09Giu
2011
signora-tempo

La signora del tempo (16) / Il capitano Yaek Prais

Fiaba di: marzia.o

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La fiaba

Qui tutte le puntate.

Luce stava guardando il Tamigi, o per meglio dire stava guardando il letto del Tamigi, non sapeva se mettersi a ridere o se piangere. Sapeva perfettamente chi era stato, e non dubitava del fatto che in quel momento per Yaris, svuotare il fiume, o per meglio dire deviare il corso d’acqua era la soluzione migliore, ma poteva anche riportarlo nel suo letto una volta concluso il suo lavoro.

Sospirò, perché sapeva che toccava a lei riportare il fiume nel suo letto. A guardare quello spettacolo c’era anche un uomo, alto, dai capelli neri, occhi dello stesso colore, dal naso leggermente aquilino dagli zigomi alti e dalla mascella volitiva.

Sbirciandola di soppiatto azzardò dire:

«Ha combinato un bel pasticcio, il nostro amico dottore».

«Già», si limitò dire Luce.

«Però deve essere stato uno spettacolo non da poco, vedere il fiume sparire».

«Sì», ripose Luce secca.

«Deve essere stata anche grandiosa l’esplosione della stella che sfrecciava nel cielo».

«Certo doveva essere tutto stupendo. Io lo mando nel sistema Xiserio, per salutare Catrin, e lui mi prosciuga il Tamigi, proprio stupendo». Yaek Prais, l’uomo che stava discutendo con lei stava per controbattere, ma Luce continuò:«Sì, si lo so che per noi il tempo è relativo, ma almeno finisci il lavoro uffa», poi rivolta Yaek, «Trova il materiale per immergersi Yaek».

«D’accordo, ma non converrebbe usare il Tardis per immergersi?».

«Sarebbe più spicciativo, ma non voglio usare la sua energia per così poco».

«Capisco, scommetto che sei uno schianto con la muta da sub», Luce gli lanciò un’occhiataccia e lui si affretto dire, «Ok la smetto con le battute».

«Sarà il caso o ti riporto, dove ti ho trovato», ma mentre lo diceva sorrise ripensando a come lo aveva conosciuto.

Era tornata sul Tardis, dopo d’aver lasciato il signore del tempo, non fu facile affrontare suo padre, il quale non voleva credere a ciò che il figlio maggiore e la nipotina avevano raccontato. Carlos continuava a vedere la figlia come se fosse ancora quella bambina delicata e indifesa e sola. Lui conosceva bene quella sensazione, perché l’aveva vissuta sulla sua pelle, troppo intelligente e troppo sveglio per frequentare i ragazzi dall’intelligenza così detta normale. Sposando Magda che da sempre non brillava d’intelligenza, aveva sperato che i suoi figli prendessero un po’ della sua stupidità, ma niente da fare. Tre, tre figli uno più intelligente dell’altro, massimo dei voti a scuola, carriere nei campi prescelti assicurate, e Luce la più brillate dei tre. Carlos non ricordava più quante lauree la figlia avesse, la più giovane fra gli abitanti dell’Inghilterra a essere corteggiata dalle varie facoltà universitarie, ma lei aveva sempre rifiutato, lavorando al fianco dei fratelli e occupandosi della nipotina. E adesso gli venivano dire che appartenendo a una stirpe antica d’alieni lei ne aveva assunti i poteri, con durezza le disse:

«Luce questo gioco deve finire, voglio sapere che cos’è quest’affare?».

«Non te lo spiegato Ronald?», chiese la ragazza liberandosi dell’abbraccio della nipotina.

«Oh sì, ma voglio sentirlo da te».

«Quest’affare si chiama Tardis, ed è una macchina del tempo, con lui si può viaggiare nel tempo e nello spazio, e tutto diventa relativo».

«E tu avresti due cuori?».

«Sì».

«Non ci credo, e te li ho trasmessi io, se ho capito bene?».

«Sì, Linda vai a prendere quello che sai», mentre la bimba correva su per un corridoio, la ragazza cambiò espressione e rivolta al fratello maggiore chiese, «Ci stata un’anomalia perché non mi hai chiamato?».

