31Mag
2013
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Kenny e la Costellazione perduta.

Fiaba di: francesco

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La fiaba

Era una serata calda d’estate e Kenny si trovava sul terrazzo della sua casa – insieme col suo papà – a osservare le stelle con il telescopio bianco. Il cielo era pulito da ogni nuvola, l’aria era calma e i grilli si sentivano cantare in lontananza.

Kenny era impaziente di guardare tutte le stelle che gli apparivano così belle e luminose: lucine come quelle che a Natale adornano l’albero dando splendore alle rosse palline. Mentre il papà cercava di sistemare la lente per la visione della costellazione d’Andromeda, Kenny gli girava intorno saltellando con i suoi occhi grandi e il sorriso spalancato a mostrare i suoi dentoni bianchi.

– Papà! Papà! Posso vedere le stelle? Voglio contarle tutte e poi metterle nel barattolo di vetro dove c’erano i biscotti regalati dalla zia Clara! –

– Un po’ di pazienza figliolo! Sto cercando di mettere a fuoco la lente. Ti farò vedere la costellazione di Andromeda che è molto bella.

Fermandosi di colpo Kenny con aria interrogativa disse – Chi è Andromeda? –

– E’ il nome della costellazione – rispose il papà curvo sul telescopio – Ogni gruppo di stelle ha un nome diverso a seconda da chi le ha scoperto o per origine mitologica. Per esempio la costellazione di Andromeda porta il nome di una principessa. –

– Una principessa! – esclamò Kenny che nel frattempo aveva tirato fuori una merendina al cioccolato e s’apprestava a sferrare il primo morso succulento.

– Raccontami la sua storia! Chi era? Che cosa faceva? – insisteva Kenny parlando con la bocca piena.

– Kenny stai mangiando dopo la cena? Se lo viene a sapere la mamma..! – disse il papà sempre curvo sul telescopio – Va bene ti racconterò di Andromeda, siediti sulla panca accanto ai tulipani.-

Kenny obbedì senza dir nulla, affianco a lui s’accomodò il papà che iniziò il racconto.

– Vedi figliolo, Andromeda, era una bellissima principessa vissuta molti secoli fa’ in un posto lontano dell’antica Grecia. Era una fanciulla buona e gentile, regalava sempre un sorriso a tutti, un po’ come fai tu Kenny, che sei sempre solare e sorridente. Un giorno, però, sua madre Cassiopea, che aveva incontrato nel bosco le ninfe Nereidi, disse con voce altezzosa che sua figlia era molto più bella di tutte loro e che Poseidone, il potente dio del mare, avrebbe dovuto cacciarle via per prendere tra le sue favorite solo Andromeda.

Le ninfe si offesero talmente tanto da chiedere a Poseidone di punirla per l’affronto ricevuto. Così il Padrone di tutti i mari inviò un mostro terribile a distruggere tutte le coste del regno del re Cefeo, padre di Andromeda. I sudditi avevano una gran paura, il mostro era tremendo, bruttissimo, puzzolente, e chiesero al re insistentemente di far qualcosa. Il povero re Cefeo, allora, invocò Poseidone affinché richiamasse a sé il mostro spaventoso; per tutta risposta il dio marino esclamò con voce possente:” Sacrifica tua figlia Andromeda al mostro ed esso vi lascerà in pace per sempre!”.

E quindi per colpa della madre, la disperata principessa fu incatenata ad uno scoglio con grosse catene a stringerla forte. Mentre attendevano l’arrivo del mostro, il re e tutti i sudditi, radunati sulla spiaggia, piangevano e si avvilivano allo stesso modo di Cassiopea che, ancora di più, si disperava, sentendosi in colpa per il destino della sua adorata figlia. Andromeda, legata alla roccia nel mare in tempesta, aveva paura e chiamava i suoi genitori. All’improvviso dalle acque emerse il mostro: la principessa urlò spaventata, mentre la creatura avanzava verso di lei con il suo puzzo insopportabile.

