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Il Vento della Ninnananna

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Tanto tempo fa un re e una regina governavano un bellissimo paese con foreste incontaminate e lunghe distese di campi coltivati attraversati da fiumi con acqua limpida. In mezzo a questo spettacolo della natura c’era il Bosco delle Favole. Come si può ben immaginare dal suo nome in questo posto vivevano felicemente molti animali che andavano d’accordo tra loro, si rispettavano e si aiutavano a vicenda. Gli animali ci tenevano a preservare la bellezza del loro amato bosco e lo trattavano con la dovuta attenzione e cura.

Di giorno stavano allegramente in compagnia e di notte si addormentavano beatamente nelle loro tane oppure sotto grossi alberi. Tra le chiome degli alberi di questo bosco magico al crepuscolo si infiltrava puntualmente il Vento della Ninnananna che faceva muovere ritmicamente le foglie canticchiando la sua dolce melodia agli animali del bosco ai quali era molto affezionato. E chi non si sarebbe addormentato facilmente in un posto così?!

La regina di quel reame non si poteva proprio definire malvagia ma era semplicemente scontenta sempre di tutto e di tutti e brontolava sempre con i suoi servitori. Li sgridava in continuazione per non aver fatto bene il loro dovere e spesso sbuffava e alzava con loro la voce.

“È proprio noiosa”, commentavano tra di loro i domestici, “come mai il re non si è ancora stufato di lei?” si chiedevano spesso visto che il re aveva un carattere molto diverso e veniva guardato con simpatia.

Forse la vera ragione del comportamento della regina era dovuta al fatto che non dormiva mai. Oppure poteva essere il contrario, non dormiva perché si comportava così con il prossimo, chi può mai saperlo? Il fatto era che la poveretta stava tutta la notte sveglia a rigirarsi nel letto ma il sonno non le veniva mai, non riusciva ad assopirsi neanche per un attimo. A volte si alzava in piena notte e girava per il castello, accendeva le luci e faceva rumore svegliando tutti.

Spesso disturbava il marito con qualche futile domanda tipo:
“Senti, il vestito di oggi mi stava bene? O forse preferisci quello che indossavo ieri?”.
“Ma sono le tre di notte, per amor del cielo, Luisa!” rispondeva scocciato il re ma poi dedicava gentilmente attenzione alle sue ridicole domande. Probabilmente lei lo svegliava perché non le passava il tempo, le notti insonni erano lunghe e snervanti.

A volte al mattino si alzava dal letto esausta e iniziava subito a urlare. A quei tempi non esistevano i sonniferi, si usavano solo tisane per conciliare il sonno ma con lei comunque non funzionavano. Di conseguenza la regina aveva sempre delle occhiaie antiestetiche che non riusciva a nascondere neanche con un trucco pesante. Era disperata e voleva trovare una soluzione per il suo problema d’insonnia ma non sapeva neanche a chi rivolgersi.

Una volta al castello arrivò un ospite del re piuttosto avanti con gli anni. Sapendo del problema della regina le raccontò di aver sentito dell’esistenza di un meraviglioso bosco dove soffiava il Vento della Ninnananna che faceva addormentare dolcemente gli animali ma non sapeva dire dove si trovasse esattamente. Lei speranzosa volle saperne di più.
“Che cos’è questo vento e perché non viene a soffiare qua tra le chiome dei nostri alberi? Come se gli animali fossero più importanti degli esseri umani!” esclamò in modo scortese.

L’anziano signore non era capace di rispondere a quella domanda, le aveva detto tutto quello che sapeva e così la regina si infuriò di nuovo. Poi diede l’ordine a uno dei suoi servitori di trovare immediatamente quel bosco e indirizzare il Vento della Ninnananna verso il suo castello. Come se fosse stata una cosa facile, il vento soffia dove gli piace e pare! Ma la regina minacciò il servitore che, preoccupato di perdere il posto di lavoro, si preparò immediatamente per il viaggio in cerca del Bosco delle Favole.

