25Gen
2013
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Il canto dei negri

Fiaba di: Gwen

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La fiaba

Lungo le rive del fiume Mississippì si stendono vastissime pianure dove cresce il cotone, una piantina che quando fiorisce, regala ad ogni suo fiore un batuffolo di bambagia, candido, morbido, delicato.

Quando i campi di cotone sono in fioritura sembrano coperti di neve e non se ne vede la fine, tanto sono estesi.

Donne e uomini dalla pelle nera vanno tra quelle piantine sotto il sole ardente, dalla mattina alla sera. Staccano un batuffolo per volta e riempiono sacchi e sacchi, mentre la loro fronte si bagna di sudore.

Quanta fatica!

Il negro, chino a quel faticoso lavoro, soffre; vorrebbe riposarsi, ma non può. Si riposerà verso sera.

La sete lo tormenta, la terra gli scotta sotto i piedi nudi, la sua pelle brucia. Oh, finalmente il sole scende all’orizzonte!

Il cielo si fa scuro e i negri, a gruppi, lasciano i campi e si avvicinano alle loro capanne per ristorarsi dalla lunga fatica.

Terminato il breve pasto, essi si siedono in circolo davanti alla capanna e col canto levano la loro anima a Dio come in una preghiera.

Il coro canta:

Io ho le ali, tu hai le ali
tutti i figli di Dio hanno le ali.
Quando andrò in cielo mi metterò le ali,
volerò per tutto il cielo di Dio.
Cielo! Cielo!
Volerò per tutto il cielo di Dio.
E una voce risponde:
Io ho un’arpa, tu hai un’arpa,
tutti i figli di Dio hanno un’arpa.
Quando andrò in cielo prenderò la mia arpa
suonerò in tutto il cielo di Dio.
Cielo! Cielo!
Suonerò per tutto il cielo di Dio.

Così cantando, i negri dimenticano le fatiche della giornata.

***

Tratto da un vecchio libro di scuola.

***

N.d.R. La parola “negro” è stata pubblicata inalterata nel rispetto del valore storico della pubblicazione.

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