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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

La signora del tempo (3) / Origini

 

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Qui tutte le puntate.

Linda Braun era seduta sul divanetto a due piazze, nello studio dell’avocato di famiglia, e si guardava attorno, curiosa come tutti i bambini della sua età.

Guardò l’uomo dietro alla scrivania, intento a sistemare delle carte, poi guardò i nonni, Carlos e Magda, il prozio Giosef, poi guardò alla sua destra, seduto accanto a lei cera il papà e lo zio Jemes, alla sua sinistra seduta sul bracciolo del divanetto c’era la zia Luce, in quel momento stava guardando fuori dalla finestra assorta in quei pensieri, che la facevano sempre sembrare lontano dal luogo in cui era realmente, per la piccola Linda la zia era il fulcro della sua esistenza, poiché ricopriva quel ruolo che aspetterebbe a una madre, e questo accadeva perché la sua mamma era morta dandola alla luce. Il giorno precedente vi era stato il funerale di Ronald Braun, l’uomo era morto a quasi cent’anni, a dare l’estremo saluto all’uomo v’era molta gente, e fra quella gente la giovane aveva sperato di vedere l’uomo che quattro anni prima le aveva chiesto di partire con lui, ma non era riuscita a vederlo, anche se ne aveva sentito la presenza.

La signora del tempo (2) / Il primo incontro

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Qui tutte le puntate.

La notte era calda e la macchina del tempo a forma di cabina telefonica si fermò presso un bosco di querce, in quel punto nessuno l’avrebbe mai notata. Le porte si aprirono e ne uscì un uomo alto magro, ma ben proporzionato, con i capelli molto corti, dava l’impressione di avere circa quarantacinque anni, vestito in abito da sera, in genere vestiva sempre molto casual ma quella sera si apprestava a incontrare un vecchio amico. L’uomo sapeva bene che l’amico non L’avrebbe riconosciuto, ma poco importava a lui era venuta la nostalgia di rivederlo e di ritrovare il luogo dove si erano visti l’ultima volta.

Era appena tornato da un viaggio lungo e come il solito aveva salvato l’equilibrio dell’universo, lui era l’ultimo signore del tempo ed era quello il suo compito, ma in quell’occasione aveva anche rischiato di morire, o per meglio dire lo era ma il suo corpo aveva subito reagito trasformandolo in un uomo nuovo.

Avanzo per il sentiero e arrivo al roseto, proprio dietro alla villa, stava per portarsi sul sentiero che lo avrebbe condotto sul davanti della casa, quando una voce femminile lo fece arrestare, guardo in quella direzione e la vide, per un momento le sembro d’avere davanti ad un quadro, in mezzo alle rose vi era una ragazza dai capelli biondo rame.

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La sorellina

«Scendi giù! Che combini?»

Francesca è in piedi sulla sedia. Pensa che la voce della mamma abbia un tono davvero irritato. Si gira di scatto. Sarà meglio obbedire. Peccato, però, era convinta che con un altro piccolo sforzo ci sarebbe arrivata …

«Non si sale sulle sedie!»

E’ un ordine, ma sembra proprio che la mamma si sia spaventata: sulla sua fronte ci sono quelle due pieghette che compaiono tutte le volte che è preoccupata … Francesca salta giù dalla sedia e le si avvicina tenendo le mani intrecciate dietro la schiena e gli occhi fissi sui piedini.

La signora del tempo (1) / La rivelazione

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Qui tutte le puntate.

Sulla campagna londinese le ombre della sera incominciarono ad allungarsi, il sole con un ultimo guizzo tinse di rosso le nuvole, la giornata era stata calda, ma ora una leggera brezza scuoteva le cime degli alberi, e il delicato profumo dei fiori riempiva l’aria di dolci fragranze; seduti sulla ringhiera della veranda della villa vittoriana, due uomini, uno giovane sui venticinque anni, l’atro sulla sessantina, a guardarli così potevano sembrare padre e figlio, ma in realtà erano amici da un tempo indefinito, come in realtà lo era la loro età.

Una stella spuntò ed entrambi la guardarono, sospirarono ripensando alla loro patria diventata ormai pulviscolo fra le stelle, era stato uno dei tanti prezzi da pagare per una battaglia lunga e dolorosa, si avevano vinto, ma le perdite erano state immense, il loro pianeta d’origine distrutto, ed erano rimasti in pochi, anzi pochissimi superstiti, “ I signori del Tempo”, ormai erano rimasti in due, e presto uno solo, e su quell’unico sarebbe gravato la responsabilità di far si che l’equilibrio dell’universo fosse mantenuto.

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Magia “Manda via la puzza”

C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino che sapeva fare la cacca nel pannolino; la sua cacca faceva tanta puzza.

Il bambino provò a mandare via la puzza:
provò portando vicino a sè un vaso di fiori profumati, ma niente da fare, la puzza non andava via;
provò a spruzzare del profumo, ma niente da fare, la puzza non andava via;
provò ad accendere il ventilatore, ma niente da fare, la puzza non andava via.

Finchè un bel giorno, una buona fatina volle aiutarlo.

La buona fatina gli rivelò un segreto: “Io ho la magia per mandar via la puzza, vuoi farla anche tu questa magia?

Proprio perchè tu sei un bambino forte e capace di mandare via la puzza ti rivelerò  la mia magia.