Quando uscì dal castello non sapeva neanche da che parte voltarsi, esistevano così tanti boschi in quel reame e tutti si assomigliavano pure. Chiese informazioni in giro ma nessuno seppe dargli una risposta anche se in tanti sapevano che da qualche parte esisteva veramente. Fortunatamente il servitore si fermò a dormire in una locanda e l’oste che aveva conosciuto molte persone e sentito raccontare tante storie gli indicò la strada.

“Il Bosco delle Favole dovrebbe essere quello là”, gli disse indicando una collina verde che si intravvedeva in lontananza.

Per sua fortuna l’oste non gli chiese che cosa cercasse nel Bosco delle Favole perché il servitore della regina non aveva la minima voglia di raccontare quello che doveva cercare. Sicuramente si sarebbe sentito ridicolo.

Camminando così a lungo, pensieroso e affaticato, si avvicinò al bosco che gli era stato indicato. Quando si inoltrò in mezzo alle piante sentì anche lui addosso una certa magia, tutto il suo corpo fu pervaso da un’ondata di una piacevole sensazione di pace. Gli animali che incontrava avevano un aspetto così sereno e beato che sembrava non avessero in mente nessun altro posto al mondo.

“Buongiorno, cerca qualcuno?” gli chiese il cervo vedendolo un po’ spaesato.
“Questo è il Bosco delle Favole?” domandò.
“Certamente”, gli rispose sorridendo.
“Allora dovrei essere nel posto giusto. Sto cercando il Vento della Ninnananna”, disse il servitore al cervo e poi gli raccontò tutto della scontrosa regina che soffriva d’insonnia.

Il cervo lo presentò agli altri animali. Il servitore rimase stupito di quanto gli animali del bosco fossero cordiali nei suoi confronti nonostante lo avessero conosciuto da poco.
“Se solo gli umani potessero essere così!” pensò ricordandosi i modi sgarbati della regina Luisa.

Gli animali del bosco si resero conto che il loro ospite era tanto stanco e lo invitarono a riposarsi un po’. Si stava avvicinando la sera e il servitore in effetti era esausto per il lungo cammino di quel giorno. Si sdraiò sotto un albero, dove gli animali gli avevano preparato un mucchio di foglie sulle quali si accomodò molto volentieri.

Intanto tra le chiome degli alberi iniziò a infiltrarsi il Vento della Ninnananna, si potevano scorgere le foglie che dondolavano ritmicamente. Gli animali iniziarono a sbadigliare e poi si sentì la dolce ninnananna:
“Porto la ninnananna sulle mie ali, dormite bene miei animali…”

La musica era così melodiosa che conciliava davvero il sonno. In poco tempo gli animali del bosco ma anche il servitore si addormentarono serenamente facendo sogni bellissimi.

Il giorno dopo con il levar del sole tutto il bosco si svegliò di buon mattino. Iniziava una nuova giornata piena di amore, amicizia e rispetto per il prossimo. Quando il servitore aprì gli occhi sbadigliando disse stiracchiandosi:
“Non ho mai dormito così bene in vita mia, vi giuro. Eppure, qui non avevo neanche un letto vero e proprio e nemmeno un cuscino”.

“Il Vento della Ninnananna ci fa sempre dormire così bene e gli siamo così grati per questo. Gli abbiamo chiesto cosa potessimo fare per ricambiare questa gentilezza ma lui dice sempre che gli basta che continuiamo a volerci bene come sempre e naturalmente che continuiamo a trattare con cura e attenzione la nostra casa, cioè il nostro bosco”, gli raccontò la volpe.

Il servitore ascoltava con incredulità. Poi gli venne di nuovo in mente la sua regina.
“Sentite, vorrei parlare con il Vento della Ninnananna. Devo risolvere il problema dell’insonnia della mia regina. Lo potreste invitare a parlarmi?” chiese speranzoso agli animali che lo ascoltavano anche loro incuriositi.

“Ma soffia solo di sera, quando dobbiamo andare a dormire. Di giorno non è qui”, gli spiegarono.
“Allora lo aspetterò”, disse deciso.

