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Tutte le fiabe della categoria "Fiaba"

Tutte le fiabe, dalla più recente …

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L’ultimo ballo

Un tempo tutti gli animali vivevano insieme in armonia: il coniglio e la volpe, la rana e il maiale…il gatto e il topo!

Quando arrivava la primavera iniziavala stagione dei grandi balli, che duravano tutta la notte.

Quell’anno il musicista ufficiale era la cicala. Era così brava a suonare il violino che tutti parevano molto felici di ballare al suono della sua musica, anche se sapevano che quando iniziava non c’era modo di fermarla: non la smetteva più.

Non serviva neppure gridare “BASTA”!!!: quella non sentiva e, anzi, andava ancora più veloce!

pensiero

Il mondo magico

Io conosco un mondo, un mondo che ho sempre sognato

un mondo dolce e salato,

dove regna la fantasia

e che non ti fa andar via.

Vieni anche tu e vivilo con me per sempre,

ma anche se andrai via ti resterà in mente,

e sai il perchè?

Non posso dirtelo devi scoprirlo da te.

Beh, ma ora non stare lì a pensare,

Le uova di Pasqua

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Tanto tempo fa in una fattoria c’era una gallina di nome Lina: il suo aspetto era molto strano perchè era di color azzurro.

Un giorno la gallina si accorse di essere incinta e siccome si sentiva diversa dalle altre galline, per non far nascere i suoi piccoli colorati prese un secchio e si dipinse come tutte le altre. Il giorno dopo fece le uova, ma erano di tutti i colori ed erano tantissime da covare “Come farò a covare ottanta uova? ” Si chiese Lina.

Dopo le venne un’idea: “Chiederò a tutte le galline del pollaio”. E così fece. Tutte insieme riuscirono a covare le uova e dopo qualche giorno una delle galline disse: : “Lina ho sentito un crack provenire da questo uovo”. La gallina Lina andò a vedere, ma l’ uovo era tutto chiuso.

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Sindbad il marinaio: secondo viaggio // Audio fiaba

Eravi a Bagdad un povero facchino chiamato Sindbad. Un giorno mentre era occupato nei suoi tristi pensieri, vide uscire da un palazzo un servo che venne a prenderlo per un braccio, dicendogli:

— Seguitemi; il signor Sindbad, mio padrone, vuol parlarvi.

E lo condusse seco, introducendolo in una gran sala, ove erano molte persone intorno ad una tavola coperta d’ogni specie di vivande delicate. Vedevasi al posto d’onore un personaggio grave, ben fatto e venerabile per la sua lunga barba bianca, e dietro a lui erano in piedi molti ufficiali e famigliari intenti a servirlo.

Questo personaggio era Sindbad.

Tratto da “Le mille e una notte

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare l’audiofiaba.

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Il merlo e la gazza ladra

Tanto tempo fa il merlo era bianco come il latte, così quando volava alto nel cielo si confondeva con le nuvole e quando stava per terra si confondeva con la terra innevata.

Un giorno, una gazza, una vera  ladra,si posò sul ramo di un pino caricodi neve, senza far caso al fatto che il merlo era poco distante. Credendo di non essere osservata, cominciò a graffiare la corteccia dell’albero e a darle piccoli colpi con il becco, nel quale stringeva ben saldo un oggetto brillante.

“Ehilà, gazza! Cosa stai combinando a quel povero pino?” chiese incuriosito il merlo.

La gazza, che credeva di essere sola. Non capì da dove provenisse quella voce e per poco, per lo spavento, non cadde giù.

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La favola di un burattino

C’era una volta un vecchio burattinaio che aveva bisogno di burattini nuovi. Ora­mai i bimbi erano stanchi dei soliti personaggi. I suoi personaggi li costrui­va lui stesso: la mano non tremava nello scolpire il legno: né nel cucire i vestiti, né nell’annodare le sottili cordicelle. Così si recò nel bosco e, scelto il pezzo di legno che l’esperienza gli consigliava, se lo portò a casa. Non sapeva, però, che il bosco era incantato e che gli alberi racchiudevano anime dormienti in attesa che qualche evento le ridestasse. Gli era venuto proprio bene quel burattino; forse lo voleva diverso, ma le mani sembravano non ubbidirgli nello scolpire. A risultato ottenuto, però, non ne era scontento: aveva un aspetto ed uno sguardo dolci: ne avrebbe fatto un personaggio per parti da eroe, o comunque da difensore del Bene contro il Male.

La mente gli si schiarì piano piano. non sapeva perché si trovasse lì né chi fosse. Sentiva di essere vivo, di esserlo sempre stato, ma ora provava nuove sensazioni: il calore del sole, il fresco della brezza serale, l’inebriante silenzio delle notti del bosco e il dolce risveglio al canto degli uccelli e del ru­scello. Si guardò le mani, le giunture spigolose, i piedi, ed ogni cosa di sé che riusciva a vedere. Non cercava di capire chi fosse diventato e per quale motivo si trovasse in quelle spoglie: accetta­va la cosa e basta, perché sapeva che così era scritto che doveva es­sere e così era stato.

