“bastaaa!cosa urliii???cosa vuoi!?!” gridò la strega