primavera
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Fiaba

merlo-gazza-ladraTanto tempo fa il merlo era bianco come il latte, così quando volava alto nel cielo si confondeva con le nuvole e quando stava per terra si confondeva con la terra innevata.

Un giorno, una gazza, una vera  ladra,si posò sul ramo di un pino caricodi neve, senza far caso al fatto che il merlo era poco distante. Credendo di non essere osservata, cominciò a graffiare la corteccia dell'albero e a darle piccoli colpi con il becco, nel quale stringeva ben saldo un oggetto brillante.

“Ehilà, gazza! Cosa stai combinando a quel povero pino?” chiese incuriosito il merlo.

La gazza, che credeva di essere sola. Non capì da dove provenisse quella voce e per poco, per lo spavento, non cadde giù.

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favola-burattinoC’era una volta un vecchio burattinaio che aveva bisogno di burattini nuovi. Ora­mai i bimbi erano stanchi dei soliti personaggi. I suoi personaggi li costrui­va lui stesso: la mano non tremava nello scolpire il legno: né nel cucire i vestiti, né nell’annodare le sottili cordicelle. Così si recò nel bosco e, scelto il pezzo di legno che l’esperienza gli consigliava, se lo portò a casa. Non sapeva, però, che il bosco era incantato e che gli alberi racchiudevano anime dormienti in attesa che qualche evento le ridestasse. Gli era venuto proprio bene quel burattino; forse lo voleva diverso, ma le mani sembravano non ubbidirgli nello scolpire. A risultato ottenuto, però, non ne era scontento: aveva un aspetto ed uno sguardo dolci: ne avrebbe fatto un personaggio per parti da eroe, o comunque da difensore del Bene contro il Male.

La mente gli si schiarì piano piano. non sapeva perché si trovasse lì né chi fosse. Sentiva di essere vivo, di esserlo sempre stato, ma ora provava nuove sensazioni: il calore del sole, il fresco della brezza serale, l’inebriante silenzio delle notti del bosco e il dolce risveglio al canto degli uccelli e del ru­scello. Si guardò le mani, le giunture spigolose, i piedi, ed ogni cosa di sé che riusciva a vedere. Non cercava di capire chi fosse diventato e per quale motivo si trovasse in quelle spoglie: accetta­va la cosa e basta, perché sapeva che così era scritto che doveva es­sere e così era stato.

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bambina-orsacchiottoE' appena mattino e non riesco a svegliarmi. Ho tanto sonno. Saltando la colazione e senza accorgermi di essere vestita, mi trovo già fuori dalla porta per avviarmi verso la scuola. Eppure non mi sembra tutto normale o, quantomeno, di ordinario aspetto. Anche i prati che mi circondano hanno un colore verde intenso con miliardi di goccioline di rugiada che riflettono luce come tante stelline.

E' una giornata di cielo sereno e l'aria ventila brevi soffi, alquanto freschi. Siamo nella prima decade d'aprile e la primavera comincia a mostrare i suoi sorrisi. Indosso una gonna azzurra con una camicia bianca ed un pullover celeste. Ho calzato un berrettino molto raffinato, con brevi tese e un nastrino anch'esso azzurro che gira intorno alla sua base. Così, con i miei libri sottobraccio, mi avvio sul sentiero a tratti inghiaiato, a tratti selciato. Guardandomi intorno ho l'impressione di vedere gli alberi e tutta l'area circostante non proprio come solito; mi sembra di vivere in un mondo diverso.

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tartarugaDi anni ne aveva parecchi: era un vecchio maschio cattivo ed irascibile.

Portava sulla corazza i segni di cento battaglie combattute e vinte.

Ma neppure la sconfitta degli avversari gli aveva mai dato un attimo di gioia. Combatteva ed uccide­va solo per sfogare la propria rabbia di esistere.

Odiava gli altri perché odiava se stesso.

Ed odiava la vita: nei pochi momenti in cui non era pericoloso e gli si poteva parlare, alcuni animaletti del bosco avevano cercato di convincerlo che la vita è bella e vale la pena di viverla.

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perche-animali-codaSembra incredibile, ma tanto tempo fa gli animali non avevano la coda!

Avete capito bene: niente coda! Né la volpe, né l'asino, né il coniglio, né il cane, nessuno di loro ne possedeva una.

E senza coda tutti si sentivano molto tristi. La mucca, per esempio, era convinta che una coda le sarebbe stata assai utile per scacciare le mosche che la tormentavano, e anche il cavallo la pensava allo stesso modo. In quanto al cane, gli sarebbe molto piaciuto averne una per poter esprimere la propria gioia scodinzolando.

Immaginate la sorpresa di tutti quegli animali quando venne annunciato che, poco distante da dove vivevano, si stava tenendo una fiera specializzata......indovinate in cosa ? Ma in code, naturalmente!!

