10Lug
2013
favole-supide

Le favole sono stupide?

Fiaba di: Lauretta

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La fiaba

Era una fredda mattina di dicembre ed Elisa si stava preparando per andare a scuola; frequentava, orgogliosamente, la quarta elementare. Sua sorella Laura, tre anni più piccola, non ne voleva sapere di alzarsi dal letto.

“Fa freddo fuori!” strillava.

“Ma dai Laura!” la incitò la mamma, “Oggi a scuola la maestra Silvia vi legge le favole”

“Le favole sono stupide!” affermò con grinta Laura e si infilò con la testa sotto le coperte.

Elisa intanto aveva finito di bere il suo latte, aveva preparato lo zaino e si era imbacuccata con cappotto, sciarpa e guanti. Sua madre le infilò il berretto di lana, calzandoglielo fin sugli occhi e gridò, per farsi sentire da Laura: “Noi siamo pronte e ce ne andiamo! Qualcun altro vuol venire a scuola?”

 

Per tutta risposta Laura grugnì, scalciando sotto le coperte. Tirò fuori la testa solo quando sentì il rumore della porta che sbatteva e la chiave che girava nella toppa.

“Ah… ce l’ho fatta” ridacchiò, immergendosi nuovamente nel caldo abbraccio del suo letto. Si accoccolò, sbadigliò e chiuse gli occhi, soddisfatta. “Che bello” pensò,

“Oggi non devo sentire la maestra che legge quelle stupide storie…”

Ma… “Cough! Cough!” due colpi di tosse nel silenzio della casa, la fecero trasalire.

“Mamma? Sei già tornata?” chiese Laura facendo capolino dalle lenzuola. In cameretta non c’era nessuno. Allora chiamò ancora: “Mamma?”, ma non ottenne risposta.

“Uffa, lo sapevo, è arrabbiata con me” pensò la bambina. Così venne fuori dalle coperte, rabbrividendo un po’ e, stropicciandosi gli occhi, andò in cucina. Poi andò in sala, poi in camera da letto… dappertutto, ma la mamma non c’era.

“Cough, cough! Eeetciiiiiù!”

“Ma chi c’è?” gridò allora Laura arrabbiata, perché non era certo una bambina paurosa, lei, niente affatto; piuttosto era una bambina molto irascibile e diventava facilmente furiosa quando le cose non andavano come voleva lei. Fece di nuovo il giro della casa, finché non tornò in cameretta.

Seduta sul suo letto c’era una… forse una persona, ma Laura non ne era sicura. Quello di cui era sicura era che sembrava una donna, però più leggera, inconsistente: sembrava vera, ma sembrava anche finta.

Era vestita di azzurro (un vestito ridicolo! pensò Laura), con un cappello azzurro a cono, pieno di striscioline di tessuto svolazzanti.

Ecco, sembrava una stupida fata di una stupida favola.

La strana figura, che stringeva un fazzoletto sul naso, soffiò rumorosamente e starnutì: Eeeeetciiiiù!

Lo spostamento d’aria che provocò lo starnuto fece dondolare i disegni di Laura appesi al muro con le puntine.

“Oh, piccola” disse a Laura, quando finalmente si accorse di lei, “Scusa, ma sono molto raffreddata: E lo credo! Per strada fa un freddo: sai, io non sono abituata a star fuori da un libro e…e… eeeetciiiiiiù!”

Laura restò perplessa, ma solo un attimo, poi gridò: “Sparisci!”

La strana signora la guardò incuriosita: “Oh, piccina! Anche tu sai far magie?”

“Devi andare via!” rispose Laura, ostinata, con le mani sui fianchi, battendo un piede sul pavimento.

“Non posso! Quando mi affidano un compito, devo svolgerlo! Non fai così anche tu?”

“Ma chi sei?” chiese Laura collerica.

“Come, non mi hai riconosciuta? Forse perché ho il naso un po’ rosso, sai per via del raffreddore…”

“No, non ti conosco, perché non te ne vai?” ora Laura era proprio spazientita.

“Fata Smemorandia, al tuo servizio!” rispose quella strana figura con un inchino.

“See, una fata…ah,ah,ah” scoppiò a ridere la bambina.

“Certo! Una fata, anzi, una delle migliori, direi” ribadì Smemorandia.

“Sì, va bene. Ma puoi sparire adesso” sbraitò Laura, ma si vedeva che era un po’ incuriosita; giusto un pochino.

“Ti confido un segreto, Laura. Sono in missione speciale. Davvero! Che emozione… Dunque, ti dicevo: nel mio mondo (dentro ai libri, cioè), gira voce che qualcuno non ami le favole. Anzi, per la precisione, qualcuno sostiene che le favole sono stupide. Chissà perché, poi” mentre parlava si era alzata dal letto e si era risistemata il lungo vestito spiegazzato, “E così” continuò la fata “mi hanno mandata a cercare quel… qualcuno”

Laura arrossì lievemente.

“E io credo di sapere chi è, quel qualcuno!” disse ancora Smemorandia, agitando una bacchetta dorata che emetteva strani luccichii. Laura ora era diventata rossa rossa, come una mela rossa.

Smemorandia fece comparire dal nulla un foglietto piegato in due, lo aprì e lesse: “Ecco qui. C’è scritto Elisa. E’ tua sorella, vero?”.
Laura annuì muovendo la testa. Allora la fata si avvicinò e le bisbigliò in un orecchio: “Ecco perché io sono qui. Devo parlarle subito, prima che arrivi il perfido Uguberto”

“Chi?!”

