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Tutte le fiabe della categoria "Fiaba"

Tutte le fiabe, dalla più recente …

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Lupus et agnus

Superior stabat lupus, inferior agnus”, così iniziava la favola originale di Fedro, ma, da quando furono scritte queste parole, sono passati oltre due millenni, anzi, quasi tre.

Oggi, invece, dopo l’estinzione dell’uomo, gli animali ne hanno preso il posto e, forse, i difetti: parlano, hanno sviluppato il pensiero e ne ripropongono la società.

Questa repentina estinzione di colui al quale l’Entità Suprema aveva dato le chiavi del regno della terra, ha lasciato anche un po’ spiazzata la natura stessa, che non ha saputo adeguare con altrettanta velocità i meccanismi evolutivi.

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Auguraoro

C’era una volta, nel regno di Erin un Re che aveva tre figli.

Un giorno andò  fare una passeggiata sulla spiaggia con l Regina per guardare insieme il mare.

Dopo aver caminato un po’ videro una barca che si avvicinava alla spiaggia.

Sulla barca c’era una vecchio dai capelli bianchi che disse loro:

“Salite sulla mia barca che vi porto in mare”

Il re e la Regina salirono a bordo e dopo aver navigato per lungo tempo giunsero sull’isola della Solitudine dove sbarcarono.

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Il ciuffo del cuculo

Il cuculo è spesso protagonista di racconti di animali, perchè ha alcune particolarità: il suo canto si sente in un periodo di tempo molto limitato ,all’inizio della primavera, ed è ripetitivo: “cucù, cucù”; ma soprattutto, il cuculo depone le uova nei nidi di altri uccelli. 

 L’upupa, invece, è protagonista di alcuni racconti nei quali si cerca di spiegare la ragione per cui un uccello tanto bello abbia la fama di essere portatore di sciagure.

***

Vi sarà senz’altro capitato di sentire il canto del cuculo quando, in primavera ,l’aria tiepida fa muovere leggere le foglie degli alberi: cucù,cucù,cucù.E’ un suono triste, simile a un lungo pianto. E sapete perché?

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Ed è così bianco come la neve

Dana vive in una palla di vetro. Una di quelle con la neve dentro, che si trovano sotto l’albero la mattina di Natale, di solito regalate da una vecchia zia che non vediamo da troppo tempo.

Una casetta che sembra di marzapane, gialla e rossa, con il fumo che esce dal camino. Un abete imbiancato dalla neve finta. Una piccola staccionata di legno chiaro. Una strada deserta che non porta da nessuna parte. È tutto qui il mondo di Dana.

Lei si sveglia la mattina ed esce dalla piccola porta rossa, alza il viso verso il cielo e la neve chimica le brucia le ciglia. Intorno è tutto silenzio, prova a parlare e la sua voce rimbomba come in una scatola chiusa. Appoggia le mani sul vetro curvo che delimita tutto il suo universo, le palme rivolte verso l’alto. Soffia sul vetro per farlo appannare, scrive piano con il dito qualcosa che nessuno leggerà mai, forse una richiesta d’aiuto, forse una preghiera, forse le parole di una canzone che le sembra di aver sognato la notte scorsa, una cosa completamente senza senso ora che ci pensa, dato che non esistono canzoni né musica di alcun genere lì dentro.

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Nuvola, Pietra di Luna e l’Amore

Nel bosco di Lilybets si estendeva, un tempo molto molto lontano, un territorio famoso perche’ composto in profondita’ da una roccia preziosa e molto dura. Le marmotte “scavatrici”, che commerciavano da generazioni ogni tipo di pietra, marmo e granito in tutto il Regno del Nord avevano da decenni messo gli occhi su quel tesoro e tante volte si erano date da fare per lavorarlo. Pero’,  pur essendo tecnici molto preparati, erano sempre stati costrette ad arrendersi: piu’ volte al giorno, infatti, si udiva in ogni angolo del bosco “Strrrrrrrrrrrrrrrrrr…….ROOOOOOOORRRRR…TACK “ che indicava, in successione, la fase di primo stridolio dell’attrezzo sulla pietra, il tentativo di spezzarla ed, infine, il tonfo netto della punta che si spezzava improvvisamente.

Quella roccia pura ed inattaccabile, cosi’, continuava a rimanere li’ sola ed annoiata, finche’, un giorno, una nuvola carica di pioggia prese ad osservarla incuriosita e decise di rimanervi sopra per un po’. La pioggia scendeva ora leggera, come una dolce fresca carezza, ora violenta e gelida e, con il tempo, Pietra di Luna e Nuvola strinsero un’incantevole amicizia.Nuvola raccontava all’amica di paesi lontani abitati da bimbi e dall’allegria che solo la loro innocenza sa donare, da amanti sinceri ed appassionati e da generosi anziani che coltivavano con amore la terra nonostante gli acciacchi dovuti all’eta’.

