tartaruga

La tartaruga

Fiaba pubblicata da: marco.ernst

Di anni ne aveva parecchi: era un vecchio maschio cattivo ed irascibile.

Portava sulla corazza i segni di cento battaglie combattute e vinte.

Ma neppure la sconfitta degli avversari gli aveva mai dato un attimo di gioia. Combatteva ed uccide­va solo per sfogare la propria rabbia di esistere.

Odiava gli altri perché odiava se stesso.

Ed odiava la vita: nei pochi momenti in cui non era pericoloso e gli si poteva parlare, alcuni animaletti del bosco avevano cercato di convincerlo che la vita è bella e vale la pena di viverla.

Era bella per­ché c’è il cielo azzurro dove le nuvole si rincorrono e sarebbe stupendo scoprire dove vanno le nuvole.

Questo gli dicevano, ma lui a queste parole si arrabbiava “lo fate apposta” diceva, “mi prendete in giro perché siete più veloci e non vi posso raggiungere, altrimenti vi farei vedere io….. Ma quale cielo, quali nuvole, quale azzurro, io lo vedo il mon­do, è qui a poca distanza dai miei occhi: è grigio, sporco, è freddo e quando piove è ancora peggio: diventa fango, ti insudicia, si rompe in mille rivoli e ti bagna ovunque.

Già, lui non poteva guardare in alto, vedere il cielo.

Pensava solo a divorare vermi ed insetti.

Se vedeva un fiore lo calpestava o lo strappava col becco. Se  poteva, attacca­va gli animali più giovani, e buon per loro se lui, per la sua natura, era troppo lento.

Del resto quando si nasce tar­taruga, costretti a portarsi appresso quella corazza, o si diventa filosofi o si intristisce. I

l bosco, quel piccolo mondo felice, oramai lo odiava: quell’essere senza slanci senza ne’ lacrime, ne’ sorrisi, ne turbava la pace e l’equilibrio.

Decisero di liberarsene: bastava capovolgerlo e sa­rebbe stata la sua fine. Ma chi osava farlo? e chi ne aveva la forza? Allora si misero tutti assieme: i piccoli roditori scava­rono una buca e gli uccelli la coprirono di rametti sottili.

Gli altri animaletti si misero al di là della buca, inveendogli contro per farsi inseguire ed attaccare. nonostante l’età e l’esperienza abboccò come un novellino: cadde nella trappola e si rovesciò.

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Quando riprese i sensi aprì gli occhi e fu quasi accecato.

Il mondo che vedeva non era più ne’ grigio ne’ sporco: era luce, era profumo.

E finalmente vide il cielo azzurro; Dio, che bello che era il mondo, e lui non l’aveva mai visto.

Dio se avesse potuto tornare indietro ed essere ancora giovane! Di certo non avrebbe più fatto del male ne’ ucciso, perché tutti devono vivere, godere di tanta meraviglia.

E poi le nuvole! Com’erano belle anche loro! Proprio come gliele avevano descritte: alcune bianche, altre rosa, e correvano, correvano… chissà dove andavano? Arche lui avrebbe voluto sa­perlo.

Questa era la vita ed era meravigliosa.

Gli scese perfino una lacrima.

Oramai lui era arrivato al suo capolinea, non poteva più fare nulla.

Morì così, senza scoprire dove vanno le nuvole.



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