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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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L’Acca Mutina

C’era una volta uno splendido villaggio abitato da tante consonanti e da tante vocali.

Quando le consonanti si accoppiavano alle vocali sapevano creare insieme delle meravigliose armonie. Ognuna di loro aveva un bel suono, ma quando stavano insieme la bellezza di quei suoni come per magia si moltiplicava. Certo, tra le vocali c’era qualcuna un po’ chiusa, o più ritrosetta, dava poca confidenza quando s’accompagnava alle consonanti, però ce n’erano altre più aperte ed espansive, alle quali piaceva prolungare i loro suoni.

Altre volte, stranamente, qualche vocale aveva un atteggiamento grave, se ne andava in giro sempe pensierosa come se guardasse in alto verso il cielo e non si curasse di quel che le accadeva intorno. Altre vocali, invece, a scuola si mostravano davvero brillanti e acute. Ma tra tutte queste consonanti e vocali ve n’era una in particolare un po’ sfortunatella.

La chiamavano Acca Mutina perché, sin dalla nascita, non aveva mai imparato a pronunciare un suono.

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La pazienza del popolo: a tirar troppo la corda…

C’era una volta un regno dove la legge era uguale per tutti, ma c’era anche un uomo molto ricco che non si sentiva uguale a tutti gli altri.

Allora andò nelle piazze del regno a dire che non era giusto che un ricco per andare davanti al giudice facesse la stessa strada del povero.

Il popolo ascoltò le sue parole, e si disse d’accordo.

Così da quel momento furono costruite due strade, una disadorna e semplice per i poveri, l’altra fastosa e comoda per i ricchi.

Ma il ricco non era soddisfatto di quella richiesta disse: non è giusto che un ricco si siede sullo stesso scranno del povero, il suo deve essere più alto e più consono alla sua persona. Andò nelle piazze a predicare questa nuova richiesta. Il popolo lo ascoltò e gli diede ragione.

Così da quel momento furono fabbricati due scranni, uno piccolo e disadorno per i poveri, l’altro alto e fastoso per i ricchi. Ma il ricco non era contento di quella distinzione, e disse: non è giusto che con lo stesso codice penale si giudichi il ricco e il povero. Andò in tutte le piazze e convinse il popolo ad adottare due codici, uno severo e duro per i poveri, l’altro blando e leggero per i ricchi.

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Fiabe all’incontrario // Cappuccetto rosso

C’era una volta un cacciatore che, tornando da caccia decise di passare a trovare la nonna che era ammalata.

Spesso passava di lì, gli piaceva scambiare quattro chiacchere con quella vecchietta deliziosa e assaggiare quei buonissimi biscotti e focacce che la nipotina gli portava ogni giorno.

La nonna abitava nel bosco sotto le tre grosse querce, e quando arrivò busso alla porta.

TOC…TOC…”nonna apri sono io il cacciatore”

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La principessa del Bosco di lavanda

C’era una volta in un casa fatta di ciottoli di pietra candida e luccicante una pincipessa dai capelli viola, fatti di tanti fili profumati di lavanda. Era nata dall’amore tra il Re della Valle dei fiori ed una Fata dei boschi e, da entrambi, aveva ereditato l’amore per la natura e gli animali.

La principessa, dall’animo gentile ed amichevole, amava scrivere poesie e storie. Timida ed introversa sedeva sempre sotto lo stesso antico albero di noci, su una coperta che le aveva cucito la mamma tanti anni prima e, quando avevo terminato un racconto, amava  leggerlo  a voce alta con il viso rivolto alle nuvole.

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I due alberi

All’inizio dei tempi, la Natura si divertì colorando il mondo con fiori, prati verdi, piante d’ogni tipo ed alberi. Capitò così che il timido e candido Ciliegio, si ritrovò di fronte all’ardito e prepotente Stepro.

La Natura aveva stabilito delle regole ben chiare e tutti dovevano seguirle attentamente. E bisognava fare attenzione a non commettere errori, perché si vociferava, che era molto, molto severa! Le stagioni,poi, scandivano i periodi ed i cambiamenti da apportare. In primavera c’era il risveglio, seguito dall’estate con l’esplosione di gioia e di vita. L’autunno preparava la strada all’inverno, dove si poteva riposare beatamente per riprendere le forze.

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Un pensiero di Mao

Nanni e Peppe erano due contadini che avevano sempre coltivato la terra con amore e buona volontà. Nanni non era molto sveglio e spesso seguiva i consigli di Peppe che invece dava, in ogni occasione, la prova della sua intelligenza e delle sue capacità decisionali.

Esisteva, in quel tempo, l’autorità del Pater Familias che nessuno metteva in discussione, tranne forse Peppe che recalcitrava alle imposizioni comportamentali non sempre condivisibili. La filosofia contadina non aveva dubbi o incertezze, andava al cuore dei problemi con la stessa sicurezza dei lunari per la semina o la raccolta. Nanni seguiva di buon grado i consigli, o meglio gli ordini, senza obiezioni. Peppe era in continuo conflitto con le regole che avevano da sempre ingabbiato le aspirazioni dei giovani, impedendo quella sana evoluzione che il tempo ormai reclamava.

