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fiabe-nataleIl Natale è un periodo magico, che da sempre ci porta in un mondo di fiaba.

La più grande raccolta di fiabe di Natale, in continua crescita ogni giorno con le fiabe classiche e le fiabe inviate da tutti voi.

I racconti di mille tradizioni che si intrecciano in questa giornata che da sempre esercita sull’uomo il suo grande fascino tra festa religiosa e festa pagana.

Da sempre ha ispirato grandi e piccoli scrittori, da Canto di Natale di Dickens a mille altre opere, ma soprattutto ha quell’atmosfera straordinaria che coinvolge ogni bambino con quello sguardo incantato.

La neve, le luci, i colori, il fuoco di un camino, ogni cosa viene avvolta dalla magia e da desideri di pace, famiglia e serenità.

Le fiabe di Natale raccontano spesso del riscatto sociale, dello “spirito del bene” che arriva a mettere fine alle ingiustizie, alle guerre e alle crudeltà.

Questi racconti sono una ventata positiva che rasserena l’anima.

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Natale al nostro maso 100 anni fa

Il nostro ormai da tanto andato via nonno ha scritto con mani tremolanti come aveva vissuto da bambino la festa cristiana piú importante dell´anno. Io avevo giá ritrovato le pagine ingiallite nell´ereditá di mio padre:

Anno domini 1911. Grazie al nostro imperatore viviamo in pace sicura.

“C’é aria di Natale”, dice mamma. Cammina piegata. La luce silenziosa della sera di Natale la colpisce oggi.

É il mio dodicesimo natale al nostro maso. Svolgiamo i lavori nella stalla come sempre. Anche gli animali sentono che oggi é un giorno particolare. Il nostro maso, che si chiama “Maso delle erbe” perché mia madre coltivava molte piante medicinali nell´orto e che durante l´inverno porta alle persone malate, non ha cosí tante gradevolezze durante l´anno. Eppure in questa notte santa siamo tutti felici e ci aspettiamo molto.

Natale al nostro maso 100 anni fa

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Il lavoro degli Elfi

Vicino al Polo Nord, si trova la casa di Babbo Natale, dove vive indisturbato con i suoi amici Elfi.

Gli Elfi sono creature buone, pacifiche ed immortali, con grandi orecchie appuntite, sensibili a suoni e rumori lontanissimi. Sono molto legati a Babbo Natale, che li considera i suoi adorati figli. In questo periodo, vista la quantità di letterine che stanno arrivando in prossimità delle feste, i piccoli Elfi sono già al lavoro.

Hanno idee geniali, ogni giorno costruiscono centinaia di divertimenti di ogni genere: bambole, trenini, macchinine e tanto ancora.

Appena hanno terminato di costruire un giocattolo, spruzzano sopra un po’ di polvere di stelle, per rendere meno pesante il sacco di Babbo Natale, che altrimenti non riuscirebbe a trasportare i milioni di regali ai bambini di tutto il mondo.

Il lavoro degli Elfi

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La pallina canterina

Laggiù, ai piedi della montagna, c’è un paesello piccino piccino chiamato Magicondolo dove gli abitanti sono indaffarati ed intenti ad addobbare l’abete della piazza a festa.

Ognuno ha acquistato un oggetto da appendere al grande albero per le festività natalizie: chi un filo dorato o argentato, chi una pallina colorata, chi un angioletto, una stella, altri più poveri hanno impastato in casa un biscotto e poi agganciato un filo.

Terminati i lavori, l’albero risplende in tutta la sua bellezza al centro del paese, a pochi passi dalla chiesetta. Mancano pochi giorni al Natale; gli abitanti di Magicondolo attendono con ansia l’evento. Tutt’intorno, un grande silenzio.

La pallina canterina

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La Befana

Natale è passato il piccolo
bambino è nato nella sua mangiatoia

Babbo natale a portato doni
in quantità
scendendo dal camino stretto
col suo pancione grasso

l’anno nuovo è arrivato
fresco è giovane
pieno di speranze

La Befana

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I biscotti di nonna Dora

Ilaria e Tommaso sono due fratellini molto fortunati: hanno una super nonna di nome Dora. Insieme si divertono un mondo!

Da poco sono iniziate le vacanze di Natale, e i due bambini, oltre fare i compiti assegnati per casa, aiutano mamma e papà a creare l’atmosfera natalizia all’interno delle mura domestiche, addobbando allegramente l’albero con fili e luci oro e argento e palline colorate. Nel pomeriggio, arriva nonna Dora. I due nipotini le corrono incontro felici, abbracciandola forte forte.

I biscotti di nonna Dora

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A urutta. La grotta.

