Il cuore di Evans

Fiaba pubblicata da: Dora

Quanto può diventare duro il cuore di un uomo che ha perso la persona amata? Più ancora di quello di una pietra.

Era la vigilia di Natale quando la moglie accusò i dolori del parto del  secondogenito e così, lasciandola in compagnia del figlio di soli nove anni,  corse a chiamare il dottore.

La giovane coppia viveva in un paesino di montagna di quelli dove si conoscono tutti, ma quella sera delle poche anime rimaste in giro, c’era solo il vecchio mugnaio ubriaco come sempre, che barcollava cantando a scuargiagola.

Per il resto l’intera popolazione pareva inghiottita nel nulla, chiusa nelle case a festeggiare o sparita chissà dove.

Il dottore non si trovava da nessuna parte, né allo studio e neppure presso l’abitazione e per quanto Evans bussasse nelle case e gridasse che aveva bisogno di aiuto, non ci fu alcuno che si affacciasse per vedere che cosa stava accadendo.

Quando dopo diverse ore disperato come non mai l’uomo tornò verso casa, vide il figlio fuori dall’uscio, seduto sui gradini di casa con la testa china sulle gambe che piangeva. Non servirono quindi parole. Evans entrò come una furia in casa e un urlo dilaniò il silenzio e il suo cuore per il troppo dolore mutò per sempre.

La moglie aveva partorito una bella bambina, ma non era sopravvissuta.

Dentro di lui da quella notte, il lato oscuro crebbe così come il male e la rabbia contro tutte le persone, le feste e ed in particolare il Natale, che gli aveva portato via la sua amata e mai più l’avrebbe festeggiato.

I giorni, le settimane, i mesi passarono e le cose andavano sempre peggio. Evans non era più l’uomo di una volta. La cattiveria, la malvagità si erano impossessate di lui e a rimetterci c’era anche il figlio che stava subendo il risultato della mutazione del padre.

Difatti l’uomo cominciò a bere ed erano più le volte che si trovava alla locanda, che quelle che si recava al lavoro. Il risultato fu scontato: presto quei pochi risparmi che avevano messo da parte, sparirono e la situazione precipitò.

Inutili erano i consigli dei vicini di casa che gli ricordavano dei suoi due figli piccoli a cui dover pensare. Evans rispondeva con male parole, urlava contro tutti e spariva chissà dove anche per giorni interi.

Il figlio più grande che comunque era ancora un bambino, aveva lasciato la scuola per accudire la sorellina e nel frattempo, cercava chiedendo nel vicinato qualcosa da mangiare per entrambi.

Quando poteva inoltre faceva lavoretti per racimolare degli spiccioli, ma il padre appena se ne accorse mise subito le cose in chiaro. Quei pochi soldi li doveva passare a lui che puntualmente, sparivano ma non in cibarie per la famiglia, bensì in vino e vizi per l’uomo.

Inutili erano le parole di coloro che conoscendo la situazione cercavano di farlo rinsavire, ricordandogli i suoi doveri. Il suo cuore era stato inghiottito, avvolto dalla nube oscura, quella del male e nulla lo avrebbe salvato.

Un altro Natale si avvicinava e per Evans il dolore che gli trafiggeva il petto si faceva più forte, ma mai avrebbe immaginato che quel male si poteva trasformare.

Nella notte il paesino era stato imbiancato e quella vigilia sarebbe stata di sicuro molto fredda. Evans di prima mattina aveva lasciato i suoi figli a casa come sempre soli senza cibo, né soldi e nulla per riscaldarsi, perché la legna per la stufa era terminata. Uscito per andare chissà dove, non si era neppure accorto tanto era preso da se stesso, che il figlio maggiore da giorni zoppicava vistosamente.

A metà mattina il ragazzino prese in braccio la sorellina e cominciò a girovagare per vedere se qualcuno poteva dar loro una mano. La neve soffice era già alta, tanto da arrivargli sopra le ginocchia, ma lui anche se faceva molta fatica a camminare, non demordeva e con quel fagottino che teneva stretto a sé, procedeva seppur a fatica tra quelle lande desolate.

Gente in giro non ne trovava dato che alla Vigilia di Natale tutti gli abitanti del paesino, si riunivano per preparare il presepe dentro la piccola chiesetta che si trovava in fondo alla valle.

La neve non si era fermata un momento e continuando a cadere aveva ricoperto ogni cosa; inoltre aveva portato con sé il gelido vento del nord che tutti conoscevano bene. Le folate sferzavano così forti che ben presto arrivò una bufera. Trascorse in fretta il tempo e all’ora di cena quando Evans torno a casa la trovò misteriosamente vuota. Dei suoi figli non c’era alcuna traccia.

“Dove si saranno cacciati?” si domandò irritato “Appena tornano a casa mi sentiranno!” tuonò sbattendo forte la sedia a terra.

