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Tutte le fiabe che parlano di "distruzione"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "distruzione", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Il villaggio dei lombrichi

C’era una volta un villaggio di nome Lombrichetto, si trovava nelle fonde zolle di una collinetta appena sotto il bosco, gli abitanti erano lombrichi molto operosi.

Il centro, raccolto in una manciata di terra, aveva le strade pulite e nessuna scritta sui muri, era ben tenuto sia dagli abitanti che dall’amministrazione comunale.

La vita nei cunicoli sotterranei non conosceva soste, il tempo non era scandito dal giorno o dalla notte, quindi ad ogni ora si poteva andare al ristorante, magari da Luisa, una lombrica grassoccia che, se non era ai fornelli, stava sull’uscio della sua cucina. Cercava refrigerio agitando vicino al muso il grembiule maculato dagli schizzi di sughi di sua invenzione.

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La leggenda del grande albero Kalpataru

L’anziano Gotam era un Rishi, un sacro cantore veggente e maestro di Raya Yoga. Possedeva un piccolo giardino con un grande albero, Kalpataru.

Lui era solo un pellegrino mendicante, ma da qualche tempo non riusciva più a camminare e la generosità dei suoi ammiratori lo aveva costretto ad accettare una capanna e quel piccolo podere.

Un giorno vennero a giocare nel suo giardino, quattro ragazzi del vicino paese: tre maschi, Prathvi, Agni e Vata e una bambina paffutella, Jala, continuamente derisa ed emarginata dai tre monelli.

Agni si rivolse al vecchio Gotam, con modo sfrontato e accento insolente:
– Dimmi signore, possiamo giocare sotto il tuo albero?
– Andate pure, giovanotti, ma state attenti, quell’albero si chiama Kalpataru ed è antico e magico: se gli parlate ed esprimete un desiderio, oppure se ve ne state solo in silenzio sotto le sue fronde e pensate o sognate un desiderio, allora quel desiderio sarà esaudito.

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La signora del tempo (16) / Il capitano Yaek Prais

Qui tutte le puntate.

Luce stava guardando il Tamigi, o per meglio dire stava guardando il letto del Tamigi, non sapeva se mettersi a ridere o se piangere. Sapeva perfettamente chi era stato, e non dubitava del fatto che in quel momento per Yaris, svuotare il fiume, o per meglio dire deviare il corso d’acqua era la soluzione migliore, ma poteva anche riportarlo nel suo letto una volta concluso il suo lavoro.

Sospirò, perché sapeva che toccava a lei riportare il fiume nel suo letto. A guardare quello spettacolo c’era anche un uomo, alto, dai capelli neri, occhi dello stesso colore, dal naso leggermente aquilino dagli zigomi alti e dalla mascella volitiva.