Tutte le fiabe che parlano di "volo"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "volo", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
La bambina che imparò a volare
Anna era una bella bimba di nove anni, con guance rosse e paffute, due grandi occhi azzurri e biondi capelli che le scendevano dolcemente sulle spalle.
Andava volentieri a scuola, era molto brava, specie in matematica. Con le sue due migliori amiche, Gaia e Caterina, si divertiva a fare lunghe passeggiate in bicicletta, quando la stagione lo permetteva. Insieme frequentavano da poco il corso di danza, ma Anna non si sentiva per nulla a suo agio, un po’ invidiava le altre bambine, così magre, così aggraziate sulle punte dei piedi che parevano farfalle che aleggiavano sui fiori.
Già, perché Anna non era proprio filiforme, e questo la faceva sentire goffa ed impacciata. I maschietti ogni tanto le lanciavano qualche battutina, mentre lei si sentiva sempre più a disagio. A danza era andata per fare compagnia alle sue due amiche del cuore, nonostante fosse un’impresa restare sulle punte e indossare quel buffo vestitino rosa, le pareva di essere un confetto rotondo. La mamma cercava di rassicurarla.
-Non farti problemi, amore. Quando crescerai diventerai una ragazza bellissima! -le diceva.
Crescere è un’avventura // Video fiaba
Pippi è un uccellino educato, dal piumaggio folto e colorato.
È amico di tutti gli animaletti ed è goloso di vermetti.
Vola elegante, tra i cieli come un aliante;non si ferma mai, ed aiuta gli altri uccellini a togliersi dai guai.
Al canarino Mignolino, che l’aletta si era ferita, con un po’ di argilla l’ha guarita.
Al passerotto Lancillotto, che era affamato, una fetta di pane ha regalato.
Alla civetta Giulietta, che piangeva per amore, ha consolato il cuore.
Anche se non se ne fa un vanto, tra tutti gli uccellini è quello che vola più in alto.
Anche se non lo ammette, è più veloce delle saette.
Anche se dice di no, ha una canto che più bello non si può.
Tra polvere … e cielo
– Sono veramente stufo di fare sempre la stessa strada , nello stesso posto, fra le stesse cose – sbuffava ansimando il Povero Folletto , mentre s’intrufolava negli angoli più nascosti della cucina della famiglia Giacmul, ingoiando polvere e oggetti di ogni sorta. Alla sua veneranda età – aveva ormai 10 anni – avrebbe voluto godersi la libertà, uscire da quella casa di cui conosceva a memoria ogni piastrella, per averla strofinata migliaia di volte.
– Voglio scoprire il mondo, voglio conoscere gente diversa, provare nuove emozioni! – andava pensando tra sé.
– Sono ormai troppo vecchio e troppo stanco per infilarmi sotto i divani e le poltrone a ingozzare tutto ciò che gli altri abbandonano distrattamente sul pavimento – rimuginava in silenzio nell’angusto ripostiglio, dove lo avevano parcheggiato stanco morto, dopo avere ripulito tutta la casa.