Rintra na urutta nica è fridda
cu tanticcia ri paghia c’è nu sciecco e na vaccaredda
è supra tanticcia ri paghiuzza
romme nu picciriddu
anttuppatu sulu cu muzzuddu ri pezza
lu sciecco ca vaccaredda ci stannu vicinu
pi fallu cauriari co fiatu cauru
cusi’ nun senti friddu u picciriddu
ocantu ciavi a sà madre Maria e a sà patri Giuseppi
iddi sunu tantu stanchi ana caminatu assai
nun pottunu truvari na stanza pi dommiri
da’nalbergu picchi’ erunu tutti inpigniati pò ciensimientu
cossi’ Maria appa fari nasciri a sà figghio di na urutta fridda

A urutta. La grotta.

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Un regalo bellissimo

Alla scuola primaria “Arcobaleno” si respirava aria di festa.

Pochi giorni oramai separavano dalle vacanze di Natale, i bambini e le maestre erano intenti a ricreare quel clima festoso e di gioia, con canti e racconti a tema.

Ogni classe aveva addobbato un alberello con palline e fili di tanti colori, costruito un piccolo presepe con al centro una culla fatta di paglia intrecciata e sopra il Bambino Gesù. L’emozione si poteva toccare con mano, tra poco i bimbi si sarebbero scambiati gli auguri e piccoli doni come consuetudine natalizia.

Anche nella classe 3° B fervevano i preparativi. Martina, riposto nella tasca dello zaino color rosa, aveva il suo dono.

Si guardò intorno, per sincerarsi che la persona a cui doveva consegnare il regalo fosse nelle vicinanze. Vide Carola in fondo all’aula, seduta su una sedia. Carola era una bimba arrivata da poco in Italia. Le avevano raccontato che veniva da un paese molto freddo, ai confini con il Polo Nord.

Un regalo bellissimo

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Hanno rubato Gesù Bambino?

Il rispetto delle regole, prima di tutto: Paolo e Rita sapevano bene quanto ci tenevano mamma e papà.

E una delle regole era, per l’appunto, questa: Gesú Bambino nasceva sempre al ritorno dalla messa nella notte di Natale; solo allora si poteva contemplare nel presepe.

Rita e Paolo, per essere sicuri che le cose andassero proprio in questo modo, ogni anno toglievano la statuina di Gesú Bambino dalla scatola dov’era conservata insieme con tutte le altre e la consegnavano alla mamma che la custodiva, per tutto l’Avvento fino alla Notte Santa, in un luogo caldo e prezioso: dentro l’astuccio degli occhiali della nonna…

Poi, prima di uscire fuori da casa per andare alla messa, la deponeva nella mangiatoia.

La mamma, infatti, con una scusa o con l’altra era sempre l’ultima della famiglia ad arrivare in chiesa.

Hanno rubato Gesù Bambino?

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Una rosa

Nell’entroterra ligure, al levar del sole, un piccolo borgo schiude alla luce una graziosa corolla di tetti rossi: lenti petali di pietra e mattone scendono dalla grande chiesa lungo il non docile pendio; il campanile è un lungo pistillo volto al cielo. Eppure, a Péntema, pochi comignoli sono accesi e non so dirvi se per tutto l’anno.

Però, con l’arrivo dell’Autunno, ecco rinnovarsi un piccolo prodigio: le strette e tenaci stradine si animano di febbrile attività, mentre risuonano allegre le voci dei numerosi lavoranti.

Una rosa

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Fiocco di Neve

C’era una volta, e forse c’è ancora, un fiocco di neve in una storia.

Il fiocco di neve, poverino, si era sperduto col suo slittino. Girava nel freddo e cercava confuso una montagna su cui mettere il muso. Ma tra le pagine del libro spremuto la storia narrava di un povero lupo. Il lupo guardò il povero fiocco gli disse “spostati non è il tuo posto. Questa è la storia, già narrata, di una bambina incappucciata”.

Disse il fiocco, “ti prego lupo, sono triste e un po’ sperduto. Sto inseguendo la magia del natale ma sono mesi che continuo a cercare“.

Disse il lupo, “oh povero fiocco non capisco se il tuo è un vero complotto. Anche qui dentro tu puoi trovare regali e cibo da mangiare, nastri colorati a rendere buoni i piccoli e grandi inutili doni“.

Fiocco di Neve

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La vecchina triste

La piccola Maddy passava tutti i giorni davanti alla porta dell’anziana signora Wilkinson e regolarmente, andava a disturbarla suonando il campanello.

“Vattene via!” esclamava lei seccata da dietro la porta “Non voglio visite”.

E la bambina scappava via correndo.

Per questo suo modo di fare che l’aveva isolata da tutti, la signora era stata soprannominata nel quartiere “la vecchina triste”, anche perché nessuno del paese si ricordava di averla mai vista sorridere.

Il Natale era alle porte e Maddy  una mattina ben decisa a non andar via, suonò il campanello.

“Lasciami in pace una buona volta” urlò la donna “Possibile che non hai nulla da fare?”.

La vecchina triste