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Tutte le fiabe che parlano di "male"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "male", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

cuore evans

Il cuore di Evans

Quanto può diventare duro il cuore di un uomo che ha perso la persona amata? Più ancora di quello di una pietra. Era la vigilia di Natale quando la moglie accusò i dolori del parto… 

il giovane pescatore e il mostro marino

Il giovane pescatore e il mostro marino

C’era una volta, in una terra lontana e remota, un grande lago incassato fra montagne dalle cime innevate e sulle cui rive sorgeva un piccolo villaggio di pescatori. Intorno a questo grande e vasto lago… 

i tre cerini del diavolo

i tre cerini del diavolo

Un diavolo un po’ sciocco si trovava in un angolo buio la notte di Halloween ed aveva solo tre cerini. Voleva rubare. Notò una casa di fronte lui “Che bella villa pensò” e accese il… 

il falco e la colomba

Il falco e la colomba

Un giorno un falco, volando sopra gli alberi secolari di una foresta vide una colomba specchiarsi nelle acque del ruscello che bagnava quel luogo. Aveva ali bianche, delicate come le piume di un angelo e… 

ultima fetta mafia

L’ultima fetta

Piccola storia sulla Nutella, la varicella e la mafia. Papà, facciamo merenda? Ottima idea, la solita? Si. Nutella per me e marmellata di pompelmo per te. Esatto. Riscaldo il pane. Tu prendi il resto e… 

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Grande Vecchio e i Due Animali

Era da un po’ che Piccolo Uomo, di sottecchi, guardava Grande Vecchio.

Il fuoco crepitava, Grande Vecchio stava caricando la pipa.

«Cosa c’è, Piccolo Uomo?»

Piccolo Uomo si sorprese. «Come cosa c’è?».

«Sento che mi vuoi chiedere qualcosa. Ma non hai ancora deciso se chiedermela…».

«E tu come fai a saperlo?».

«Non lo so, infatti. Mi sembra… Però posso sbagliarmi. E in questo caso ti chiedo scusa se ti ho disturbato…».

Grande Vecchio era sincero. Aveva finito di caricare la pipa. Ora aveva preso uno stecco di legno dal camino e se la stava accendendo.

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Il serpente ingrato

In una giornata di tardo autunno (faceva molto freddo, i corsi d’acqua erano già ghiacciati) un cacciatore si senti chiamare:

– Buon uomo, salvami! La mia coda si è attaccata al ghiaccio.

Attraversando un ruscello, improvvisamente ghiacciatosi, un serpente era rimasto prigioniero.

Il cacciatore accorse, spaccò il ghiaccio col calcio del fucile e liberò il rettile intirizzito:

eredita

L’eredità

A tutti gli amici che stimo sinceri,
io lascio da oggi la mia eredità.
Nè terre e palazzi ,nè soldi nè averi ,
ma solo dei piccoli e chiari pensieri.

Prima di tutto si deve sapere
che al mondo nessuno è proprio perfetto.
Pertanto da questo bisogna partire
perché in  ognuno c’è almeno un difetto.

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Il bambino che parlava con la terra

 

C’era una volta un bambino che parlava con la terra.
Gli bastava soltanto accucciarsi e porgerle l’orecchio per sentirla parlare. Il bimbo e la terra giocavano insieme, nei pomeriggi di tutti i giorni dell’anno.

“Terra, terra, come giochiamo oggi?”

“Scavami bene, deposita un tesoro e coprilo di nuovo. Domani lo ritroverai.” E così il bimbo nascondeva il soldino che gli aveva dato la mamma, per ritrovarlo il giorno successivo.

“Terra, terra, cosa facciamo oggi?”

“Prepara le montagnette per far scivolare il trenino di legno. Oppure osserva bene le formiche e scopri dove vanno. Di sicuro, non ti annoierai.”

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La favola di un burattino

C’era una volta un vecchio burattinaio che aveva bisogno di burattini nuovi. Ora­mai i bimbi erano stanchi dei soliti personaggi. I suoi personaggi li costrui­va lui stesso: la mano non tremava nello scolpire il legno: né nel cucire i vestiti, né nell’annodare le sottili cordicelle. Così si recò nel bosco e, scelto il pezzo di legno che l’esperienza gli consigliava, se lo portò a casa. Non sapeva, però, che il bosco era incantato e che gli alberi racchiudevano anime dormienti in attesa che qualche evento le ridestasse. Gli era venuto proprio bene quel burattino; forse lo voleva diverso, ma le mani sembravano non ubbidirgli nello scolpire. A risultato ottenuto, però, non ne era scontento: aveva un aspetto ed uno sguardo dolci: ne avrebbe fatto un personaggio per parti da eroe, o comunque da difensore del Bene contro il Male.

La mente gli si schiarì piano piano. non sapeva perché si trovasse lì né chi fosse. Sentiva di essere vivo, di esserlo sempre stato, ma ora provava nuove sensazioni: il calore del sole, il fresco della brezza serale, l’inebriante silenzio delle notti del bosco e il dolce risveglio al canto degli uccelli e del ru­scello. Si guardò le mani, le giunture spigolose, i piedi, ed ogni cosa di sé che riusciva a vedere. Non cercava di capire chi fosse diventato e per quale motivo si trovasse in quelle spoglie: accetta­va la cosa e basta, perché sapeva che così era scritto che doveva es­sere e così era stato.

strano-incontro

Uno strano incontro…

«Io ti conosco», disse un giorno tutta piccata l’Ipocrisia alla Banalità: «Ti vedo in ogni anfratto, in ogni piega nascosta, quando riempi le mie pagine di sgorbi, di parole trite e ritrite, quando ti prodighi a scrivere per ogni uomo i tuoi pensieri morti, quando manifesti i tuoi sentimenti falsi, quando osi spargere luoghi comuni ad ogni angolo di strada».

«Anch’io ti conosco», rispose adirata la Banalità all’Ipocrisia, «quando appari timida e umile tra le righe, quando distingui peccato e peccato, e fai la faccia contrita da cristiano, o quando fai strisciare la tua lunga lingua sui marmi bianchi e gelidi degli alti scranni».

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Favola di Belfagor arcidiavolo

Leggesi nelle antiche memorie delle fiorentine cose come già s’intese, per relatione, di alcuno sanctissimo huomo, la cui vita, apresso qualunque in quelli tempi viveva, era celebrata, che, standosi abstracto nelle sue orazioni, vide mediante quelle come, andando infinite anime di quelli miseri mortali, che nella disgratia di Dio morivano, all’inferno, tucte o la maggior parte si dolevono, non per altro, che per havere preso moglie essersi a tanta infelicità condotte.

Donde che Minos et Radamanto insieme con gli altri infernali giudici ne havevano maravigla grandissima. Et, non potendo credere, queste calunnie, che costoro al sexo femmineo davano, essere vere, et crescendo ogni giorno le querele, et havendo di tutto facto a Plutone conveniente rapporto, fu deliberato per lui di havere sopra questo caso con tucti gl’infernali principi maturo examine, et piglarne dipoi quel partito che fussi giudicato miglore per scoprire questa fallacia, o conoscerne in tutto la verità.