Quando tutto sembrava perduto, dal cielo si sentì un nitrito: era il cavallo Pegaso che cavalcava tra le nuvole e Perseo, il suo padrone, con la spada sguainata giunse in soccorso di Andromeda. Sconfitto il mostro, spezzò le catene e liberò la povera fanciulla che fatta salire in groppa al cavallo alato, la riportò, sana e salva, sulla spiaggia dove fu abbracciata dai genitori gioiosi e festanti.Così Perseo e Andromeda si sposarono e vissero a lungo felici e contenti. –

Kenny alzatosi in piedi di scatto, mimando la lotta con la spada esclamò – Anch’io voglio salvare una principessa dal mostro cattivo! Mi è piaciuta tanto la storia papà! E un giorno sarò l’eroe più forte del mondo! –

Sorridendo, il papà carezzò la testolina di Kenny, e si rimise a cercare la costellazione col telescopio che, stranamente, quella sera non riusciva proprio a trovarla. Era strano, non riusciva a capirne il motivo. E mentre Kenny correva per il terrazzo giocando a fare l’eroe, una voce dal basso lo chiamava: era la mamma che lo invitava a scendere giù perché era ora di andare a dormire. Il papà allora lo accompagnò giù per le scale, dove lo accolse la mamma che subito lo portò in bagno, dove la vasca era già piena d’acqua e, la schiuma, profumata, attendeva il solito salto di Kenny e lo schiamazzo birbante della sua voce.

– Mamma da grande farò l’eroe! Salverò la principessa e la sposerò! – disse Kenny giocando con la spugna azzurra tra le mille bolle di sapone.

– Sì amore mio, sarai l’eroe più bello e forte del mondo! Adesso però asciugati per bene, infila il pigiama e subito a nanna. –

Nella cameretta colorata il girasole già dormiva a testa curva, e il pettirosso sonnecchiava nella sua scatola di biscotti verde. La mamma rimboccò le coperte, amorevolmente, e baciando la fronte di Kenny gli augurò la buona notte e tanti sogni belli.

Alle tre del mattino, quando tutti in casa dormivano, un picchiettio alla finestra della cameretta destò dal sonno Kenny. Subito si precipitò ai vetri e aperti gli infissi, vide un grande carro con sei cavalli bianchi sospeso a mezz’aria e un giovane alto, magro, vestito con una tunica rossa che reggeva le redini. – Kenny! Kenny! Devi venire con noi! – Una voce sottile e delicata fece sobbalzare il piccolo che voltandosi vide un Cigno dorato nella sua cameretta che gli parlava. – Chi sei? Dove dobbiamo andare? – disse Kenny un po’ stranito. – Non c’è tempo – replicò il Cigno – l’Auriga ci aspetta! Dai, salta sul carro e poi ti spiegherò – disse il Cigno, e spiccato il volo afferrò Kenny per il pigiama e lo portò sul carro, dove il giovane in tunica subito incitò al galoppo i cavalli e di corsa svanirono tutti insieme nel cielo stellato.

Agli occhi di Kenny si apriva uno spettacolo straordinario: stelle luminose, galassie lontane che brillavano di luce propria e l’orizzonte spaziale profondo e silenzioso. A bocca aperta e con gli occhi spalancati Kenny era completamente rapito dalla bellezza dell’universo.

– E’ bellissimo lo spazio! – esclamò il piccolo – mi piacerebbe portarci la mamma e il papà! –

Il Cigno sorrise bonario, ma poi subito si fece serio in volto – Ascolta Kenny, abbiamo bisogno del tuo aiuto! La principessa Andromeda è stata rapita dalla costellazione del Leone, e Perseo ci attende insieme con Orione nell’emisfero Boreale. Solo tu puoi liberare la principessa! Solo tu, sul tutto il pianeta Terra, sei in grado di poter sciogliere le catene di ghiaccio che tengono prigioniera Andromeda e la sua costellazione!Infatti dice la leggenda: solo il più puro e coraggioso tra i bimbi della Terra potrà spezzare le gelide catene. –

A queste parole Kenny si riempì d’orgoglio, e senza alcuna paura disse con voce forte e sicura – Sì,sono pronto! Vi aiuterò! – E affacciandosi dal carro alato intravide da lontano la costellazione di Orione dove attendevano il cacciatore mitologico e Perseo in groppa a Pegaso.

