28Apr
2013
terza-notte

La terza notte

Fiaba di: Nonna Giuly

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

La piccola gallinella fece, per la prima volta, tre uova e si mise, pazientemente, a covarle.

Mentre i giorni lentamente passavano, la dolce gallinella immaginava come potevano essere i suoi piccoli e non vedeva l’ora della schiusa, avvicinandosi alla schiusa si mise ad ascoltare i piccolissimi movimenti delle tre uova.

Passarono così circa tre settimane e finalmente, una notte, la gallinella avvertì la schiusa del primo uovo e , successivamente, quella del secondo.

Tutta eccitata attese la schiusa del terzo che però non avvenne.

L’alba la sorprese preoccupata ed agitata perché si chiedeva come mai il terzo uovo non si apriva, anche se si ripeteva che presto sarebbe accaduto.

Cominciò cosi una ansiosa attesa ed ogni tanto guardava l’uovo, mentre accudiva i due pulcini appena nati.

Certo, pensava la gallinella, il terzo uova era diverso dagli altri .

Non era bianco come gli altri, era leggermente maculato ed era anche più grande; la gallinella non sapeva cosa pensare.

Più le ore passavano e più era preoccupata, come mai non si apriva, pensava, non era fecondo?, era, forse, solo un guscio vuoto?.

Il primo giorno ed anche la notte, passarono lentamente, senza che nulla accadesse.

L’alba del secondo giorno la trovò triste e stanca, si sentiva depressa, anche se continuava a ripetersi che in fondo aveva sempre due pulcini.

Ogni istante sperava di sentire dischiudersi l’uovo, ma ciò non avvenne.

Giunse così anche la terza notte e la gallinella giunse ad una conclusione: se non si fosse aperto, all’alba avrebbe dovuto smettere di covarlo perché, forse, non era fecondo.

La piccola gallinella, stanca della lunga veglia, ogni tanto chiudeva gli occhi per poi svegliarsi improvvisamente al più piccolo rumore.

Ogni volta che si svegliava si poneva sempre la stessa domanda: se non si apre cosa faccio? Continuo a covarlo o no?

Ogni volta non riusciva a prendere una decisione, aveva, persino, valutato tutti i prò e i contro ma non era riuscita a concludere nulla. Sapeva solo che, se avesse deciso di non covarlo, se ne sarebbe per sempre pentita e calde lacrime le bagnarono gli occhi.

L’alba stava per sorgere e lei non aveva preso ancora nessuna decisione.

Fra qualche istante il sole sarebbe sorto e lei era sempre più indecisa; fu proprio in quel momento che avvertì un movimento nell’uovo e sentì rompersi il guscio; si spostò per guardarlo e vide un piccolo becco giallo muoversi e spezzare pezzi di guscio per allargare l’apertura.

Fu così che nacque Gedeone il gallo cedrone.

La gallinella, guardò il terzo suo pulcino e vide che era leggermente diverso dagli altri due.

Era sicuramente più grande degli altri due e non aveva tutte le piume gialle come i fratelli ma gialle, grigie e qualcuna nera.

Man mano che Gedeone cresceva, crebbero le differenze con gli altri pulci. Quando fu il momento della crescita delle piume, ai fratellini nacquero solo quelle bianche, mentre a lui nacquero : grigie, azzurre e soltanto qualcuna bianca; fu così che la gallinella capì che mentre i primi assomigliavano a lei, il terzo aveva preso dal padre che era un gallo cedrone.

Ben presto, i polli della fattoria, vedendolo diverso da loro, cominciarono a prenderlo in giro.

Il povero Gedeone non riusciva a capire perché lui era diverso e tutti lo prendevano in giro a cominciare dal fatto che lui era più grosso di tutti i pulcini.

Gedeone cercava sempre di essere come gli altri polli, ma spesso data la differenza con gli altri, finiva per sembrare goffo e pasticcione, aumentando così la loro ilarità.

Spesso si sentiva tanto triste e avrebbe voluto piangere, ma rimaneva chiuso nel suo dolore.

Passò così del tempo e Gedeone crebbe trasformandosi, a sua insaputa, sempre più in un gallo cedrone dalla stupenda coda nera . Era diventato, alla fine, la copia di suo padre dalle piume azzurre, nere e grigie.

Gedeone cominciò a sentire, inspiegabilmente e sempre poco prima dell’alba, una gran voglia di cantare; finche una mattina, non riuscendo a frenare quell’istinto, corse verso il punto più alto del tetto del pollaio e iniziò a cantare il suo “chicchirichì”, sempre più forte, verso i primi raggi del sole.

A quel canto si svegliò tutto il pollaio e perfino il fattore corse a vedere .

Quando Gedeone finì di cantare sentì venire dal pollaio un rumore come di ali battenti, meravigliato guardò verso il basso e vide tutti i polli del pollaio battere le ali guardando verso di lui.

A quello spettacolo, Gedeone, non riusciva a credere, era felice, finalmente non lo avrebbero più deriso, anzi lo avrebbero ammirato per il suo meraviglio canto.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti