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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Come nascono i bambini

Prima o dopo succede che tutti i bambini chiedano e vogliano sapere come sono nati: è un lungo viaggio, eccolo.

Tutto comincia il giorno che una mamma e un papà s’innamorano. Si vedono (può essere stato ad una festa, per strada, in ufficio o in discoteca) e i loro cuori iniziano a battere come i bassi di un pezzo di disco – music (Ettunz, ettunz, ettunz…). Poi cominciano, forse per il troppo sangue affluito al cervello, a non capire più nulla: sapete, quelle cose stupide che fanno solo i grandi, tipo disimparare a parlare (picci-picci, cippi-cippi, cicci-cicci, muci-muci ecc. neanche il vostro fratellino piccolo era così scemo prima d’imparare a dire mamma e papà).

Dopo viene la fase peggiore (per fortuna non quella del ritorno ai pannolini): si vanno a sedere su di una panchina al parco, si guardano negli occhi e scoprono che non sanno più pronunciare neppure quelle parole piene di “c”, ora fanno solo dei sospiri pieni di “a”; è proprio una regressione, dopo le consonanti tornano alle sole vocali.

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Le papere ballerine ed il ballo di fine estate

Nel bosco di Lilybets vive una famosa coppia di papere appassionate di cià cià cià e vincitrice di numerose gare di balli di coppia. Nella loro scuola di danza, “Balla quà, quà, quà ”, vicino alla sorgente dalle acque blu, si radunano, così, sera dopo sera, tutti gli animali del bosco a seguire le loro lezioni.

I signori conigli scodinzolano a ritmo di musica le soffici codine a forma di pon pon, il lupo litiga con la moglie, perché si distrae quando vede signor e signora Porcellina ancheggiare tanta deliziosa ciccetta, le tartarughe, ahimè, trottolano sui piedi di tutti i partecipanti e tanti altri simpatici animaletti danzano allegramente. La scuola di ballo di Mr e Ms Papérs è aperta tutta l’estate, e, quando il caldo soffoca l’aria, è bello ritrovarsi insieme, mentre le lucciole illuminano la pista di ballo coperta da migliaia di sassi colorati. La musica avvolge magicamente alberi, piante e fiori e sembra di partecipare ad un ballo di corte in un meraviglioso palazzo regale.

Il tempo scorre piacevolmente e, come spesso accade quando ci si diverte, i giorni volano via veloci. Così, un anno, arrivati alla fine dell’estate la maestra di danza decise di indire un ballo per proclamare la più brava coppia di ballerini dell’anno. E, quando finalmente arrivò la fatidica sera tutti gli animali del villaggio sembravano dame e principi; chi si era arruffato la criniera, chi aveva legato alla coda un fiocco colorato di raso, chi si era sistemato margherite e boccioli di rosa dietro le orecchie.

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La leggenda della Befana

La notizia della nascita imminente del Salvatore si era sparsa per tutta la Palestina ed anche oltre.

I poveri, gli umili, i bistrattati, ma anche uomini potenti si misero in marcia per andare a Betlemme, dove la famiglia che aveva avuto la fortuna di ricevere l’incarico di mettere al mondo il Cristo fatto persona, si era recata per il censimento.

Andarono pastori con le loro greggi, portando doni: chi un agnello, chi una forma di formaggio di pecora, chi un piccolo sacco di grano, chi un pane appena sfornato nel forno di casa.

Dall’oriente anche tre re, così potenti da essere chiamati Magi, si misero in viaggio a dorso di cammello per andare a rendere il doveroso omaggio a colui che riconoscevano come molto superiore perfino a loro stessi, al loro prestigio e al loro potere.

Erano tre uomini giusti.

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Il pifferaio magico

Questa è una favola quasi vera, perché perfino in una città asettica e a volte disattenta e crudele come Milano, a volte si può ambientare una fiaba se si ha ancora voglia di emozioni semplici e pulite, se si ha voglia di credere nelle cose ingenue, semplici e belle.

Come tutte le fiabe inizia con: “C’era una volta”…

C’era una volta un uomo anziano, ma non così anziano come si potrebbe pensare.

Era un uomo modesto, un pensionato che viveva con un sussidio da fame dopo una vita di lavoro per arricchire altri, ma era pulito, ordinato, sempre sbarbato e con un sogno ed un’arte nel cuore.

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Il fiammifero e la farfalla

In un posto tutto buio e freddo, dove non si vedeva nulla, un piccolo fiammifero si aggirava tutto solo vagabondando di qua e di là in cerca di un po’ di compagnia, quando a un certo punto sentì la presenza di qualcuno.

«Chi è?» domandò cortesemente.

«Sono una farfalla» ricevette come risposta.

«Una farfalla, e che cosa è mai?» pensò il fiammifero non avendone mai vista una, quindi incuriosito chiese «Io sono un fiammifero e posso accendere un fuoco, e tu?».

«Ma che domanda è mai questa» scocciato si sentì replicare, quasi a snobbarlo.

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L’amore di Filù

C’è un piccolo bosco, in Trentino, che è ancora oggi abitato da una razza di gnomi.

Negli altri boschi, purtroppo, specie affini si sono estinte a causa del disboscamento o del turismo, quindi potremmo considerare questi gnomi di montagna una specie protetta, solo che né il WWF, né alcun altro conosce la loro esistenza.

So che non mi crederete: perché mai nessuno li ha visti, se veramente esistono, vi domanderete? La risposta è semplice: per continuare ad esistere i pochi sopravvissuti devono tenersi nascosti, così da non fare la fine dei loro simili liguri, lombardi, silani eccetera.