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La bambina e l’orsacchiotto

E’ appena mattino e non riesco a svegliarmi. Ho tanto sonno. Saltando la colazione e senza accorgermi di essere vestita, mi trovo già fuori dalla porta per avviarmi verso la scuola. Eppure non mi sembra tutto normale o, quantomeno, di ordinario aspetto. Anche i prati che mi circondano hanno un colore verde intenso con miliardi di goccioline di rugiada che riflettono luce come tante stelline.

E’ una giornata di cielo sereno e l’aria ventila brevi soffi, alquanto freschi. Siamo nella prima decade d’aprile e la primavera comincia a mostrare i suoi sorrisi. Indosso una gonna azzurra con una camicia bianca ed un pullover celeste. Ho calzato un berrettino molto raffinato, con brevi tese e un nastrino anch’esso azzurro che gira intorno alla sua base. Così, con i miei libri sottobraccio, mi avvio sul sentiero a tratti inghiaiato, a tratti selciato. Guardandomi intorno ho l’impressione di vedere gli alberi e tutta l’area circostante non proprio come solito; mi sembra di vivere in un mondo diverso.

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La tartaruga

Di anni ne aveva parecchi: era un vecchio maschio cattivo ed irascibile.

Portava sulla corazza i segni di cento battaglie combattute e vinte.

Ma neppure la sconfitta degli avversari gli aveva mai dato un attimo di gioia. Combatteva ed uccide­va solo per sfogare la propria rabbia di esistere.

Odiava gli altri perché odiava se stesso.

Ed odiava la vita: nei pochi momenti in cui non era pericoloso e gli si poteva parlare, alcuni animaletti del bosco avevano cercato di convincerlo che la vita è bella e vale la pena di viverla.

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Perchè gli animali hanno la coda

Sembra incredibile, ma tanto tempo fa gli animali non avevano la coda!

Avete capito bene: niente coda! Né la volpe, né l’asino, né il coniglio, né il cane, nessuno di loro ne possedeva una.

E senza coda tutti si sentivano molto tristi. La mucca, per esempio, era convinta che una coda le sarebbe stata assai utile per scacciare le mosche che la tormentavano, e anche il cavallo la pensava allo stesso modo. In quanto al cane, gli sarebbe molto piaciuto averne una per poter esprimere la propria gioia scodinzolando.

Immaginate la sorpresa di tutti quegli animali quando venne annunciato che, poco distante da dove vivevano, si stava tenendo una fiera specializzata……indovinate in cosa ? Ma in code, naturalmente!!

“devo andarci immediatamente” pensò la volpe. E partì in tutta fretta; non aveva mai corso così veloce e arrivò per prima.

Il baratto matto

Una filastrocca che insegna il valore della condivisione che ha il sapore di ecologia! L’ecologia a scuola. Scuola dell’Infanzia di Boltiere. Testo e video di Elide Fumagalli. Musica offerta dal canale youtube amicodiverte

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Sindbad il marinaio: primo viaggio // Audio fiaba

Eravi a Bagdad un povero facchino chiamato Sindbad. Un giorno mentre era occupato nei suoi tristi pensieri, vide uscire da un palazzo un servo che venne a prenderlo per un braccio, dicendogli:

— Seguitemi; il signor Sindbad, mio padrone, vuol parlarvi.

E lo condusse seco, introducendolo in una gran sala, ove erano molte persone intorno ad una tavola coperta d’ogni specie di vivande delicate. Vedevasi al posto d’onore un personaggio grave, ben fatto e venerabile per la sua lunga barba bianca, e dietro a lui erano in piedi molti ufficiali e famigliari intenti a servirlo.

Questo personaggio era Sindbad.

Tratto da “Le mille e una notte

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare l’audiofiaba.

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La fata che piangeva perle

C’era una volta un villaggio talmente piccolo da non avere neppure un nome: tutti, infatti, lo conoscevano, oramai, semplicemente come “Il villaggio”.

Ma non era sempre stato così: un tempo c’era una fiorente miniera di carbone, con tanta gente che vi lavorava; poi, all’improvviso la miniera si esaurì e i minatori dovettero, per la maggior parte, emigrare.

Chi poté farlo, portò con sé anche la famiglia, ma molti se ne andarono da soli, ripromettendosi di farlo in un secondo tempo: qualcuno lo fece, altri no, altri non tornarono più e di loro nulla più si seppe.

Presso il villaggio non c’era solo la miniera, ma anche una importante segheria che dava lavoro ad operai e taglialegna, ma ben presto anche questa dovette chiudere, poiché si preferiva importare il legname dall’estero.