L’amicizia

amiciziaAmica mia, ti voglio bene

ti credo, ti capisco, ti consolo, ti aiuto;

ti ho dato la mia fiducia perchè ho sempre saputo che l’avresti tenuta in una cassaforte

con la combinazione del nostro cuore.

So che quando sono triste mi tieni stretta fra le braccia

e so che quando son felice mi stampi un sorriso negli occhi

mi fai felice, il mio cuore è sempre accanto al tuo,

pronto ad esserti vicino.

Per la nostra amicizia, c’è tutto:

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Lo specchio e il coro delle rane

In uno stagno abitato da tantissime rane, piovve un giorno dal cielo uno specchio facendo splash!.

Cos’è? Gracidarono in coro le rane.

Non sappiamo, sembra un oggetto tagliente.

Non toccate, non toccate! Gracidavano in coro le rane: potrebbe essere qualcosa di malefico.

Ma da questa parte è liscio, non può far male!

Lasciate stare, ordinò il loro Re, potrebbe essere un dono malefico degli Dei invidiosi della nostra straordinaria bellezza e avvenenza.

vita

La vita

Prima sono una neonata
e piango disperata;
ora sono una bambina,
allegra e biricchina;

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Che lavoro farò da grande?

Qualche mese fa, a scuola ci hanno assegnato un compito per la settimana seguente: dovevamo scrivere un testo intitolato “Che lavoro farò da grande?” e spiegarne il perchè.

Tornai a casa, mi misi comoda, andai in camera mia e, sulla scrivania avevo carta e penna… in testa non avevo idee, non sapevo cosa scrivere; in realtà non avevo mai, ma dico mai pensato al fututro.  

Alcuni giorni dopo, mi iniziarono a gironzolare per la testa delle idee, delle strane idee. Visto che solo a pensarle erano idee assurde, non scrissi nulla sula foglio; era ancora bianco e vuoto come quando l’avevo tirato fuori dal pacco… Mi stavo addormentando, grazie alla mia sorellina che la notte prima, piangendo, non mi aveva fatto chiudere occhio, tutta la notte a fissare il buio soffitto della camera. Mi stesi sul letto e nel giro di pochi minuti, mi addormentai. Aprii gli occhi e, mi ritrovai in uno strano posto.

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La magia di Tarosh

Ci fu un’epoca meravigliosa, per alcuni, in cui la terra era popolata da creature mitiche: draghi, alberi parlanti e da personaggi straordinari: cavalieri valorosi, principesse, streghe e maghi.

Era un’epoca in cui ogni giorno sembrava nascere solo per scrivere una pagina di storia.

Purtroppo anche in quell’epoca favolosa c’era il male, sì, perché questo è vecchio quanto il mondo, e a causa sua c’erano guerre, sanguinose battaglie, complotti.

E, dunque, c’erano draghi buoni e draghi cattivi, cavalieri del bene e cavalieri oscuri, streghe malvagie e maghi votati al bene.

È proprio di maghi che vogliamo parlare anzi, di un mago in particolare: Tarosh.

Beh, a dire il vero, all’inizio della nostra storia Tarosh era solo un apprendista mago, data la sua giovane età.

Da bambino il piccolo Tarosh era sempre stato affascinato dalle storiche gli raccontava il padre la sera, prima che si addormentasse; storie di cavalieri eroi, di principesse salvate, dell’eterna lotta fra il bene e il male.

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Il giorno senza sorriso

Oggi è un giorno diverso dagli altri, a partire da questa mattina: mi sono svegliata male, senza il cinguettio degli uccellini sul pioppo davanti alla finestra della mia camera.

A questo punto sono andata ad affacciarmi ad essa e, alzando lo sguardo, non vidi un cielo di un azzurro limpido, come mi aspettavo, ma un cielo plumbeo, senza nuvole, solo grigio.

Mi vestii e me ne andai a scuola con un po’ di malinconia, perchè quel colore non mi dava serenità.

Schioccato mezzo giorno incominciai a vedere una gocciolina seguita da altre che si tuffavano nelle pozzanghere con un leggero tic – tic che aumentava sempre di più.

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Il signor Tartaruga

Che cosa si può fare quando in cucina è finito l’olio? Il signor Tartaruga aveva frugato invano in tutti gli angoli della casa. Brontolò, imprecò e alla fine fu costretto ad andare dal suo vicino, il Cinghiale.

Gli agitò sul muso una zucca vuota che usava come recipiente e, con un sorriso affabile gli disse:

“ ti prego, Cinghiale, dammi un po’ d’olio”.

Il Cinghiale, diffidente, agrottò la fronte e squadrò l’intruso.

“Amico mio a cosa ti serve quest’olio?