20Feb
2012
pensiero-mao

Un pensiero di Mao

Fiaba di: filippo

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La fiaba

Nanni e Peppe erano due contadini che avevano sempre coltivato la terra con amore e buona volontà. Nanni non era molto sveglio e spesso seguiva i consigli di Peppe che invece dava, in ogni occasione, la prova della sua intelligenza e delle sue capacità decisionali.

Esisteva, in quel tempo, l’autorità del Pater Familias che nessuno metteva in discussione, tranne forse Peppe che recalcitrava alle imposizioni comportamentali non sempre condivisibili. La filosofia contadina non aveva dubbi o incertezze, andava al cuore dei problemi con la stessa sicurezza dei lunari per la semina o la raccolta. Nanni seguiva di buon grado i consigli, o meglio gli ordini, senza obiezioni. Peppe era in continuo conflitto con le regole che avevano da sempre ingabbiato le aspirazioni dei giovani, impedendo quella sana evoluzione che il tempo ormai reclamava.

I tempi del lavoro nei campi erano dettati dalla sapienza contadina che annotava e tramandava oralmente le esperienze millenarie di un’attività che aveva trasformato l’uomo da cacciatore nomade a contadino stanziale.

“le regole-diceva il nonno con atteggiamento da sapiente-sono fatte per chi non si sa regolare e i giovani devono impararle per potersi regolare, solo l’esperienza le fisserà nel loro cervello in modo definitivo e funzionale.”

I due fratelli lavoravano tutto il giorno nei campi: si alzavano che il sole non era ancora spuntato e andavano a letto che il sole era da poco tramontato.”Ma che vita è questa” pensava Peppe” tutti i giorni il solito monotono lavoro in balia dei capricci della pioggia o della neve, del gelo o del caldo che secca le zolle e le rende polverose e soffocanti. E pensare che esistono sistemi per sapere in anticipo che tempo farà, che potrebbero salvarci dalle gelate e dai tornado, mentre noi restiamo ancorati alle previsioni del nonno e agli anatemi della sapienza contadina!” Così ragionava Peppe, mentre Nanni accudiva ai suoi compiti con serena rassegnazione.

Nella semplice e rustica casa dei fratelli non esisteva un apparecchio televisivo ma soltanto una vecchissima, monumentale radio che aveva finito con il diventare un semplice arredo fisso senza l’utilizzazione propria di mezzo d’informazione e trattenimento per cui era stata acquistata.

Peppe aveva in animo di spostare quel grosso mobile nella stanza che divideva con Nanni e di riattivarlo, sempre che valvole e circuiti fossero ancora funzionanti. In famiglia però ogni cambiamento, anche limitato allo spostamento di un mobile, era sempre traumatico. Così cominciarono le richieste informali”tanto ormai non serve a nessuno, io potrei giocarci con Nanni, ammesso che riesca a riattivarlo senza spese di riparazione, potrebbe anche tornare utile a tutti avere notizie sulle previsioni meteorologiche che aiuterebbero nella conduzione del lavoro dei campi.”

Finalmente il nonno diede il “placet” e lo spostamento ebbe luogo.

Con grande impegno e curiosità, Peppe si accinse al ripristino dell’apparecchio e, pur ignorante di nozioni tecniche, riuscì ad attivarlo perché ovviamente non aveva nulla di rotto, ma solo uno strato di polvere, denso e appiccicoso, che ostacolava i contatti. Nanni, per nulla interessato, sopportava l’attività frenetica del fratello che riteneva inutile e forse dannosa come ogni perdita di tempo. “A che scopo preoccuparsi del futuro ora che la vigna mostrava grappoli già quasi maturi e il cielo era azzurro, il vento dolce e il sole caldo?”

Passò un po’ di tempo: Peppe dedicava i suoi momenti di libertà a seguire le notizie che arrivavano dal mondo e un brutto giorno arrivò una notizia che lo fece trasecolare. Era previsto un fronte freddo che a distanza di dieci o dodici giorni avrebbe raggiunto la zona dove prosperava l’attività agricola della sua famiglia. Si prevedeva un abbassamento delle temperature di almeno dieci gradi che avrebbe portato le minime molto al di sotto di zero gradi centigradi.

Con aria di trionfo convocò tutti nella fumosa cucina, dove erano soliti consumare la cena, e non fu difficile perché erano già raccolti intorno ad un braciere dove bruciava del carbone che tentava di mitigare l’aria fresca del tardo pomeriggio.

La notizia che Peppe sciorinò ai famigliari non sortì l’esito sperato e il commento che il nonno sintetizzò fu:

“Chi ci assicura, a distanza così notevole di tempo, che arriverà la gelata, l’aria è fresca ma niente fa ipotizzare quest’abbassamento repentino della temperatura, gli uccelli non sono scappati e gli animali non mostrano i segni che abbiamo imparato a conoscere come segnali di sciagure che madre natura ogni tanto riserva ai suoi, pur fedeli, servitori.”