«Perché non mi è sembrata importante, sarà durata nemmeno trenta secondi».

«Sì è così, si può dire che non abbiamo nemmeno avuto il tempo di capire che c’era», intervenne Jemes, che invece aveva accettato la situazione.

«Capisco, il Tardis deve averlo registrato, una volta tolto il campo di contenimento potremo capire cosa la causata».

«Perché pensi che la macchina del tempo l’abbia registrata?».

«Perché è programmata per questo. Il campo di contenimento impedisce a ogni cosa di uscire, ma anche di entrare, perciò doveva essere molto potente per creare un’anomalia nel campo».

«Potrebbe un meteorite, o giù di li aver colpito il campo di contenimento?».

«Mmmh, potrebbe ma è un po’ tirata la cosa».

«E allora cosa può essere?».

«Un’onda psichica», mentre parlava Luce aveva tolto il campo di contenimento, ed esaminò i dati dell’anomalia, «Si avevo ragione, onda psichica». Luce stava guardando il tracciato dell’onda psichica, era perplessa. Il tracciato era identico a quell’Oboe, ma com’era possibile, decifrò il messaggio, era indirizzato al signore del tempo, ma non era mai giunto a destinazione, perché era ribalzato sul campo di contenimento, era giunto alla M. T.  di Luce solo perché il campo partiva da lei. Luce fece un respiro profondo poi disse: «Ho deciso chi ha mandato questo messaggio, vi riporto a casa però», Linda e i suoi fratelli e persino suo padre protestarono, ma lei fu in rimovibile, sentiva che c’era del pericolo, per tranquillizzarli disse, «Vi prometto che la prossima volta vi porto con me, ma non in quest’occasione».

«Perché è pericoloso?», le domandò il padre.

«Sì», rispose lei.

«E come fai a saperlo».

«Il vortice del tempo mi ha sfiorato, quando la macchina del tempo mi ha mostrato la grande guerra del tempo. Io vedo, sento, come il tempo deve scorrere e vedo come cambia se s’interferisce con il suo fluire, è per questo che devo intervenire, quando qualcuno agisce per rompere l’equilibrio dell’universo».

«Ho capito, ma perché devi farlo tu? Lascia che lo faccia a chi era diretto il messaggio».

«No papà, anche se il messaggio era diretto al dottore, è come se l’avessi ricevuto io, perciò tocca a me».

«Puoi rinunciare a questo potere?».

«Sì, ma non ci rinuncerò, tutto questo era stato scritto nelle pagine del tempo, ancora prima che io nascessi, o che tu nascessi», fece un respiro profondo e aprì la porta del Tardis poi aggiunse «Chi vuole dimenticare tutto lo dica, posso fare in modo che quando attraversate la porta scordate tutto».

«No nessuno vuole dimenticare, io non ho mai detto quello che fai non si a importante, e che…

«Che potrei farne delle altre di uguale importanza».

«Sì, esatto», finì il padre uscendo dalla macchina del tempo.

Luce rimase in silenzio, i fratelli e la nipotina lo seguirono, poi Ronald torno indietro e le disse:

«Perché non porti papà con te? Le parole avvolte non servono, ma i fatti possono essere più chiari delle parole».

«D’accordo, ma che si decida presto».

Carlos entrò nel Tardis, le domandò:

«Se sicura di volere che io venga con te».

«Sì, così vedi cosa faccio»

«Lo visto quello che fai».

«No, un campo di forze non è niente, quello che ho fatto insieme al signore del tempo è veramente importante, e tu non hai visto».

«Immagino che ci siano delle regole per viaggiare con te».

«Non molte, anzi c’è una sola, non interferire con la civiltà che incontriamo, salvo che non si siamo costretti».

«Ho capito mi dirai tu cosa devo fare».