“devo andarci immediatamente” pensò la volpe. E partì in tutta fretta; non aveva mai corso così veloce e arrivò per prima.

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Una filastrocca che insegna il valore della condivisione che ha il sapore di ecologia!

L'ecologia a scuola.

Scuola dell'Infanzia di Boltiere.
Testo e video di Elide Fumagalli.
Musica offerta dal canale youtube amicodiverte

sindbad-marinaio-primo-viaggio-audioEravi a Bagdad un povero facchino chiamato Sindbad. Un giorno mentre era occupato nei suoi tristi pensieri, vide uscire da un palazzo un servo che venne a prenderlo per un braccio, dicendogli:

— Seguitemi; il signor Sindbad, mio padrone, vuol parlarvi.

E lo condusse seco, introducendolo in una gran sala, ove erano molte persone intorno ad una tavola coperta d’ogni specie di vivande delicate. Vedevasi al posto d’onore un personaggio grave, ben fatto e venerabile per la sua lunga barba bianca, e dietro a lui erano in piedi molti ufficiali e famigliari intenti a servirlo.

Questo personaggio era Sindbad.

Tratto da "Le mille e una notte"

Clicca su "Leggi tutto" per ascoltare l'audiofiaba.

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fata-piangeva-perleC’era una volta un villaggio talmente piccolo da non avere neppure un nome: tutti, infatti, lo conoscevano, oramai, semplicemente come “Il villaggio”.

Ma non era sempre stato così: un tempo c’era una fiorente miniera di carbone, con tanta gente che vi lavorava; poi, all’improvviso la miniera si esaurì e i minatori dovettero, per la maggior parte, emigrare.

Chi poté farlo, portò con sé anche la famiglia, ma molti se ne andarono da soli, ripromettendosi di farlo in un secondo tempo: qualcuno lo fece, altri no, altri non tornarono più e di loro nulla più si seppe.

Presso il villaggio non c’era solo la miniera, ma anche una importante segheria che dava lavoro ad operai e taglialegna, ma ben presto anche questa dovette chiudere, poiché si preferiva importare il legname dall’estero.

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pontecorvo-scoiattolo

C’era una volta un grosso corvo soprannominato da tutti gli animali Pontecorvo. Il perché di tale nome derivava dal fatto che permetteva di realizzare una sorta di ponte con le fronde degli alberi; egli, infatti, posandosi su un ramo lo faceva abbassare, grazie al suo peso, tanto quanto bastava per farlo avvicinare a un altro posto dall’altra parte del fiume. In questo modo creava così un passaggio che era molto comodo a tanti scoiattoli del bosco che lo usavano come scorciatoia; così ogni volta che dovevano oltrepassare il corso d’acqua non facevano altro che chiamare il corvo.

Un giorno, come accaduto tante altre volte, si sentì urlare «Pooontecooorvo mi faresti passare?» e poco dopo si vide il corvo uscire dal suo nido per vedere chi si permetteva di convocarlo, e scocciato rispose «Chi è che disturba il mio riposo?».

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Associazione Compigioco.

Testo, progetto grafico e video di Elide Fumagalli.

Musica finale offerta dal canale amicodiverte.

cavaliere-divenne-principeIn un tempo senza tempo, in un paese lontano lontano, viveva un cavaliere dall'armatura scintillante.

Il sole splendeva alto nel cielo, i monti disegnavano l'orizzonte, distese di fiori alti quanto bambini riempivano gli occhi, ed il prode cavaliere, con una bella piuma rossa come pennacchio, cavalcava il suo destriero lungo strade, boschi e campi.

Ogni volta che c'era un problema lui arrivava in soccorso: salvava fanciulle in difficoltà, portava bimbi al sicuro e sconfiggeva bestie feroci.
"Ti siamo debitori, prendi in dono uno zecchino", lo ringraziavano i vecchi capi villaggio. "Fermati un poco con noi, ti daremo lingotti d'oro e argento", lo allettavano i borgomastri. "Rimani a proteggere il castello e ti coprirò di gioielli e pietre preziose", gli proponeva il Conte della fortezza antica.
"No, grazie mille", rispondeva il cavaliere, faceva un inchino, scuoteva il rosso pennacchio e ripartiva in groppa al suo cavallo mai stanco. Lui degli zecchini non sapeva proprio cosa farsene e poi nella bell'armatura non aveva neanche una tasca piccina piccina dove metterli; l'oro e l'argento lo facevano riempire di bolle peggio di un folletto col varibillo; e la fortezza non gli piaceva per niente, tutta scura e piena di spifferi com'era.