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Il piccolo ciottolo bianco

Il bosco profumava di muschio e Francesca si divertiva ad ascoltare il fruscio delle foglie al suo passaggio. Per questo camminava pestando i mucchietti di foglie che le si paravano innanzi e ogni volta sottolineava con un gridolino la gioia che il suono emesso da quel suo saltellare le procurava.

L’aria le solleticava il nasino e Francesca ogni tanto emetteva brevi starnuti che richiamavano le premure della sua mamma: «Che dici – si rivolgeva al marito – avrà freddo?»

E il papà rispondeva: «Non penso, fa caldo. Sarà forse un po’ allergica?»

Notte Tricolore … scocca l’amore

P1010683Sono passati molti giorni da quando Imon è arrivato nell’aula di scienze e lui si è ormai abituato alla presenza del distinto signor Microscopio, della superba pianta di Patata e di tutti gli altri strani oggetti che lo circondano.

Ha capito che i bambini entrano ed escono da quella classe sino a quando il suono della campanella non dichiara che per quel giorno tutti possono andare a casa.
E’ quello il momento che Azu e Gìa, i suoi simpatici amici uccellini, scelgono sempre per venirlo a trovare e riferirgli ciò che avviene nel mondo di fuori.
Da alcuni giorni Imon sentiva che in lui stava avvenendo qualcosa di strano.

Avventura di un calzino spaiato

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Mummy al mercato aveva visto un paio di calzini scuri… il prezzo era conveniente forse perché ai bambini non piacciono tanto in tinta unita e senza neanche un disegnino od un logo qualsiasi.
Lei li aveva comperati sperando che piacessero a Boy che ultimamente voleva sentirsi grande.
Aveva fatto benissimo, mai regalo era stato più gradito e Boy li aveva subito indossati con orgoglio.
Super felici erano stati anche i calzini scuri che ormai da troppo tempo sostavano dimenticati sulla bancherella tra i tanti dai colori sgargianti.

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Senza parole

Al di là delle alte montagne, esiste un paese dove gli abitanti non parlano mai. Questo non perché non ne siano capaci, ma semplicemente perché hanno smesso di farlo.

Un giorno di primavera, arrivò in villeggiatura Fabian, un ragazzino che al contrario degli altri, parlava sempre.

Sceso dal treno, cominciò a salutare tutti quelli che incontrava. Senza mai avere risposta. Gli effetti del suo comportamento furono differenti: chi sorrideva, chi si stupiva e chi s’innervosiva.

Il giovane, non capiva perché nessuno gli rispondesse ed invece di smettere, continuò ponendo mille domande.

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La leggenda di Piero e Sara

Sono sola nella mia stanza. Distesa su questo mio letto morbido e privo di calde coperte che mi hanno tenuto compagnia durante l’inverno. Fisso il soffitto costellato di stelline fosforescenti mentre stringo tra le mani una “penna” magica, una penna che dovrà darmi la forza di scrivere una storia mai sentita, una storia che si unirà a quelle di Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, Romeo e Giulietta ed infine Abelardo ed Eloisa.
E’ primavera. Fuori dalla finestra provengono grida di bambini che giocano a pallone. Se solo sapessero cosa ho visto e sentito, smetterebbero di far rimbalzare su e giù quella palla e muti come angeli mi ascolterebbero come se fossi un cantastorie medievale…….

La lezione del professore di filologia era appena terminata ed io stavo per andarmene quando all’improvviso sentii una voce alle mie spalle:
-“Signorina Lo Bianco, aspetti le devo parlare”
Mi girai di scatto un po’ stupita nel sentire la voce del mio professore che pronunciava il mio nome.
-“Ho letto ieri sera la sua ricerca e devo dire che mi ha colpito molto, tuttavia mi sono reso conto che lei non ha per niente citato un libro fondamentale per i suoi studi su Brinx”
-“Mi scusi professore, ma ho provato a cercare il testo al quale lei allude, nelle varie biblioteche che la nostra città offre, ma con risultati deludenti”.

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Il profumo dell’inverno

C’erano una volta, tanti e tanti anni fa, tre bambine. Erano tre sorelline che si volevano molto bene e abitavano, con la loro famiglia: papà, mamma e nonna, in una vecchia casa nel cuore di una piccola e graziosa città.

Era una casa a tre piani che stava su perché si appoggiava alle altre case vicine che, come lei, erano piene di acciacchi. Erano delle vecchie, nobili signore un po’ decadute e senza possibilità di restauro per quell’epoca. I muri erano scoloriti, scrostati, un po’ rigonfi per l’umidità che veniva dai pluviali rotti. Le finestre con le griglie screpolate, non sempre chiudevano e per di più bisognava usare molta prudenza perché un colpo più forte avrebbe potuto scardinarle.

Ogni piano aveva tre finestre che si aprivano sulla via e una era finta, non si sa perché.

L’ingresso del vecchio stabile era una piccola porticina che dava su un lungo e stretto corridoio di mattonelle bianche e nere dal quale si dipartivano le scale. C’era nel corridoio un caratteristico odore stagnante a causa del retrobottega dell’oste e del formaggiaio. In fondo all’angusto corridoio, dietro ad una cancellata perennemente chiusa, vi era un cortiletto infossato nei muri delle case adiacenti. Quel cortile racchiudeva i sogni di libertà di quelle bambine, costrette a guardare dall’alto uno spazio a loro sempre negato.