“E dai piccina mia! Uguberto, no? Il CATTIVO…” lo disse con un’espressione così terrificante che Laura tremò.

“Hmmmmm… forse non conosci la storia, vero, piccina? Allora, Uguberto è quel cavaliere nero, che vive in un castello nero al limite della foresta nera, è sempre di umore nero e cavalca un cavallo nero”

Laura ora era meno adirata, ma più confusa: doveva confessare a quella specie di apparizione che era lei a ritenere stupide le favole e non sua sorella Elisa? Si trovava un po’ in difficoltà ad ammettere di essere proprio lei quella che Smemorandia stava cercando.

La fata intanto continuava: “… e quindi anche Uguberto verrà qui, per cercare di portarsi via la bambina che odia le favole!”

Smemorandia era tutta accaldata, si soffiò il naso strombazzando mentre Laura le chiedeva, preoccupata: “Perché vuole portarla via?”

“Perché tua sorella è come lui! Uguberto era un bambino diciamo… come te, sì, uno della tua età. Ma odiava le favole (capisci? Ci odiava!) e così, un giorno un perfido Mago lo prese con sé e lo allevò, fino a farlo diventare malvagio, senza cuore e senza fantasia, haimé!”

Laura cominciò a preoccuparsi sul serio “qui si mette male”, pensò e stava per chiedere qualcosa a Smemorandia, quando un gran frastuono di vetri rotti arrivò dalla cucina.

Laura si impaurì e si avvicino un po’ alla fata che la rassicurò: “Tranquilla, lo sistemo io. Se mi ricordo la formula… com’era? Tranghiti , tranghiti, luppilalà… no, non è. Bidibibodibi… no, questa è per Cenerentola…”

Intanto dalla cucina si sentivano avvicinare passi pesanti, molto pesanti e un vocione spaventoso gridò: “DOVE SEI?”

Una figura imponente, chiusa in un’armatura nera che brandiva un grosso bastone, comparve sulla soglia della cameretta; Laura restò a bocca aperta mentre il

Cavaliere nero sollevava sulla sua testa con tutte e due le mani, il pesante randello, pronto a colpirla.

Smemorandia fu più veloce e con un rapido incantesimo trasformò l’arma in un carciofo, che si posò senza danni sui capelli della bambina.

“Ops, doveva trasformarsi in una margherita” si rammaricò Smemorandia.

Uguberto emise un grugnito e poi cominciò a piangere, proprio a piangere!, gemendo: “Basta, non voglio fare queste cose, uffa!”

La fata iniziò a volteggiare come una farfalla intorno ad Uguberto, recitando strane parole e Laura allora strillò: “Uguberto, ritorna bambino! Torna bambino!”

Dopo un ultimo volteggio, la fata toccò il cavaliere con la bacchetta e l’armatura si infranse a terra in mille pezzi.

All’interno non c’era altro che un bambino!

Laura si allontanò di qualche passo e la fata sospirò: “Grazie cara, se non ci fossi stata tu… Non ricordavo l’incantesimo giusto e tu lo hai pronunciato per me: Ritorna bambino. Brava, si vede che tu ami le favole.”

Il bambino si guardò intorno, si controllò braccia e gambe e, sorridendo, scappò via di corsa.

Smemorandia iniziò allora a trotterellare per tutta la casa, alla ricerca di Elisa.

“Dove sei, Elisa? Vieni cara, il cattivo non c’è più”

Laura la raggiunse nel bagno, mentre quella cercava sua sorella nell’armadietto dei medicinali.

“Senti fata, volevo dirti che… mia madre vuole leggermi le favole, ma…”

“Ah, conosco tua madre. Che bella ragazza! Leggeva favole anche da piccola”

“Sì, ma ora le legge solo a mia sorella Elisa. Perché io…”

La fata, che intanto si era spostata in cucina e rovistava tra le tazze cercando ancora Elisa, esclamò: “Come? Sei tu allora che…?”

“Sì, sono io quella che dice che le favole sono stupide.” rispose la bimba tutto d’un fiato, coraggiosamente.

Poi si strinse nelle spalle e chiuse gli occhi, pensando che probabilmente la fata l’avrebbe tramutata in un rospo o in una gallina.

Invece Smemorandia le rivolse un gran sorriso: “Ah, che bella favola!”

Laura piagnucolò: “Non è una favola, è la verità”

“Invece è una bella favola. Ascolta: C’era una volta…Una bimba, un po’ capricciosa, che non voleva andare a scuola per non ascoltare le favole, ma quando una vera fata si presentò a casa sua, parlò con lei, l’aiutò a salvare un bambino e infine confessò di aver mentito. E’ una favola bellissima e con un bellissimo lieto fine! E ora svegliati o faremo tardi. Svegliati… Vuoi svegliarti? Laura?”

Laura aprì gli occhi sussultando e incrociò lo sguardo di sua sorella che le chiese: “Non ti alzi? Dai, mamma ha già preparato il latte”

Un sogno?!

Laura si alzò dal letto e andò a prendere il libro che Elisa teneva sul comodino, Mille favole.

Lo aveva sfogliato, qualche volta.

Girò pian piano le pagine finché non trovò il disegno che cercava: fata Smemorandia che volteggiava nel suo vestito azzurro.

“Ciao Smemorandia” le sussurrò e la fata, inchinandosi, le fece l’occhiolino.

Non ci credete?

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