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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Gemma e la piccola goccia

Le era apparsa il giorno del suo sesto compleanno in un’alba di opale, aggrappata ad un ramo nodoso che, con un’arroganza insolita in  un albero vecchio di molti secoli, si era spinto fino a lambire i vetri della sua finestra, facendoli risuonare con il suo martellante tong-tong, tong, tong – tong, tong tong tong, che  uno zefiro marzolino, con tutte le dissonanze che il suo estro gli dettava, ripeteva all’infinito.

Tong – tong, tong tong tong, tong, tong tong tong…

Un’unica piccola goccia, piovuta chissà da dove, e come lei aggrappata ad un vecchio ramo nodoso.

Un timido raggio di sole sembrava  giocare con quella stilla:  l’ accendeva di rosso fuoco, poi, sparendo tra i rami, la trasformava in una perla lattiginosa, infine , filtrando tra il fitto fogliame, la screziava di vari colori.

Gemma aveva  poco più di un anno quando i suoi nonni l’avevano accolta nella loro casa, poi anche la nonna, come i suoi genitori  tanto tempo prima, era volata via. E d’allora era rimasta aggrappata, come quella piccola goccia, ad un vecchio ramo nodoso, suo nonno Gionò.

Gemma  rimase a lungo a contemplare la goccia, temendo per la sua sorte e  chiedendosi chi mai fosse: una goccia di rugiada, una stilla di pioggia, o piuttosto una lacrima sfuggita ad una stella innamorata?

Storia di una tazza senza manico

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C’era una volta, in inverno, e precisamente il 25 Dicembre, una tazza senza manico, posata sul davanzale di una finestra, che si riempiva di neve candida e soffice.

-Brrrrrr! Brrrrrr!Che freddo! Mi hanno lasciata, qui fuori, a raffreddarmi, mentre loro stanno cenando al calduccio!!
Mentre la tazza pazientava al gelo, osservava, attraverso i vetri appannati, i festeggiamenti nella casa: Walter e Julius scartavano i regali mentre i genitori sorridevano felici .

-Credo che si siano dimenticati di me! Con tutti quei regali da aprire! Quest’anno ce ne sono davvero tanti!
In quel momento Walter si avvicinò alla finestra pensò: -Che tazza fantastica! Con lei riesco a fare tantissimi giochi e mi diverto molto più che con il mio trenino nuovo!

LA GALLINA dalle uova di cioccolato

gallina%2BbiancaA Sara piace moltissimo girare per i mercatini , curiosare sulle varie bancherelle e vedere le cose più strane che a volte espongono.
Una domenica si trovava per caso a passare nei pressi di un mercato che non aveva mai visto, un mercatino un po’ particolare perché sulle bancherelle invece della frutta e verdura, vestiti ed accessori vari c’erano degli animali…

Non poteva certo lasciarsi sfuggire una simile occasione!

Immergendosi in quella cacofonia di suoni iniziò ad ammirare gli uccelli dai colori variopinti, i conigli e coniglietti tanto teneri che avrebbe voluto accarezzarli tutti, i pulcini pigolanti e le galline starnazzanti…

Sull’ultima bancherella, quella proprio in fondo e seminascosta dietro una colonna, c’era una unica e triste gallinella bianca.

lampione

Storia di un Lampione, di una Lucciola e di una Stella.

Una sera di fine aprile il Lampione si accese alle venti e trenta, come di sua abitudine. Il giardino era silenzioso e dalla casa si sentivano arrivare i suoni della cena.

«Cosa posso chiedere di più?» si chiese il lampione godendosi la luce artificiale che lui stesso proiettava, com un’aureola, intorno a sè.

Quando il Sole si nascondeva laggiù, oltre alle ultime colline, per lui era il momento più bello perché…Click! e la sua luce diventava protagonista di tutto il vicinato!

Lavagna

C’era una volta unA paese

C’era una volta una paese dove tutti gli abitanti usavano al contrario l’articolo indeterminativo. Per esempio per dire “uno casa” dicevano “una casa” e per dire “uno strada” dicevano “una strada”. Usavano cioè l’articolo femminile con il nome femminile e l’articolo maschile con il nome maschile…tutto si accordava perfettamente, ma che noia!

Era una paese davvero strano!

La signora del tempo (6) / Il primo viaggio

221605 219481031399360 100000123948745 1028098 8322764 nQui tutte le puntate.

Luce si era cambiata, aveva indossato una tuta attillata bianca, un paio di stivali neri, e una giacca dello stesso colore degli stivali, mentre stava decidendo dove andare arrivo Linda tutta cambiata anche lei. Luce cercò di dissuaderla, ma mentre lo faceva, ebbe una visione, Linda avrebbe viaggiato con lei, non sempre ma lo avrebbe fatto, e non solo, quando lei e il signore del tempo si sarebbe riuniti per viaggiare insieme, Linda era con loro, così riflettete e scelse un pianeta che la memoria le dava come tranquillo, adatto ai bambini.

Luce inserì le coordinate nella postazione principale della M. T.u. la quale le trasmise direttamente al medaglione più grande, a quel punto Luce e Linda furono avvolte da un piccolo vortice, e quando il mulinello si fermò Luce e la nipotina si trovarono in un angolo di una via di una strana città.

