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Il quadro senza senso

Fiaba pubblicata da: Redazione

Lo trovarono così: guardava il cielo lungo disteso nell’erba fresca. Morte tanto rapida quanto sciocca: soffocamento da nocciolina. Il suo cuore delicato non resse.

Astrattista nell’anima. Lasciò l’ultima opera.  Accanto a se. Lunga distesa, rivolta al cielo, nell’erba fresca. Dualismo artista, arte.

Opera perfettamente compiuta, se non fosse stato per un dettaglio. Mancava la firma. E ora come s’appende? In quale direzione? Qual è il senso?

Il dilemma del senso. Furono chiamati i più grandi esperti d’arte i quali cercarono di svelare il mistero del quadro senza senso. Ognuno aveva i propri argomenti. Ognuno proponeva la soluzione. Una delle quattro possibili.

Il quadro restava intimamente senza senso.  L’artista s’era portato il senso con se.

Si cercò negli ultimi scritti del povero artista. Si scavò negli ultimi istanti. Si cercarono tracce sul cavalletto. Si cercò persino di capire la direzione della pennellata. Tecniche da polizia scientifica e rocambolesche indagini soprannaturali. Ma furono solo ipotesi.

 

Il quadro giace tuttora in un magazzino, in attesa che qualcuno trovi il senso. Ogni tanto, qualche curatore ardimentoso, lo prende, lo guarda, ci prova, ma, infine, lo ripone nel suo scaffale. Nessuno ha mai avuto il coraggio di esporlo, per la folle paura di sbagliare il senso.

Il quadro, narciso, piange, privato degli sguardi ammirati. Il quadro ride quando, unico al mondo, ripensa alle stelle cielo che ha potuto vedere.

L’artista, narciso, piange, pensando al proprio quadro che giace. L’artista, sognatore, sorride, pensando che la sua opera fatta d’immaginazione ha goduto della consistenza delle stelle.

Il senso s’illude di vivere una vita propria e di condizionare quella altrui, ma poi si perde  in un cielo di stelle con il solo potere della fantasia.

La fantasia viene a volte dominata dalla ricerca del senso delle cose ed è un peccato, perchè ciò impedisce di coglierne il Senso. Altro paradosso?

 A proposito: il quadro va guardato, non appeso, appoggiato a terra, sotto un cielo stellato, poi si prende lo sguardo smarrito, si guarda su, si sgranano gli occhi e si sorride.

 Precisazione: trattasi di racconto di pura fantasia, totalmente privo di ogni fondamento storico e/o artistico.



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