Luce si limitò ad annuire, mentre parlava, aveva programmato sulla postazione principale di comando la destinazione, ci vollero pochi minuti poi la macchina del tempo atterrò dolcemente, uscirono, ma la ragazza si accertò che le porte fossero chiuse, poi con la carta psichica cercò l’uomo che aveva mandato il messaggio. Carlos si guardava attorno affascinato con il suo lavoro, aveva visto molte città della terra, ma quella era qualcosa d’incredibile, bazar, locande, case dalle forme più strane. E le razze degli abitanti erano così diverse, Silotiani, Zastri, Plapatorios, Sondar, Rinosar, Scintilline, e ancora migliaia di altre razze, Carlos alla fine domandò:

«Luce, ma hai visto questa gente? E…», non trovò le parole.

«Non fissarli, con molta probabilità siamo su un pianeta neutrale, dove tutte le razze possono coesistere».

«Ho capito, però quel tizio, ha mandato una richiesta d’aiuto».

«Sì esatto, e si trova la dentro». Erano di fronte a una locanda, Luce suo padre entrarono, la ragazza si guardò attorno, un uomo appoggiato al muro e guardava attraverso il vetro di una finestra. Luce guardò la carta psichica, il tracciato mentale dell’uomo che aveva mandato il messaggio e quello di Oboe era identico, era confusa, i casi erano due, ho la sua carta mentale si era guastata o l’uomo che aveva davanti era la vera forma di Oboe. Luce si domandò cosa fosse accaduto, perché l’uomo che ora aveva davanti si era trasformato in un enorme faccione, si disse che lo avrebbe scoperto, improvviso ricordò alcune immagini che aveva ricevuto quando aveva avuto il collegamento mentale con Oboe, ora imparte sapeva, ruppe gli indugi e si avvicinò all’uomo, facendo cenno al padre di sedersi a un tavolo e aspettarla. Luce si appoggio al davanzale della finestra coprendo la visuale all’uomo, il quale stava per protestare la giovane precedendolo disse sorridendo: «Allora che c’è di tanto urgente, da mandare un’onda psichica tanto forte, da creare un’anomalia in un campo di contenimento?».

L’uomo la guardò sorpreso per un momento, lui si aspettava di vedere un uomo non una donna, poi esclamò:

«Dottore, ma ti sei trasformato in una donna?!», poi aggiunse «E che schianto di donna». Luce si limitò a sorridere, e lui aggiunse: «Oh ma ora devo chiamarti dottoressa, e devo dire che questa tua versione, mi piace parecchio». Luce dopo una bella risata gli disse:

«Mi dispiace deluderti, ma non sono mai stata un uomo».

«Mai? Allora sono confuso, come fai a sapere che ho mandato un messaggio psichico al dottore».

«Perché il tuo messaggio psichico è rimbalzato sul campo di contenimento, creato dal mio Tardis».

«Del tuo Tardis? Adesso si che sono confuso. Io credevo che solo i signori del tempo potessero possedere un Tardis».

«Sì è così», rispose Luce.

«Aspetta un momento, il dottore mi ha detto che i signori del tempo sono tutti morti, nella grande guerra…».

«Del tempo, si è così, ma sopravissero in tre, anzi quattro con mio padre, ma lui era troppo piccolo, per ricordare».

«Forse noi dovremmo metterci comodi e parlare?».