Luce si guardò attorno perplessa, il pianeta che aveva scelto, nella sua memoria era assai diverso, con calma per non turbare Linda estrasse la porta documenti e guardo il piccolo schermo, e il nome del pianeta non fu quello selezionato, lei aveva scelto il pianeta Vacaciones e invece si trovava sul pianeta Pleseo, la cosa la lasciava perplessa, possibile che avesse sbagliato le coordinate, non era possibile, salvo che la macchina del tempo aveva ritenuto che su quel pianeta c’era bisogno del suo intervento, ma cosa avrebbe dovuto fare secondo M. T.u., Luce ci stava ancora pensando la nipotina salutò una bambina in compagnia di un uomo, era strano ma a quanto pareva la bimba sapeva parlare la lingua poi ricordò che nel momento in cui lei aveva inserito il dvd nella macchina del tempo, tutte le funzioni erano rientrate in attività, quindi anche la capacità traduttrice della macchina del tempo, era giunto il momento di chiedere informazioni su dove si trovavano, ma fu l’uomo a parlare per primo:

ciglia

Il respiro del mare e la ciglia

C’era una volta una bambina che viveva in una piccola casa che era a pochi metri dal mare.

La bambina, ogni mattina, si affacciava al balcone per ammirare il mare ed il suo viso era accarezzato dal suo respiro di salsedine.

Il primo giorno di primavera la bambina si affacciò di buon’ora sul balcone ed incominciò ad osservare l’orizzonte dove il cielo ed il mare diventano un’unica creatura della natura. Un improvviso e leggiero fiato del mare sfiorò i suoi occhi color della pece.

La bambina percepì un piccolo dolore all’occhio sinistro: una ciglia era stata rapita dal sospiro del mare. “Riportala immediatamente qui! ”, urlò l’occhio sinistro della bambina. Anche la ciglia cercò di dire qualcosa ma fu fermata dal lieve sorriso del mare. “ Non preoccuparti.

La signora del tempo (5) / La scoperta di Linda

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Qui tutte le puntate.

La serata sta giungendo al termine, ed era stata un successo ma Luce era irrequieta, non ne capiva il motivo, tutti si erano complimentati con lei per la splendida festa, persino sua madre che aveva sempre qualcosa da ridire sembrava soddisfatta, e allora perché quella agitazione? Domanda senza risposta si disse Luce, sua madre gli stava parlando e lei dovette fare uno sforzo per risponderle a tono:

«Lo sai tutti mi hanno fatto i complimenti per il tuo vestito».

«Davvero? Lo porto io e fanno i complimenti a te», rispose Luce distratta.

gru

Tsuru la gru dalle lunghe ali

C’era una volta una bellissima gru dalle meravigliose piume di un candore abbacinante e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Tsuru.

Animo nobile e coraggioso, saggia e sincera, leggiadra nei suoi movimenti e splendida nel volo, la dolce creatura, trascorreva i suoi giorni compiendo il proprio dovere, col becco ben levato in alto, superba e attenta. 

Dal cuore buono e leale, decisa e coraggiosa, era lei infatti impavida e valorosa, a vegliare fra Cielo e Terra sulle proprie Genti, affinché nulla di male potesse turbare la loro armonia, con attenzione e cura infiniti.

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Bambina e la fatina computerina

Era una fanciullina e, per Diritto di Nascita, viveva in un Bel

Palazzo Imperiale.

Era la figlia della Coppia Imperiale…

Era la figlia della Coppia Imperiale… e viveva in un vero e

proprio Impero sconfinato, florido e prospero.

E un giorno, da grande, sempre per il suddetto Diritto di

Nascita, lo avrebbe ereditato.

Il Bel Palazzo Imperiale in cui Bambina, questo il nome della

fanciullina, viveva era una costruzione imponente. C’era da

perdersi.

Ampie scalinate ovunque. Pareti tappezzate di quadri raffiguranti

Avi Imperiali, Sala del Trono, Immensa cucina, Salone

La signora del tempo (4) / La trasformazione

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Qui tutte le puntate.

Il dvd si spense per l’ennesima volta, ormai Luce ne conosceva a memoria ogni frase, era tutto il pomeriggio che lo ascoltava, si era interrotta solo quando la nipotina l’era andata a chiamare per la cena, ma la giovane non riuscì a mangiare nulla, ma non trascurò la nipotina, dopo d’averla messa a letto si rinchiuse nello studio, nel dvd il nonno le aveva anche parlato di un diario scritto da sua nonna, da bambina lo aveva letto pensando che fosse uno dei tanti libri fantastici della libreria, ora sapeva che non era così, tolse il dischetto e lo rigirò nelle mani.

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Quando le penne si mettono a parlare

La mia vita, all’inizio, non è stata molto emozionante. Me ne stavo lì in negozio, diritto e serio tra i miei compagni, in attesa che qualcuno si decidesse ad acquistarmi.

Certo, quando un cliente entrava, puntando l’indice verso il nostro scaffale, erano dei begli spaventi: capitare in mano a quel bambino cicciotto con gli occhiali e le lentiggini, ad esempio, significava finire nella spazzatura nel giro di pochi giorni!

Quando la vidi arrivare, la mia padrona intendo, non mi sembrò una persona molto raccomandabile: parcheggiò (si fa per dire) la sua automobile tutta storta, col muso contro il cassonetto , poi accese le quattro frecce e saltò giù dalla macchina come se fosse inseguita da un branco di leoni affamati.

“Non ci voglio andare, a casa di quella sclerata!” dicevo tra me, ma lei inesorabile indicava il portamatite:

“Uno di quei pennarelli sottili… nero, misura 0,1”.

Ero io. Inutile farsi illusioni: i rossi, i blu e i neri 0,2 e 0,05 tiravano un sospiro di sollievo, mentre il cartolaio mi posava sul bancone.