Giunsero quindi al ritrovo prestabilito, il Cigno sollevò Kenny e planò su una cometa dove lo aspettava un grande bicchiere di latte e dodici biscotti al cioccolato; di fianco l’elmo dorato degli opliti ateniesi.

– Kenny, benvenuto tra le costellazioni! – disse Perseo scendendo dall’alato destriero – Grazie per aver accettato di aiutarci, te ne sarò grato per sempre. –

Anche Orione salutò il piccolo che si accingeva, con simpatica voracità, a spazzolare la merenda preparata. L’eroe mitologico, splendente come una singola stella, infilò l’elmo sulla testolina di Kenny, il quale, sorridendo con i suoi dentoni bianchi, sorseggiato fino in fondo il latte esclamò – Sono felice di essere qui e sono pronto per l’avventura! –

Subito, dunque, Perseo rimontò su Pegaso, il Cigno con Kenny sul carro dell’Auriga, mentre Orione, essendo un gigante, gli bastava correre a gran passi per spostarsi di stella in stella, di cometa in cometa. Partirono e, attraversando una fitta rete stellare di meteoriti, si ritrovarono dinanzi al covo del Leone. Kenny ne fu affascinato: la costellazione si presentava enorme, luminosissima e tutt’attorno correvano in circolo le Leonidi, uno sciame meteorico direttamente illuminato dal Sole. Si fermarono a poca distanza dalla prima fascia di meteore, e come base scelsero una piccola roccia ferrosa che galleggiava nello spazio.

– Dobbiamo studiare un buon piano per arrivare al centro della costellazione – disse il Cigno – Bisogna ingegnarsi per bene, il Leone è molto forte, e come alleati ha le costellazione del Lupo e della Lucertola. –

Si radunarono attorno ad un fuoco, acceso da Orione, con Kenny che col naso all’insù osservava le miriadi di galassie che volteggiavano leggerissime per l’universo intero.

– Ascoltatemi bene – disse Perseo – Faremo in questo modo – e posando lo scudo possente e la spada infocata, disegnò sulla polvere meteorica la bozza del piano d’azione – Cigno, agitando le tue forti ali, spazzerai via, creando un perfetto corridoio, lo sciame meteorico delle Leonidi, in questo modo l’Auriga porterà Kenny al centro della costellazione e nascosti sotto il carro io e Orione attaccheremo a sorpresa il Leone e i suoi scagnozzi. –

Così deciso il Cigno iniziò a sbatter le ali sempre più forte, sempre più veloce, e pian piano si creò uno stretto vortice tra le meteore. Subito l’Auriga lanciò al galoppo i cavalli: Kenny col suo elmo ben stretto in testa s’aggrappò al carro che sfrecciava ad una velocità esorbitante; sotto, come previsto, Perseo e Orione erano rannicchiati nascondendosi all’ombra delle ruote.

Giunsero così al centro della costellazione.

Ma non ebbero tempo di rendersene conto che subito sbucò dal nulla la Lucertola che attaccò i cavalli dell’Auriga; Perseo venne fuori e con la sua spada infuocata sbalzò via il nemico che però tornò alla carica dirigendosi verso Kenny che, abbassandosi evitò il colpo. Allora Orione intervenne e con un pugno sul muso sconfisse la Lucertola che venne spedita fuori dalla costellazione dissolvendosi in polvere di stelle. A questo punto dietro Perseo, in silenzio, comparve il Lupo che abbrancò l’eroe mitologico con i suoi artigli feroci.

