Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
Come il riso arrivò sulla terra
Una leggenda popolare raccontata infatti che un buon genio della campagna se ne stava tranquillo a osservare compiaciuto la vita degli uomini: Essi avevano dimenticato da tempo l’ultima terribile carestia che li aveva colpiti,
Vivevano serenamente e la loro esistenza semplice andava al passo con il ritmo della natura, Gli anni scorrevano come un fiume lento e tranquillo,lasciando nella memoria delle persone la gratitudine per il doni che ricevevano dalla terra, Infatti, nonostante la coltivazione dei campi costasse molta fatica, gli uomini avevano di che sfamare le loro famiglie in abbondanza.
Pierrot e Luna
C’era una volta un giovane triste e solo, romantico, a Carnevale vestiva la sua blusa e suonava la chitarra.
Per tutti era Pierrot ma si chiamava Giovanni.
Era un attore. Luna era una domestica, dolce e gentile, bionda esile, minuta nei lineamenti, Luna non era innamorata del nostro attore, ma di un giramondo, che a casa non era quasi mai; Pierrot soffriva e cantava per lei.
Il giorno di Carnevale, Luna uscì in strada cadde a terra, le si sganciò un bracciale, in quel momento Luna si accorse del volto di quella maschera triste e dolce, impersonata da Giovanni.
Giuseppe e Menico
C’erano due contadini, Giuseppe e Menico, che avevano i loro campi vicini, ma divisi da un filo spinato.
Menico, che era invidioso dei campi fertili e ben lavorati di Giuseppe, cercava sempre qualche scusa per litigare.
Se una gallina di Giuseppe attraversava il filo spinato, Menico diceva irritato: “Ora le tiro il collo!”
Se una pecora di Giuseppe brucava l’erba del suo campo gridava: “Ora l’ammazzo!”.
Il gigante che non poteva crescere.
Nella grande valle di Fu, c’era un gigante, che non poteva, crescere piu’.
I giganti della vallata, fin da piccoli, crescono, piu’ di un uomo; fino a diventare adolescenti ed adulti.
Victor è rimasto bambino, un bambino normale. Non poteva però rimanere nella sua dimora nella sua valle.
“Ora che succederà?”, “Dovrai andare via di qua, sono tante le vallate forse un giorno mi rivedrai, se non ti allontanerai ti perseguiteranno!” rispose mamma.
L’arcobaleno del coraggio
In una grande fattoria Irlandese viveva insieme ai suoi fratelli un bambino bellissimo di nome Niko.
Niko amava molto gli animali e trascorreva le giornate in compagnia dei suoi piccoli amici.
Un giorno venne all’improvviso un bruttissimo temporale che allagò l’intera fattoria, Niko e i suoi fratelli erano molto tristi e osservavano stupiti dietro la finestra di casa la pioggia che scendeva copiosa dal cielo,si vedeva anche il lungo serpeggiare dei fulmini e si udiva il forte fragore dei tuoniNiko pensò: “ma quando finirà questo brutto temporale? Che malinconia la pioggia”.
Niko aveva perfettamente ragione, la pioggia aveva creato disagi nella fattoria e gli animali si erano rifuggiati nelle loro tane tutti impauriti.
Il filosofo e il barcaiuolo
Un barcaiuolo portava in barca un vecchio filosofo.
“Di un po’, Pippo, conosci tu la filosofia?” – chiese ad un tratto il filosofo al giovane marinaio.
“Io? No, non la conosco”.
“Poveretto! Hai perduto la metà della tua vita”.
Dopo alcuni minuti il filosofo chiese ancora:
“Dì, Pippo… E l’astronomia la conosci?”
“Io? No, non la conosco”
Il canto dei negri
Lungo le rive del fiume Mississippì si stendono vastissime pianure dove cresce il cotone, una piantina che quando fiorisce, regala ad ogni suo fiore un batuffolo di bambagia, candido, morbido, delicato.
Quando i campi di cotone sono in fioritura sembrano coperti di neve e non se ne vede la fine, tanto sono estesi.