Il sole calò dietro i monti e il buio oscurò quasi tutto il paese. Solo la fioca luce di alcuni vecchi lampioni postati lungo le strade principali illuminavano la neve a terra, facendo apparire in quel punto come un miraggio; si aveva difatti l’impressione di veder piccole stelle cadute dal cielo.

Ad un certo punto decisamente arrabbiato per non dire furioso per il ritardo dei figli Evans prese il bastone, una torcia e coperto fino al collo, uscì alla loro ricerca.

“Adesso, capiranno chi comanda” borbottò avanzando a fatica nella notte,  affondando nella neve oramai divenuta altissima e venendo investito dalle gelide folate. A malapena si scorgevano in lontananza delle luci, erano quelle delle poche case del paese.

“Si saranno nascosti laggiù” disse e mentre rifletteva sul da farsi, udì un fievole lamento.

“Sarà stato il vento” pensò proseguendo, ma dopo qualche passo quel gemito divenne più forte e riconobbe chiaramente il pianto di un bambino.

Il suono proveniva dal lato sinistro della collina. Evans attirato e incuriosito, andò a vedere benché non vi fosse alcuna luce, ma con l’aiuto della sua torcia raggiunse il punto esatto e quello che vide lo fece rabbrividire, non certo per il fretto. Uscì dalla sua bocca un urlo terrificante che riecheggiò nell’aria, perché scorse la figura dei figli in fondo al crepaccio. Il maschio aveva il capo grondante di sangue e non rispondeva, ma nonostante questo ero riuscito a tenere la sorellina tra le sue braccia ed era lei, la piccola, che piangeva a dirotto.

“No! Non può essere!” gridò ancora e come un matto andava avanti e indietro non sapendo che cosa fare se non imprecare.

“Non riuscirò mai da solo a tirarli su”, pensò guardando la scarpata “Mi serve aiuto”.

Con la forza della disperazione, si diresse verso le case.

Una strana voce però cominciò a parlargli.

“Che cosa stai facendo? Perdi solo tempo, nessuno ti aiuterà. Ti ricordi, hanno lasciato morire tua moglie. Vattene alla taverna che intanto tuo figlio è già morto e tua figlia non potrà resistere a lungo, fa troppo freddo”.

Sentendo quelle frasi si bloccò. I suoi occhi si riempirono di odio, di rabbia era il male che lo stava tentando, cercando di portarlo a sé.

“Che cosa fai?” disse una vocina di donna dolcissima.

Evans si guardò attorno, ma nella bufera non c’era nessuno.

La vocina continuò “Non lasciare morire i tuoi figli per il tuo orgoglio. Vai, corri alle case e troverai aiuto”.

Come destato da un sonno si mosse e si rimise in cammino, ma dopo qualche passo di nuovo quella strana voce gli ricordò quanto dolore aveva dentro e quanto aveva sofferto.

“Quei poppanti ti hanno creato solo problemi. Se tu fossi solo, staresti molto meglio. Lasciali stare e vai alla taverna”.

“Sono i tuoi figli” gli ricordò la dolce vocina “Se muoiono li avrai sulla coscienza per sempre. Tu puoi salvarli, corri. Loro ti vogliono bene e si aspettano il tuo aiuto”.

Una lotta incredibile si stava scatenando: il male contro il bene. Chi avrebbe vinto? Chi sarebbe riuscito nel suo compito? Evans avrebbe salvato i suoi figli o avrebbe ceduto al dolore che per tanto tempo gli aveva fatto compagnia oscurando la sua mente?

Mentre udiva queste parole dinanzi a lui gli sembrò di scorgere una figura che lo fece trasalire e fu quell’apparizione che lo aiutò nella decisione.

In quell’attimo preciso un fievole bagliore raggiunse il suo cuore: era la fiamma della speranza che si era riaccesa in lui, scacciando l’oscurità per sempre.

Con tutta la forza che aveva in corpo raggiunse il paese e quando chiese aiuto qusta volta gli abitanti furono disponibili e gli aprirono le porte. Nel giro di poco i due bambini furono tratti in salvo vivi, anche se malconci.

Nel frattempo il prete attendeva nella chiesetta in fondo alla valle per la funzione, ma stranamente non c’era nessuno. Nonostante questo a mezzanotte in punto le campane suonarono dodici rintocchi: era Natale.

Da quella famosa notte Evans cambiò e divenne un uomo totalmente diverso. Grande lavoratore e papà amorevole e questo grazie all’amore che era riuscito ed entrare nuovamente in lui, scacciando l’odio una volta per tutte.

Ancora oggi molti si domandano che cosa abbia visto esattamente nella tormenta. C’è chi sospetta la morte ed altri invece il volto dell’amata moglie defunta. Qualsiasi cosa fosse, fu quella che lo aiutò nella scelta.



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