Così il servitore passò un’altra giornata con gli animali nel bosco. Rimase impressionato da quanto le creature del bosco si volessero bene e vivessero in armonia. Così chiacchierando arrivò la sera e le foglie degli alberi iniziarono di nuovo a dondolare.

“Eccolo qua, è arrivato”, esclamò contento il servitore. “Mi ascolterà se gli parlo?” chiese preoccupato agli animali.
“È meglio che gli parli io per te”, gli disse l’orso in modo gentile, “noi lo conosciamo da tanto tempo.”

“Ti ringrazio per la gentilezza e disponibilità”, replicò il servitore. Gli venne tristemente in mente che gli uomini avevano l’abitudine di dare dell’orso a qualcuno quando volevano offenderlo.
“Questi animali sono così bravi e gentili, se potessi vivrei con loro…”, pensava tra sé.

Anche se si notavano soltanto le foglie danzare leggermente, l’orso si rivolse al Vento della Ninnananna, sapeva che era arrivato tra loro. Così gli parlò della sfortunata regina e dei suoi problemi d’insonnia. Gli raccontò come era scortese con tutti perché non dormiva mai e chiese se potesse aiutarla in qualche modo.

Il Vento della Ninnananna iniziò a parlare:
“Io soffio soltanto dove sento tanto rispetto e amore, così ho trovato il mio posto nel Bosco delle Favole. Potete riferire a questa regina dai modi sgarbati che verrò da lei soltanto quando cambierà atteggiamento verso il prossimo. Può benissimo imparare dagli animali come si sta in sintonia con gli altri. Dopo di che si renderà conto che canterò anche a lei la sua ninnananna”.

Il servitore fu felicissimo di questa risposta e gli ritornò il sorriso sulle labbra. Veramente iniziava anche lui di nuovo a sbadigliare sentendo quella canzoncina che intonò il vento:
“Porto la ninnananna sulle mie ali, dormite bene miei animali…”

In poco tempo il bosco si era felicemente addormentato e pure il servitore. Ma il giorno dopo si svegliò presto e aveva fretta di rientrare al castello a portare la buona notizia alla regina. Salutò gli animali ai quali si era stranamente affezionato in così poco tempo.
“Arrivederci. Speriamo di rivederci ancora, qua sei sempre benvenuto”, gli dissero gli animali.

Quando rientrò al castello la prima cosa che sentì furono le grida della regina. Come al solito sgridava qualcuno. Quando lo vide entrare si accanì contro di lui:
“Se non mi porti buone notizie puoi pure tornare da dove sei venuto, non lavorerai più per me e vedrai cosa ti scrivo sulla lettera di licenziamento. Non troverai mai più un posto di lavoro in vita tua!”.

“Regina, credo di portare buone notizie”, le disse il servitore e riferì tutto con apprensione. Raccontò che aveva sentito personalmente la ninnananna del vento e come non avesse mai dormito meglio in vita sua. Ma lei doveva cambiare atteggiamento verso il prossimo per poter udire quella dolce ninnananna che l’avrebbe aiutata ad addormentarsi sicuramente.

“Guai a te se non è vero quello che dici”, rispose la regina abbassando il tono della voce.

Da quel giorno la regina iniziò a comportarsi in modo diverso, non urlò più e diventò persino gentile con gli altri.
“Come è diversa”, commentava incredula la servitù.

Anche il re era felicissimo perché finalmente poteva dormire senza brusche interruzioni.

Una notte la regina stava davanti alla finestra e guardava gli alberi. Contenta vide muoversi le foglie. Si disse convinta:
“Eccolo, finalmente è arrivato anche qui il Vento della Ninnananna”.

Iniziò a sbadigliare e si assopì. Da quella notte non ebbe più problemi d’insonnia. Nel castello era tornata la calma e tutti erano felici.

Ma il Vento della Ninnananna in effetti non era mai arrivato da quelle parti, era rimasto sempre nel Bosco delle Favole con gli animali.
Quando si sta bene con gli altri, si vive meglio e si fanno anche sogni d’oro!

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