Donne e uomini dalla pelle nera vanno tra quelle piantine sotto il sole ardente, dalla mattina alla sera. Staccano un batuffolo per volta e riempiono sacchi e sacchi, mentre la loro fronte si bagna di sudore.
Quanta fatica!
Il sole tra i fiori
Ogni tanto, il Sole amava scendere tra i fiori, per ascoltarne i desideri, sentirne le lamentele. E, da bravo principale, scrivere i loro desideri su minuscoli foglietti, che metteva in un portafogli tutto d’oro. Ma quei fiori, che incontentabili! Trovavano da lamentarsi di tutto: uno perchè era troppo piccolo, uno perchè era troppo grande, uno perchè era profumato, uno perchè non lo era…
Al povero Sole occorreva una grande pazienza. Però con suo grande stupore, si accorse che un fiore non chiedeva niente e di colore bianco-grigio.
O tu – gli chiese il Sole – perchè non mi domandi niente?
E che cosa dovrei domandare? – rispose il fiorellino.
Non desidero niente di più di quello che ho. Sono così piccolo, che anche il temporale e la falce dei contadini mi risparmiano… Ti assicuro che sto proprio bene.
Tobia
La storia che qui si racconta, è tanto bella! Essa ci fa conoscere il patriarca Tobia e il suo filgiuolo Tobiuzzo: tutti e due buoni e timorati di Dio.
Tobia era un uomo di Israele. Trasportato col suo popolo in schiavitù a Ninive, si conservava fedele all’adorazione del vero Dio, e viveva facendo del bene a quanti più poteva dei suoi infelici fratelli.
Il Signore volle provarlo facendogli perdere la vista; ma egli, rassegnato e sereno, accettò la prova dolorosa.
E il Signore premiò la sua fedeltà. Venne infatti un giorno che Tobia si vide costretto dalla povertà a mandare il figliuolo in lontano paese a farsi pagare dal suo parente Gabelo la somma che gli aveva prestata.
Ed ecco che, per volere di Dio, l’Arcangelo Raffaele, in forma e aspetto d’uomo, accompagna il giovane Tobia, lo salva dai pericoli del viaggio e specialmente dall’essere divorato da un grosso pesce del fiume Tigri. Poi lo aiuta a riscuotere la somma prestata, gli ottiene in isposa Sara figlia di Raquele, parente di Tobia, lo riconduce al padre con la sposa e con grande ricchezza di beni e, col fiele del pesce ucciso, restituisce la vista al vecchio Tobia.
Una lettera pericolosa
Molti e molti anni fa, in Giappone, c’era un ricco signore che aveva molti servi analfabeti. Un giorno disse ad uno di essi: “Prendi questa lettera e và in città a ritirare una spada, che ho acquistato ieri dal venditore.”
Il servo partì di corsa ben felice dell’incarico di fiducia ricevuto dal padrone, ma nell’attraversare un fiume, la lettera si bagnò. Per timore che lo scritto si rovinasse, egli lo stese sopra un sasso e sedette in terra, in attesa che si asciugasse.
Passò di un guerriero, il quale, vedendo la lettera stesa al sole, la lesse e poi gli domandò: “Ma lo sai tu, quello che c’è scritto su questo foglio?”
La ricompensa
Un bel giorno il Califfo Haroon-Al-Raschid, mentre era a caccia, incontrò un uomo anziano che piantava un albero di noci.
“Questo vecchio uomo è pazzo!” disse il califfo; “si comporta come fosse ancora giovane, e potesse godere i frutti di questo albero”.
Mentre anche il suo seguito si prendeva gioco del vecchio, il Califfo si avvicinò e chiese all’uomo quanti anni avesse.
“Ottant’anni compiuti, mio signore; a, grazie a dio, sto come se ne avessi trenta!”.
“Quanto tempo pensi di vivere,” continuò il Califfo, “per piantare, ad un’età così avanzata, giovani alberi che daranno i loro frutti solo tra molti anni? Perchè perdi tempo in un’occupazione così inutile?”.












