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Tutte le fiabe che parlano di "foresta"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "foresta", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

sigfrido vecchio bosco

Sigfrido e il Vecchio del bosco

C’era una volta un ragazzo di nome Sigfrido, che viveva in un villaggio non lontano dalla foresta. pasted Da quando i suoi genitori erano morti, gli zii avevano accolto lui e i suoi due fratellini.… 

elefante topolino

L’ elefante e il topolino

C’era una volta, nella grande foresta di Acacialandia, un enorme elefante di nome Bombo. Bombo era forte, ma anche un po’ impacciato. Ogni volta che camminava, faceva tremare il terreno come un piccolo terremoto. Gli… 

luna orfanello

La luna e l’orfanello

C’era una volta, in un piccolo villaggio ai piedi di una grande collina, un bambino di nome Elia. Non aveva mamma né papà, né qualcuno che lo attendesse a casa la sera. Viveva nell’orfanotrofio del… 

colibri coda dellarcobaleno

La coda dell’arcobaleno

-È tutta colpa tua!- esclamò furioso il piccolo e colorato Colibrì, agitando ancora più velocemente le piccole ali –Se non fossi così superba, ora non staremmo tutti qui riparati sotto a questo gigantesco albero a… 

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Il piccolo Zeo

Nella savana africana sotto un sole cocente, un gruppo di zebre assetate si recava presso un rigagnolo d’acqua quando una di esse di nome Tea, venne distratta da un volo di uccelli.

Inconsapevole si divise dal resto del gruppo perdendo così l’orientamento. Scese la sera e la zebra era alla ricerca affannosa di un rifugio dato che il luogo era infestato da animali feroci.

La zebra Tea camminò a lungo quando illuminata dalla luna scorse una piccola grotta, quindi decise di passarvi la notte. Nella semioscurità si adagiò in un cantuccio, appoggiò la testa su quello che poteva sembrare vagamente un cuscino poi sprofondò in un lungo sonno, non prima di aver considerato che il giorno seguente sarebbe andata alla ricerca del gruppo di zebre a cui apparteneva.

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L’unicorno Andromeda

L’Unicorno Andromeda amava galoppare nella foresta ricca di alberi dalle ricche fronde cariche di grandi foglie lucenti e dai fiori multicolore profumati e dalle più svariate speci.

Esso giovane e spavaldo di una bellezza incantevole passava le sue giornate a girovagare a curiosare sperando di imbattersi sempre in qualche nuova avventura. Nel suo gironzolare aveva trovato una serie di amici: Baffo il coniglietto, Geremia il topolino, Ben il cane, Rufus il gatto, Annabella la cerbiatta, Bianca la capretta, Carbone l’orsachiotto e Pasqualino il merlo.

Erano diventati amici inseparabili e passavano gran parte del tempo insieme dopo che,diligentemente avevano fatto tutti i compiti di scuola.

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Parole a un elefante

Un rumore nella foresta: tra i rami degli alberi si avanza lentamente un elefante. E’ guidato da un uomo che gli siede in groppa. Trasporta tronchi di albero dalla foresta, dove sono stati tagliati alla segheria.

Basta un piccolo cenno della mano, una parola dell’uomo, perchè l’elefante prenda con la proboscide un tronco, lo posi sulle zanne tenendolo bene fermo e lo trasporti dove vuole il padrone.

Questo è il lavoro di tutti i giorni, per il guidatore e per l’elefante.

Un giorno, in cui il lavoro era stato più duro del solito, l’uomo tornò a casa stanchissimo. Durante la notte si sentì male e allo spuntare dell’alba non potè riprendere il lavoro.

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Il boa e il vecchio

Un giorno i giovani di un villaggio decisero di mettere a morte tutti gli anziani poiché le persone ormai vecchie erano un peso per l’economia del villaggio.

L’unico dubbioso sul da farsi era un ragazzo di nome Asingo che, orfano di madre, non aveva intenzione di perdere anche l’amato padre per colpa dei suoi coetanei poco giudiziosi.

Così decise saggiamente di nascondere il vecchio genitore presso uno zio che stava nel villaggio vicino.

La notte seguente tutti gli anziani del villaggio di Asingo furono uccisi e la mattina si celebrarono i funerali solenni e le sepolture.

Passarono i mesi e il ragazzo spesso andava di nascosto a trovare il padre.

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L’elfo e la bambina (Un magico incontro)

– nonna – disse Frida – mi racconti una storia?-si piccola mia- disse la nonna ,andiamo nel mio soggiorno e mettiamoci a sedere sui divani vicino al caminetto ti voglio raccontare una bellissima storia che sa dell’incredibile….

Ascolta….

In un piccolo paese della Germania Est viveva con la zia,una splendida bambina di circa 10 anni aveva un nomignolo molto curioso , la gente del luogo la soprannominava “goccia di latte” perché la sua pelle era trasparente come una goccia , e bianca come il latte.

Era una bambina deliziosa ,esilarante e molto solare un tantino assai vivace però aveva un piccolo difetto era alquanto dispettosa ,gli piaceva scherzare con tutti e a volte la gente povera di spirito si arrabbiava terribilmente.

A quei tempi nel paese girava voce di un antica e misteriosa leggenda che aleggiava fin dai tempi più remoti.

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Uno di molti

Esisteva un luogo, tanto tanto tempo fa, dove gli alberi svettavano alti e il cielo era blu come non avete mai visto.

C’era una grande foresta che ricopriva i pendii di montagne maestose, e un lago ampio come un occhio spalancato, e lì gli inverni erano lunghi e freddi e le estati brevi e calde.

Giù a valle, sulle rive del lago, gli uomini avevano costruito un villaggio fatto di legno, che cresceva fino al centro dell’acqua stessa, su un lungo pontile scricchiolante che si specchiava sulle onde.

Tra gli uomini del villaggio ce n’era uno che si chiamava Beren, un giovane alto dai capelli scuri la cui principale occupazione era di andare a caccia di lupi nella foresta. Spesso partiva il mattino all’alba, quando i raggi del sole erano rossi e neanche arrivavano a lambire il lago, e tornava giorni dopo all’imbrunire, carico di pelli e carni. Il vecchio Zorb, che era il più anziano del villaggio e ricordava tante cose, non vedeva di buon occhio la passione di Beren, e scuoteva la testa sconsolato ogni volta che il giovane riportava i corpi senza vita dei lupi della foresta.

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Chi ha rubato il bel tempo?

Era l’epoca in cui il cielo, ancora giovane e con poca esperienza, reagiva a violente esplosioni di collera e riversava quantità enormi di neve senza preoccuparsi di nulla, solo per mostrare al mondo quanto fosse potente.

Sul grande lago ai piedi della montagna nevicò dunque per giorni e giorni. Tutto era coperto da uno spesso tappeto bianco, fitto come una coltre di nuvole.

Per gli animali era sempre più difficile trovare un rifugio e tutti si chiedevano se il bel tempo sarebbe mai tornato.

Una notte, lo scoiattolo fece  un grande sogno. L’orso metteva in un sacco tutto ciò che trovava sul suo cammino: bacche selvatiche, funghi, muschi, miele. E il sole brillava alto su di lui, e come brillava!!