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fantalego-viaggioC’era una volta un ingegnere che viveva in solitudine. Un giorno, per ravvivare le sue giornate, decise di costruire un burattino di lego. Non sapeva bene che forma dargli, ma nonostante ciò riuscì a creare un perfetto buralego. Pensò di chiamarlo Fantalego.                                                                                        

Erano ormai le 11:00 di sera e l’ingegnere, ovvero Geprot, era molto stanco; così andò a letto. Durante la notte successe una cosa strabiliante: il piccolo Fantalego, grazie all’incantesimo del Divino Telma, prese vita. La mattina seguente Geprot corse a vedere il suo ‘’capolavoro’’ alla luce, ma esso non era più al suo posto. L’ingegnere si guardò attorno e ad un tratto sentì un rumore. Si voltò verso la porta e vide Fantalego che stava ritornando a casa in sella ad una fantastica Harley Davison. Non credeva ai suoi occhi e soprattutto non si capacitava del fatto che il suo burattino avesse preso vita. Da quel momento tutto cambiò. Geprot lo trattava come un figlio e come tutti i padri si preoccupava che non finisse nei guai.                                                                                    

Un giorno, tuttavia, non vedendolo arrivare allo stesso orario, andò a cercarlo in giro per la città. Vide la sua moto, ma alla guida c’era un altro ragazzo; gli chiese subito che fine avesse fatto Fantalego. Lui gli spiegò che la moto l’aveva acquistata da un tipo che aveva bisogno di soldi per fare un viaggio. Geprot capì subito che la curiosità di conoscere il mondo si era impadronita di Fantalego. Pensò che il Divino Telma fosse l’unico che potesse aiutarlo. Infatti egli, dopo essersi consultato con i suoi collaboratori, scoprì che Fantalego si trovava a Miami: non più in sella ad una moto, ma ad una tavola da surf.

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cane-gatto-topoC’era una volta una casa normale, abitata da gente normale, in cui vivevano un cane, un gatto e un topolino, solo che loro non erano del tutto normali, o almeno non lo erano nel modo che noi intendiamo abitualmente.

Infatti questi tre animali domestici, così comuni in tutte le nostre case, contrariamente a ciò che vuole la tradizione e la consuetudine, non si odiavano: anzi, erano dei veri amiconi.

Per quello che riguarda il cane e il gatto, il fatto è che loro erano in grado di parlare la stessa lingua, quindi fra di loro non c’erano problemi di comunicazione.

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lago-cigniIn un’oasi incontaminata vivevano, felici, e in armonia, un gruppo di animali che avevano trovato nella loro comunità equilibrio, solidarietà e anche amicizia.

Tutti, tranne uno: un magnifico cigno, tanto bello ed elegante, quanto sprezzante ed isolato dagli altri. Non si sa se la sua fosse protervia o stupidità.

Nessuno può neppure dire se fosse, invece, chiusura di carattere: perché mai deve essere necessario fare gruppo, solidarizzare con gli altri forzatamente? C’è chi trova la propria dimensione nella solitudine e nell’isolamento, chi ama isolarsi per meditare e trovare risposte anche esistenziali.

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saggia-civetta-consigliera-re-animaliIl Re della savana, il vecchio leone, era morto. Fu subito ordianto a tutti gli animali un lutto di trenta giorni in onore del Re.

Ma subito si dovette procedere all ricerca di un nuovo Re della savana.

La scelta non fu facile. Nella savana i leoni erano ormai diventati pochi e oltremodo solitari, molto aggressivi e odiavano ogni incontro con gli altri animali.I leoni si sa sono animali molto feroci, ma anche molto timidi  ben educati, da sempre erano i Re di tutti gli animali.

“A questo punto che scopo avere un Re ? Disse l'elefante durante l'assemblea per eleggere il nuovo Re.

“ E' vero !! i leoni sono diventati troppo solitari e non capiscono i problemi della savana”disse la giraffa mentre sgranocchiava una foglia dalla chioma più alta dell'albero.

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come-nascono-bambiniPrima o dopo succede che tutti i bambini chiedano e vogliano sapere come sono nati: è un lungo viaggio, eccolo.

Tutto comincia il giorno che una mamma e un papà s’innamorano. Si vedono (può essere stato ad una festa, per strada, in ufficio o in discoteca) e i loro cuori iniziano a battere come i bassi di un pezzo di disco – music (Ettunz, ettunz, ettunz...). Poi cominciano, forse per il troppo sangue affluito al cervello, a non capire più nulla: sapete, quelle cose stupide che fanno solo i grandi, tipo disimparare a parlare (picci-picci, cippi-cippi, cicci-cicci, muci-muci ecc. neanche il vostro fratellino piccolo era così scemo prima d’imparare a dire mamma e papà).

Dopo viene la fase peggiore (per fortuna non quella del ritorno ai pannolini): si vanno a sedere su di una panchina al parco, si guardano negli occhi e scoprono che non sanno più pronunciare neppure quelle parole piene di “c”, ora fanno solo dei sospiri pieni di “a”; è proprio una regressione, dopo le consonanti tornano alle sole vocali.