– Perseo resisti! – esclamò Orione – e afferrò il dorso dell’animale furente – Kenny prendi il mio arco e scocca una freccia in mezzo alla fronte del Lupo. –
Kenny subito raccolse l’arco e, aggiustatosi per bene l’elmo, prese la mira scoccando il dardo che colpì la fronte del Lupo il quale si dissolse in polvere di stelle.

– Bravo Kenny! Ci hai salvato! – esclamarono in coro Perseo ed Orione.

Kenny esultò alzando le braccia ed esclamando – Evviva! Abbiamo vinto! –

Ma la gioia durò poco. Infatti dal centro della costellazione si ramificarono due fasci di luce: il primo fece comparire Andromeda dai lunghi capelli verdi, vestita di bianco, legata alla stella Algieba, la criniera della costellazione; la seconda fece apparire il Leone, dalla folta chioma gialla e dalle fauci enormi, il quale emise un tremendo ruggito che fece tremare tutto l’universo. Kenny, che fino ad allora s’era dimostrato coraggiosissimo, iniziò ad avere un po’ di paura e si strinse alla tunica dell’Auriga.

– Vile Leone! – gridò Perseo – Libera mia moglie immediatamente, o assaggerai la mia spada! –

– Non temo nessuno di voi! – ruggì il Leone – Ora vi sconfiggerò tutti e vi caccerò dalla mia costellazione! –

Così disse e balzò in avanti con gli artigli affilati, le zampe protese e le fauci spalancate. Colpì dapprima Orione che cadde con la schiena sulla stella Denebola, la coda della costellazione. Poi si scagliò contro Perseo che si difese con il suo scudo possente, ma il leone con una zampata glielo tolse scoprendolo sul fianco destro, così con un’altra zampata lo atterrò sulla stella Zosma, riflettendo il bianco azzurro del suo colore. A questo punto il Leone si diresse verso il carro dove Kenny e l’Auriga erano ormai indifesi.

– Farò di te, mio piccolo umano, un sol boccone – disse il Leone ridacchiando di gusto. Il povero Kenny non sapeva che fare, pensò alla mamma e al papà, ma non pianse, non voleva darla vinta al Leone.

– Non ho paura di te – esclamò tremante Kenny – Ho l’elmo di Perseo, è indistruttibile, mi proteggerà! –

– Povero scioccherello – ruggì il Leone – userò il tuo elmetto come stuzzicadenti. Ora basta parlare, mi è venuta fame. –

E mentre s’apprestava a saltare con la bocca ben aperta e la lingua a leccarsi i lunghi baffi, Kenny chiuse gli occhi e….li riaprì dopo pochi secondi: Perseo aveva afferrato la criniera del Leone e stavano combattendo sollevando un polverone di stelle. I colpi sembravano fulmini, e tuoni erano i pugni sferrati. Poi Perseo riuscì a divincolarsi dal Leone che atterrò rovinosamente all’indietro col ventre scoperto; quindi l’eroe mitologico, impugnata la spada infuocata, colpì il Leone nel suo punto vulnerabile che si dissolse, con una vampata luminosissima, in polvere di stelle.

Kenny balzò fuori dal carro e con Orione che, nel frattempo si era ripreso dal colpo subito, corsero da Perseo che subito cercò di liberare Andromeda dalle catene ghiacciate con la sua spada infuocata, ma non ci fu verso, le catene non si spezzavano. Allora chiamo a sé Kenny – Solo tu, mio piccolo amico, puoi liberare la mia principessa. La leggenda è vera. –

Kenny non se lo fece ripetere due volte. S’avvicinò ad Andromeda e, con la sua purezza d’animo, toccando semplicemente con le manine le catene di ghiaccio, queste si spezzarono in tanti minuscoli pezzi e Andromeda fu libera.

Tutti esultarono felici.