Peppe non credeva alle proprie orecchie: gli sembrava di assistere a una scena di suicidio in massa. Era necessario intervenire subito e raccogliere i frutti già quasi maturi prima che il gelo li bruciasse, e invece si rimaneva inerti davanti all’avanzare del fronte freddo che scendeva dalla Siberia. Da solo non poteva far nulla: occorreva lo sforzo di molte braccia, magari chiedendo aiuto ai vicini, per salvare il salvabile. Starsene al caldo e attendere l’inevitabile, conoscendo già l’esito nefasto di una gelata pari a quella indicata dalla previsione era assurdo, sciocco e dannoso.

Ma ai pensieri spesso non seguono le azioni opportune e così la famiglia passò dieci giorni a rimirare gli acini dorati e turgidi facendo progetti con il ricavato della vendita di tanta bella uva, prendendo anche un po’ in giro Peppe-Cassandra.

Il dodicesimo giorno, arrivò il manto bianco di gelo che avvolse i campi e disegnò sui rami degli alberi ragnatele di ghiaccio. I frutti già gonfi di succo ambrato scoppiarono perché l’acqua era divenuta ghiaccio e il sottile involucro che rappresentava la pelle delicata dei frutti non era in grado di resistere a un aumento di volume così repentino e improvviso.

Quest’anno non ci sarebbe stata vendemmia nella vigna di Peppe e Nanni e niente olio dall’uliveto del nonno.

Non valeva neppure la pena di uscire con quel freddo perché i grappoli erano perduti e le olive succhiate dal gelo. Adesso il freddo aveva avvolto anche la casa e la neve cominciava a coprire anche l’orto mettendo in difficoltà ogni tipo di raccolta. Soltanto nella cucina si riusciva ad avere un po’ di tepore ma la legna non era sufficiente per accendere i camini nelle stanze da letto; tutti se ne stavano in silenzio con una coperta sulle spalle e le mani sprofondate nelle tasche perché non gelassero.

Il nonno fumava la pipa, la nonna scuoteva la testa con fare rassegnato; il babbo era scuro in volto e non parlava né voleva sentir parlare; la mamma taceva e scuoteva il capo in sincronia con la nonna; Nanni fissava i disegni sui vetri delle finestre che “mastro Gelo” si divertiva a comporre con mano di designer.

Solo Peppe voleva parlare e alla fine sbottò contro il muro del silenzio rifacendosi a un pensiero di Mao Tse Tung:

Non dispiacerti di ciò che non hai potuto fare, rammaricati di quanto, potevi fare e non hai voluto fare”.

Una massima citata spesso dal nonno, che aveva costituito la base della loro educazione e che ora veleggiava per la cucina come un fantasma insoddisfatto.

Questa volta il nonno parlò con voce chiara e atteggiamento proprio delle dichiarazioni solenni:

In nome di tutta la famiglia, mi rammarico per non aver fatto quanto avrei potuto fare dieci giorni fa ascoltando i suggerimenti pressanti di Peppe.

Ho sbagliato, per troppa certezza nelle regole che hanno dato sicurezza alla mia vita di contadino.

Ho sbagliato, perché non ho creduto nei giovani, nella loro intraprendenza, nelle loro scelte basate sulla scienza e sui mezzi d’informazione.

Ho sbagliato, perché questo maledetto fenomeno atmosferico, nella mia lunga e travagliata vita di contadino non era mai capitato con tanta virulenza.

E voi, figli miei, avete sbagliato perché avete rinunciato a usare il cervello per consigliarmi, almeno per alimentare quella fiammella del dubbio che Peppe aveva acceso. Anche tu, Nanni; non hai dato fiducia a tuo fratello pur avendo ascoltato dal vivo le notizie alla radio.

Mi congratulo invece con Peppe che ha cercato in tutti i modi di aiutarci con notizie che avrebbero dovuto metterci in allarme e che purtroppo non eravamo in grado di capire.

Quando questo inverno improvviso, capitato prima dell’autunno, sarà passato, cercheremo di lavorare con più lena nei campi per sistemare la vigna, l’uliveto e il frutteto. Lavoreremo di più, per correggere i nostri errori e soprattutto per raggranellare una somma sufficiente per consentire a Peppe di andare in città a studiare, affinché in futuro le sue conoscenze scientifiche e tecniche, unite alle nostre esperienze contadine, possano dare frutti più copiosi e sicuri.

Peppe sorrise e a mezza bocca mormorò: “il nonno non demorde mai!”

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