Ogni tanto qualcuno, è vero, afferma di averli veduti, ma, fortunatamente, nessuno gli crede e, spesso, lo intervistano in televisione come si fa con un mentecatto innocuo e, tutto sommato, simpatico e divertente.

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Il profumo del paradiso

Beniamino era un bambino con un animo dolcissimo, buono e particolarmente sensibile. Quel giorno, si trovava al capezzale della madre morente.

“Non devi essere triste” le diceva la donna per rincuorarlo e rassicurarlo sfiorandogli dolcemente il capo sforzandosi di sorridere “Andrò in Paradiso che è un posto bellissimo”.

Il piccolo però sembrava preoccupato e non convinto da quelle parole.

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Maghetto e Streghina

Maghetto,un piccolo mago che abitava in mezzo al bosco, stava facendo colazione con i suoi biscotti preferiti quando sentì bussare alla porta:

“Maghetto apri, sono io! Devo dati una notizia importante!”

Era la sua amica Streghina, “Sai”!!!, gli disse non appena entrata in casa

“siamo stati invitati alla grande festa della magia, ci saranno le streghe, le fate e i maghi più bravi del mondo, si danzerà per l’intera notte, poi io e te insieme faremo sentire a tutti la nostra  prima formula magica e riceveremo in dono il cappello stellato.”

“Fantastico Streghina !” esclamò maghetto pieno d’entusiasmo, “adesso però dobbiamo pensare a una formula super, diversa da tutte quelle in circolazione, una formula magica nuova, strepitosa che lasci tutti a bocca aperta per la meraviglia”

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Il tesoro delle streghe

In un paese lontano esiste un tesoro fantastico: il tesoro delle streghe.

Ma trovarlo non è facile perchè si trova in un sotterraneo di un buio e nero castello, dietro a una grande porta di ferro sulla quale sta di guardia la Strega Nera, la regina di tutte le Streghe.

Il primo giorno d’estate la Regina nera apre la porta di ferro per sette minuti e allora è possibile vedere l’immenso tesoro.

Chi ha il coraggio di stare con ragni velenosi, tarantole, ragnatele, pippistrelli, gufi, civette e barbagianni che custodiscono il tesoro in quel sotterraneo, potrà entrare nella stanza e portar via tutto l’oro che vuole.

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Il figlio del mare

In un paese lontano, sulle rive del grande oceano, i pescatori con le loro barche affrontavano ogni giorno le onde minacciose per pescare un po’ di pesce.

Con loro partiva sempre Medjo un giovane dai capelli rossi, forte e coraggioso che i pescatori avevano soprannominato “Figlio del mare”.

Medjo non aveva una barca sua e il suo sogno più grande era proprio quello di possedere un veloce battello da pesca tutto suo per affontare da solo il mare aperto.

In attesa che questo sogno si avverasse, egli seguiva i pescatori in mare, li aiutava a tirare su le reti cariche di pesci, oppure scompariva tra le onde nuotando sempre più lontano dalla riva.

Il seme di soffione

soffione

In un verdissimo prato contornato da tante chiazze colorate viveva una pianta con tanti grossi fiori gialli, insieme a tante altre sue gemelle.

Pianta che attirati in primavera il maggior numero d’insetti per impollinare i suoi fiori, li vedeva trasformare in tanti piccoli semi, che potevano planare nell’aria con l’aiuto del vento, grazie ai lunghi filamenti bianchi posti come dei raggi di sole sulla testa del loro esile corpo.

In un giorno come tanti altri, quando ormai la stagione era matura e tutto pronto per l’addio dei semi dalla madre pianta, uno di questi nel vedere dalle altre piante il volar via degli altri semi di soffioni esclamò «Mamma perché dobbiamo andarcene?».

«È così che le cose sono sempre andate e così devono andare» gli spiegò la madre, cercando di fargli accettare quanto stava succedendo.

«Io non voglio lasciarti qui tutta sola, mamma, come sta accadendo per le altre piante» replicò il piccolo seme alla madre «Non è giusto» continuò.

«Figlio mio anche io prima di te sono stata un seme e ho dovuto lasciare mia madre e tutti i miei fratelli, solo così il mondo può proseguire» aggiunse la madre.

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La signora del tempo // Un’autostrada affollata

signora-del-tempoQui tutte le puntate.

La Londra shakespeariana per Clarissa fu un’esperienza incredibile, conoscere il grande commediografo la esaltò. Mentre viaggiavano per raggiungere l’epoca, il dottore le aveva detto che conosceva il commediografo di persona, l’unico problema era che Shakespeare fece molta fatica a riconoscerlo, ma bastò che il dottore gli mostrasse il quadro che aveva ispirato il suo sonetto e lui non ebbe più dubbi. Clarissa imparò che viaggiando con il signore del tempo poteva accadere di tutto. Un popolo che i signori del tempo avevano rinchiuso nella terra del vento cercò di cambiare la storia. Tre di loro avevano fatto una specie d’incantesimo a Shakespeare, sul momento il dottore non se ne era accorto. Le tre donne fecero l’errore di attaccarlo, con i loro incantesimi, in lui avevano riconosciuto uno dei loro nemici, quando una di loro cercò di carpire quali fossero i suoi punti deboli, lui riuscì a trarre forza da ognuno di essai. Il primo attacco fu di usare il nome di Catrin e di Luce; con il primo volevano far leva sul suo senso di colpa. Con il secondo invece di far leva sul dolore di non averla accanto sempre, ma nonostante la sofferenza lui riuscì a sventare l’attacco traendo forza da quei due dolori. Il secondo attacco lo fece con una bambola vudù, con uno spillo trapassarono il torace della bambola che lo rappresentava, il dottore cadde a terra, svenuto, la donna si allontanò convita d’averlo ucciso.