– Evviva Kenny! Evviva Perseo! –

Andromeda, dopo aver abbracciato il suo consorte, si chinò verso Kenny – Grazie mio dolce e piccolo eroe, grazie per avermi liberata. – E lo baciò sulla guancia che diventò subito rossa come tutto il faccino, sorridente e imbarazzato.

Salirono, dunque, tutti insieme sul carro alato, e volarono via dalla costellazione, attraverso il corridoio creato dal Cigno, che era rimasto fuori le Leonidi mantenendo aperto il passaggio. Alla vista degli eroi fu risollevato, e quando il carro oltrepassò il vortice, fermò le sue ali e l’imbuto creato scomparve.

– Ce l’avete fatta! Evviva! Sono felicissimo! Bravo Kenny siamo tutti orgogliosi di te! Sei stato molto coraggioso! – esclamò il Cigno – Ora riposati un po’ mentre mangi qualcosa, qui per te ho preparato altri biscotti e un grande bicchiere di latte. –

E così, sorridente e felice, Kenny consumò la sua merenda, e quando finì, col pancino pieno, fu chiamato da Orione, che nel frattempo aveva scolpito in cielo una nuova costellazione. Kenny guardò verso l’universo e vide sei stelle luminosissime che disegnavano il suo faccino sorridente.

– Per ringraziarti al meglio dell’aiuto prezioso che ci hai dato – disse Perseo – Da oggi avrai una costellazione tutta tua affianco a quella di Andromeda. Tutti dalla Terra potranno vederla. Ed ogni volta che vorrai, potrai venire qui, ti basterà chiamare dalla finestra della tua cameretta l’Auriga che subito verrà a prenderti. –

Kenny saltò dalla gioia e festante abbracciò tutti.

– Che bello!!! Grazie, grazie a tutti voi!!! Ho una costellazione!!! Che bello!!! –

Salutati Andromeda, Perseo ed Orione, Kenny salì sul carro alato e insieme con il Cigno fece ritorno a casa col cuore colmo di gioia e con tanti ricordi della bellissima avventura.

Giunto nella sua cameretta, il Cigno gli rimbocca le coperte e con una carezza affettuosa vola via lasciando Kenny addormentato e sereno.

Il mattino arrivò sereno e splendente col sole a illuminare un cielo azzurro e limpido.

– Kenny, sveglia! – disse la mamma entrando in cameretta – E’ ora di alzarsi amore mio, bisogna che ti prepari per la scuola! –

Kenny aprì subito gli occhi e abbracciata la mamma dopo aver ricevuto il bacio del buongiorno, si ricordò dell’avventura vissuta e iniziò un logorroico racconto della notte trascorsa.

– Che bel sogno che è stato amore mio – esclamò la mamma, cercando di vestire Kenny che sgattaiolava, per tutta la casa, mimando le gesta eroiche di Perseo e Orione. Anche il papà era della stessa idea, ma a Kenny non sembrava proprio esser stato un sogno! Il girasole, alzata la testa, sorrideva bonario, e il pettirosso cinguettava come per prenderlo in giro.

– Avrò forse sognato per davvero? – pensò Kenny tra sé e sé – Ma no, io tra le costellazioni ci son stato! I biscotti erano saporiti e veri! – Mentre si arrovellava con questo dubbio, notò della polverina dorata fuoriuscire dalla tasca del pigiama riposto sul lettino e, infilata la manina, tirò fuori un po’ di polvere di stelle. Con grande gioia e stupore la lanciò in aria creando, sulla parete della cameretta, tutte le costellazioni inclusa la sua.

Non era stato un sogno!

Kenny, allora, si voltò verso il girasole e il pettirosso che, meravigliati, s’incantarono dinanzi a quella vera e propria magia. Ormai era giunta l’ora di andare a scuola, la mamma lo attendeva sull’uscio della porta. Presa la cartella, corse giù per le scale e salito in auto, lanciò uno sguardo alla finestra della sua stanzetta: un luccichio lo fece sorridere mostrando i suoi dentoni bianchi.

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