«Sì, dobbiamo parlare di molte cose», finì Luce. Luce e l’uomo si sedettero a un tavolo e cominciarono a parlare, Luce gli raccontò della guerra del tempo, gli raccontò di suo nonno e di com’era riuscito a salvare il genoma dei signori del tempo in suo padre e di come lei, era diventata una signora del tempo e gli parlò anche del cambiamento dell’ultimo signore del tempo. L’uomo le disse che si chiamava Yaek Prais e le raccontò di com’era entrato negli agenti del tempo e che aveva il grado di capitano, e di come avesse conosciuto il signore del tempo, gli parlò di cosa era accaduto quando si era trovato di fronte Darek. Le disse che era nel Tardis che stava ridendo insieme al dottore e a una ragazza di nome Catrin, poi furono tele trasportati in una stazione televisiva che trasmetteva solo giochi a premi, ma che inseguito il dottore aveva scoperto che era controllata dai Darek. Avevano dato battaglia ai Darek e che il dottore aveva un piano per distruggerli, ma che ciò significava annientare anche loro stessi e il pianeta sotto stante, perciò aveva rimandato a casa la ragazza, poi non ricordava più nulla, perché un Darek gli aveva sparato, ucidendolo, poi si era risvegliato proprio nel momento in cui aveva sentito la macchina del tempo del dottore partire. Essendo un agente del tempo e avendo le conoscenze necessarie si era costruito un teletrasporto con cui si muoveva nel tempo, nel tentativo di incontrare il dottore di nuovo. Con poco successo, ora giunto su Netral, era un pianeta neutrale, voleva riposarsi un po’ per poi tornare sulla terra e viverci definitivamente, nella speranza di incontrare il dottore, ma poco dopo il mio arrivo aveva notato qualcosa di strano, e se ne era accorto guardando le stelle, perciò aveva cercato di metterlo in contatto, con la carta psichica, ma non aveva ottenuto risposta, allora si era arrabbiato convinto che il dottore non volesse rispondergli per chissà quale motivo. Luce fece un lungo respiro poi gli disse: «Yaek, non so bene come dirtelo, ma quel giorno eri destinato morire, Catrin però non voleva abbandonarvi, così aprì il cuore del Tardis, e guardò dentro il vortice del tempo, tornò indietro e distrusse i Darek, e ti diede di nuovo la vita. Da un senso tu sei un’anomalia nel tempo, dall’atro senso finché il vortice del tempo, non ti lascerà libero, tu non morirai».

«Bella prospettiva, tu non puoi fare niente?».

«No, ma posso aiutarti ora, e forse posso offrirti un lavoro quando torniamo sulla terra».

«Che tipo di lavoro?».

«Prima vediamo se hai i requisiti, e soprattutto risolviamo un problema per volta».

«Va bene».

«Un’ultima cosa prima di occuparci di quello che hai scoperto qui», Luce estrasse il cacciavite sonico e lo puntò contro Yaek pochi istanti dopo gli domandò: «Tra un balzo nel tempo e l’altro sei stato sul pianeta Oboe?».

«Sì perché?».

«Oh così, tanto per sapere», Luce non volva dire a Yaek che un giorno si sarebbe trasformato in un Oboe, e con molta probabilità vi si sarebbe stabilito in un certo momento della sua vita, e che il pianeta degli Oboe sarebbe stato distrutto nella grande guerra del tempo. Luce non gli disse nemmeno che egli sarebbe sopravissuto e che un giorno avrebbe incontrato il dottore in entrambe le sue forme, era una cosa che avrebbe scoperto da solo. Luce spiegò a Yaek perché non avesse ricevuto risposta da dottore e lui non aveva cercato di scoprire perché la ragazza avesse eluso la sua domanda sul pianeta degli Oboe. Insieme risolsero il problema rilevato da Yaek impedendo che un intero sistema solare si spostasse occupando lo spazio di un altro. Il padre della ragazza comprese che ormai la figlia, apparteneva a un mondo di un tempo infinito, e che non sarebbe più tornata indietro. La vita che lui gli voleva offrire era una vita che imprigionava lo spirito della giovane, e che ora sua figlia faceva esattamente ciò per cui era realmente nata.

Luce tornò al presente mentre si avviava verso Rods, ora a dirigere la struttura era Yaek e non aveva dubbi che le sue direttive siano state eseguite, mentre camminava, vide un manifesto elettorale, con la faccia di Valens, sentì un lungo brivido lungo la schiena, Yaek gli domandò:

«Che cosa hai?».

«Quest’uomo porterà distruzione».

«Sarà eletto primo ministro».

«È questo che mi spaventa, ma non è ancora tempo di occuparsi di lui. Riportiamo il fiume nel suo letto, e organizzati per quello che sai».

«D’accordo Luminos».

Luce non rispose più immersa nei suoi pensieri. Il capitano Yaek Prais era un’anomalia creata dal vortice del tempo, ma che tempo aveva donato agli ultimi signori del tempo.

Qui tutte le puntate.

 

 

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