I tempi del lavoro nei campi erano dettati dalla sapienza contadina che annotava e tramandava oralmente le esperienze millenarie di un’attività che aveva trasformato l’uomo da cacciatore nomade a contadino stanziale.

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Costanza e le mele fatate

Mancavano pochi giorni a Natale e anche per i nostri maghetti era tempo di scrivere la letterina con i propri desideri. Nelle loro stanzette, nel cuore dell’albero gigante che ospitava la scuola di magia, i nostri eroi componevano la loro richiesta di doni.

Nell’asilo-nido della scuola era giunto, intanto, un quarto maghetto, cugino di primo grado di Greta, Costanza e Federico. Si chiamava Filippo e sgambettava felice di essere approdato in un’isola molto particolare e piena di fascino arcano e, anche se non sapeva ancora scrivere, parlava benissimo il linguaggio silenzioso dei maghi in età pre scolare, fatto di sguardi, gesti e sorrisi.

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La storia di Gallo Cristallo

C’era una volta un gallo che andava in giro per il mondo; un giorno, per strada trovò una lettera che diceva: “Gallo Cristallo, Gallina Cristallina, Oca Contessa, Anatra Badessa Uccellino Cardellino, andiamo alle nozze di Corradino”.

Il gallo si mise in cammino per andarci, ma dopo un po’ incontrò una gallina che gli chiese:” Dove vai?” ;”Vado alle nozze di Corradino!”;” Ci vengo anch’io?”

“Vediamo, se ci sei nella lettera.” E legge: ”Gallo Cristallo, Gallina, Cristallina….Si ci sei. Andiamo!”

Dopo un po’ incontrarono l’oca che domandava dove andavano.”Alle nozze di Corradino!”;”Ci vengo anch’io?”;”Se ci sei nella lettera:Gallo cristallo, gallina cristallina, oca contessa,,,Sì, ci sei. Andiamo”

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Il dinosauro triste

Tanto tanto tempo fa… ma proprio tanto tanto tanto… ma cosa dico tanto? Milioni e milioni di anni fa, viveva, in una grandissima foresta del Nord America, un dinosauro.

Apparteneva alla specie più temuta mai apparsa sulla Terra: era infatti un Tirannosaurus Rex, meglio conosciuto come T-Rex.

Scommetto che sai bene com’era fatto, visto che il T-Rex è il dinosauro preferito di tutti i bambini.

Se invece non sai com’è fatto un T-Rex, ti posso dire che era lungo come un autobus, alto come un lampione che trovi lungo i marciapiedi, e pesante come sette automobili, con un testone enorme e tanti denti affilati.

bucaneve

Il bucaneve

C’era una volta in una foresta incantata degli alberi ricoperti di neve. La nebbia vorticava intorno ad essi e il gelo aveva ornato di cristalli tutto intorno dai rami più alti ai ciuffi d’erba. Un bianco chiarore si stendeva intorno.

Il Signore del Gelo passava su ogni ramo e su ogni stelo d’erba posandovi i suoi cristalli. Quando il sole brillava tutto si trasformava in luccichii come perle e diamanti messi alla luce.

In quella foresta vi era una collina e sotto di essa dormiva la Fata dei fiori. Un giorno vi era tanto sole ed i cristalli si stavano sciogliendo goccia a goccia ed il calore tenue che filtrava nella terra stava per risvegliare la Fata dei fiori.

Il Signore del Gelo disturbato da questo fece vorticare tanta nebbia che il tepore scomparve e un vento freddo ghiacciò tutte le gocce d’acqua sui rami e di perle il bosco fu ricoperto.

La Fata dei fiori tornò nel suo sonno profondo. Il Signore del gelo prese a spargere neve e freddo tutto intorno. Passarono giorni e giorni di freddo. In quella foresta vi erano pure Gnomi e Folletti.

Lo Gnomo che dormiva nel tronco del castagno fu svegliato dal freddo intenso e dagli ululati

del vento e si arrabbiò perché il Signore del Gelo non cessava la sua morsa.

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Un monte orfano…

Montorfano.Perché Montorfano?Perché un tempo il monte, sì, quello che assomiglia un po’ad un brontosauro addormentato, un po’ ad una tartaruga senza testa, era legato ai monti di Brunate. Un tempo. Poi litigarono. O forse fu un movimento terrestre. Una scossa. Una cosa così. E si separarono,  da allora quel monte è un monte solo: un monte orfano.

Tutto vero?Alle volte. Perché la verità è una cosa così. Un momento. È qualcosa che percepisci vera, essenziale, netta in un dato momento… come una crepa nel ghiaccio che poi viene ricoperta da una nuova notte di freddo. O un’increspatura nel lago che presto svanisce, per ricomporsi altrove, un poco più in là. Uguale e diversa.Tu di’ una frase… ed aspetta che sia vera.