Tutte le fiabe che parlano di "tempo"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "tempo", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
La famiglia delle chiavi
C’era una volta….
un bel mazzo di chiavi appeso a una gran bella serratura bronzata. Quest’ultima impreziosiva una imponente porta di legno massello, tutta intarsiata e con la maniglia di ottone.
Il mazzo di chiavi, nel tempo, come capita a tutte le famiglie, era cresciuto e si era ampliato.
C’era la chiave della porta, il capofamiglia, e la chiave della cantina, la madre.
Poi c’era la chiave dell’auto, il figlio maggiore, e la chiave della cassetta postale, la figlia minore.
Tutti assieme formavano una gran bella e unita famiglia – da sempre essa viveva felice e da sempre non aveva mai avuto grattacapi.
Ma come accade in tutte le famiglie, un bel dì, il problema bussò alla porta: la figlia minore, inserendosi nella serratura della cassetta postale, nel modo di aprire quest’ultima, si piegò in due – che gran dolore che ebbe mamma chiave!
Il vecchio e la tarma
C’era una volta un anziano signore piuttosto vanitoso, che trascorreva il suo tempo libero ad acquistare vestiti, spendendo così tutti i suoi risparmi.
Il signore rimaneva imbambolato per ore davanti alle vetrine e quando decideva di comprare, si trastullava pensando al giorno in cui avrebbe passeggiato per la città indossando i vestiti nuovi e pavoneggiandosi, ammirato da tutti. Il signore trascorreva così tutte le sue giornate, dimentico di chi gli stava intorno.
“Nonno mi compri un gelato?” gli chiedeva qualche volta Tommaso, il suo nipotino di 7 anni.
Il tempo rinchiuso in una bolla di sapone
C’era una volta il tempo rinchiuso in una bolla di sapone. Per essere più precisi, si trattava di un frammento di tempo che, per incanto, è stato rinchiuso in una bolla di sapone. Ma questo già fa parte della storia che sto per raccontarvi.
Io, Cuniberto, di anni ottantacinque, all’epoca ne avevo sette di anni, troppi per giocare con i miei due fratelli mocciosi di due e quattro anni, e pochi per giocare con
mio cugino Lodovico, che ne aveva quattordici. Come fa uno a chiamarsi Cuniberto o Lodovico, vi domanderete di sicuro voi che vi chiamate: Bryan, Nicole, Asia o Vivien?
Beh, erano altri tempi. Le madri davano il nome ai figli seguendo una nota abitudine familiare: il figlio prendeva sempre il nome del nonno, la figlia quello della nonna e poi: “te lo tieni per tutta la vita”. Mi chiamavano Cuni, e il mio nome mi piaceva.
Pioggia, Sole e Arcobalena
Un giorno, nella lontana Irlanda, una donna stupenda di nome Pioggia incontrò un bravissimo pittore di nome Sole.
Fu un colpo di fulmine tra di loro, così si sposarono e diedero alla luce una bambina di nome Arcobalena. Arcobalena era una ragazza bellissima, con dei capelli celesti come il cielo e come i suoi occhi.
Il padre e la madre, alla sua nascita, le regalarono un vestito cucito da Pioggia e colorato da Sole con i colori più belli del mondo: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola.
Arcobalena crebbe bella e sana, ed era così bella da incantare tutti quelli che incontrava. Quando correva, il suo lunghissimo vestito si alzava in aria, e sembrava che la ragazza avesse una coda così bella da fare invidia al più bello dei pavoni.