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papere-ballerine-ballo-fine-estateNel bosco di Lilybets vive una famosa coppia di papere appassionate di cià cià cià e vincitrice di numerose gare di balli di coppia. Nella loro scuola di danza, “Balla quà, quà, quà ”, vicino alla sorgente dalle acque blu, si radunano, così, sera dopo sera, tutti gli animali del bosco a seguire le loro lezioni.

I signori conigli scodinzolano a ritmo di musica le soffici codine a forma di pon pon, il lupo litiga con la moglie, perché si distrae quando vede signor e signora Porcellina ancheggiare tanta deliziosa ciccetta, le tartarughe, ahimè, trottolano sui piedi di tutti i partecipanti e tanti altri simpatici animaletti danzano allegramente. La scuola di ballo di Mr e Ms Papérs è aperta tutta l’estate, e, quando il caldo soffoca l’aria, è bello ritrovarsi insieme, mentre le lucciole illuminano la pista di ballo coperta da migliaia di sassi colorati. La musica avvolge magicamente alberi, piante e fiori e sembra di partecipare ad un ballo di corte in un meraviglioso palazzo regale.

Il tempo scorre piacevolmente e, come spesso accade quando ci si diverte, i giorni volano via veloci. Così, un anno, arrivati alla fine dell’estate la maestra di danza decise di indire un ballo per proclamare la più brava coppia di ballerini dell'anno. E, quando finalmente arrivò la fatidica sera tutti gli animali del villaggio sembravano dame e principi; chi si era arruffato la criniera, chi aveva legato alla coda un fiocco colorato di raso, chi si era sistemato margherite e boccioli di rosa dietro le orecchie.

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vestiti-nuovi-imperatoreI vestiti nuovi dell'imperatore (o Gli abiti nuovi dell'imperatore) è una fiaba danese scritta da Hans Christian Andersen e pubblicata per la prima volta nel 1837 nel volume Eventyr, Fortalte for Børn ("Fiabe, raccontate per i bambini").

Il titolo originale è Keiserens Nye Klæder.La fonte da cui ha tratto ispirazione Andersen è una storia spagnola riportata da Don Juan Manuel (1282-1348), la XXXII dell'opera El Conde Lucanor.Il racconto appartiene al bagaglio culturale condiviso di tutto l'Occidente e i riferimenti a questa fiaba nella nostra cultura sono onnipresenti, sebbene, come per altre fiabe e favole, relativamente poche persone conoscano esattamente la storia o ne sappiano indicare l'autore.

Espressioni come "i nuovi vestiti dell'imperatore", "l'imperatore (o il re) è nudo" e così via sono spesso usate in molti contesti con riferimento alla fiaba di Andersen. Solitamente, lo scopo è quello di denunciare una situazione in cui una maggioranza di osservatori sceglie volontariamente di non far parola di un fatto ovvio a tutti, fingendo di non vederlo. Una metafora simile, del XX secolo, è quella dell'elefante nella stanza.

Uno dei contesti in cui la frase ricorre in modo più frequente è quello politico, in cui la corrispondenza con il contenuto della storia di Andersen è spesso rinforzata dal fatto che una certa verità venga taciuta per compiacere il potere politico.La storia è anche usata per riferirsi al concetto della "verità vista attraverso gli occhi di un bambino", ovvero al fatto che spesso la verità viene proclamata da una persona troppo ingenua per comprendere le pressioni esercitate all'interno di un gruppo affinché essa venga taciuta. Nell'opera di Andersen il tema della "purezza degli innocenti" ricorre anche in molte altre fiabe.Il libro La mente nuova dell'imperatore di Roger Penrose fa evidente riferimento alla favola.

(Wikipedia)

Per ascoltare la fiaba clicca su "Leggi tutto".

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leggenda-befanaLa notizia della nascita imminente del Salvatore si era sparsa per tutta la Palestina ed anche oltre.

I poveri, gli umili, i bistrattati, ma anche uomini potenti si misero in marcia per andare a Betlemme, dove la famiglia che aveva avuto la fortuna di ricevere l’incarico di mettere al mondo il Cristo fatto persona, si era recata per il censimento.

Andarono pastori con le loro greggi, portando doni: chi un agnello, chi una forma di formaggio di pecora, chi un piccolo sacco di grano, chi un pane appena sfornato nel forno di casa.

Dall’oriente anche tre re, così potenti da essere chiamati Magi, si misero in viaggio a dorso di cammello per andare a rendere il doveroso omaggio a colui che riconoscevano come molto superiore perfino a loro stessi, al loro prestigio e al loro potere.

Erano tre uomini giusti.

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Testo e video di Elide Fumagalli.
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