28Ott
2016

Il tassello mancante

Fiaba di: Ilaria

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La fiaba

“Ogni tassello è fondamentale per creare l’immagine finale”.

Così c’era scritto sopra alla scatola polverosa che Aurora reggeva fra la manine quel pomeriggio grigio di pioggia.

Il coperchio era leggermente scostato dal bordo e lasciava intravedere piccoli tasselli scoloriti di puzzle, ingrigiti e stinti, ricoperti da una patina che lasciava intravedere a malapena i colori originari. I bordi degli incastri erano così arricciati e screpolati da rendere impossibile ricostruire l’immagine finale.

Prese in mano una tessera tra il pollice e l’indice puliti e la strofinò: tra i granelli di polvere poteva ora intravedere un palloncino rosso…sembrava proprio quello della storia che le raccontava spesso il nonno, ma da qualche tempo si era come dimenticato della sua esistenza.

Le aveva raccontato che da piccolo ne aveva desiderato uno così tanto che quella domenica di festa suo papà aveva speso i pochi soldi a disposizione per comprargliene uno, al posto delle castagne che aveva promesso alla moglie. Ad Aurora sembrava così strano che un palloncino potesse risultare così prezioso e così costoso; ma ancora di più la sorprendeva il fatto che il nonno se ne fosse dimenticato, data l’importanza che attribuiva a quel regalo. Spolverò poi un altro tassello, quello meno impolverato degli altri: raffigurava due persone vestite eleganti, un uomo e una donna, lei con dei piccoli fiori bianchi fra i capelli biondi, lui con le scarpe lucidate scure…ma certo…il matrimonio dei nonni!

Giusto il mese scorso la nonna ne stava parlando e il nonno aveva descritto proprio quella coroncina di fiori fra i suoi capelli. Iniziò a spostare i tasselli, scoprendo che sotto al primo strato trasandato ce n’erano molti altri ancora in buono stato e di cui si capiva bene il contenuto: le polpette della nonna (a quanto pareva il nonno sapeva la ricetta!), Aurora appena nata con le guance rosee e la morbida tutina gialla, la cartella marrone vissuta del nonno quando andava a scuola, un bambino, il papà di Aurora, che pedala sul triciclo azzurro con il nonno dietro a distanza di sicurezza pronto ad afferrarlo in caso di caduta…di questi aneddoti il nonno parlava spesso, tanto che a volte Aurora non ne poteva più, ormai sapeva a memoria le parole usate per raccontarli.

Ma allora come era possibile che altre storie fossero ricoperte di polvere? Cos’era successo? Iniziò a guardarsi intorno nella soffitta buia dalle finestre con pesanti ante sprangate da cui trapelava appena una scheggia di luce, cercando una soluzione.

Ogni tanto dalle fessure delle assi sconnesse delle ante filtrava anche uno spiffero di vento che muoveva appena i grovigli di polvere che costellavano il pavimento, a volte spostandoli solo, a volte dissolvendoli completamente. Alcuni sembravano avere vita propria, pensò la piccola Aurora, ma non era possibile, era il vento a disperderli; fino a quando uno di essi non inciampò nel suo piedino nel rotolare. A quel punto, il piccolo groviglio di polvere iniziò a oscillare, perdendo granelli intorno, e la apostrofò con una vocina flebile e roca:

-Dato che nessuno si cura di me, lasciami almeno rotolare alla deriva in santa pace, no?

Aurora strizzò gli occhi e fissò con attenzione il piccolo gomitolo polveroso, pensando di aver sognato per un attimo: i gatti di polvere non parlano di certo! Ma, dato che la bambina persisteva nel tenere i piedi saldamente ancorati al pavimento, la strana palla ripeté:

-Forse non mi sono spiegato abbastanza bene..ti puoi spostare e lasciarmi libero di vagare?

-Io…ma tu…no, un attimo…ma tu stai parlando veramente?!- esclamò la bambina sbalordita.

-E io che pensavo che la memoria fosse spietata…ma tu la superi!si vede che a forza di reggere quella scatola in mano stai diventando come lei…problemi tuoi. Basta che ti sposti ora!- il gomitolo ora oscillava a destra e sinistra più velocemente, depositando intorno a lui un alone grigio e sporco.

-La…la memoria? Che c’entra la memoria? E tu chi sei?- chiese Aurora, sempre più confusa.

-Vuoi dire chi ero…sì, perché ora non sono quasi più nulla come puoi vedere. Al primo alito di vento di tempesta verrò spazzato via come se non fossi mai esistito. Merito, come ho già detto, di quella scatola. Chiedi chi sia la memoria? Ce l’hai in mano bambina! E quei tasselli che stavi spolverando, beh…anch’io ero uno di loro- il gomitolo di polvere aveva smesso di oscillare; ondeggiava lievemente, a ritmo con le sue parole. Da dove uscissero, la bambina non lo sapeva dato che non c’era una bocca in quel groviglio che potesse pronunciarle, né un paio di occhi che la stessero osservando..eppure si sentiva molto in soggezione.

-Ma se eri un pezzetto di puzzle…come sei diventato così?

-La memoria è una scatola astuta, sai? Questo devo ammetterlo. Lei seleziona i ricordi da buttare, quelli inutili o troppo dolorosi a volte per poterli tenere, che si riducono in cumuli di polvere spazzati via dal primo vento potente. Così ha fatto con quelli di tuo nonno. Così fa con i tuoi, di ricordi. Insomma…lo fa con tutte le persone! E questo è lodevole, spesso lo fa a fin di bene, quasi sempre almeno. Ma a volte spinge certi pezzi fuori dalla scatola per sbaglio..e quando inizia a invecchiare, non è più così brava a scegliere quali ricordi tenere e quali no. Prendi me, per esempio: io ero un bel ricordo, che senso aveva buttarmi?! Io ero il primo strumento che tuo nonno ricevette quando si iscrisse al conservatorio: il violino! Ma ora? Ora chissà se si ricorda com’ero, io, il suo primo strumento! Mi trovi un ricordo da poco? Ma già, nessuno scrive più i propri ricordi…quando tuo nonno era giovane le fotografie erano un privilegio per pochi..e se non li racconta, questi suoi ricordi, sai che fine faranno? Questa!- e fece una piroetta su sé stesso, ingarbugliandosi ancora di più; riprese poi, oscillando di nuovo arrabbiato –E scommetto che tu a volte alzi gli occhi al cielo quando ti ripete gli stesso racconti! Molto male! A lui serve ricordare…a tutti serve ricordare…noi ricordi siamo fondamentali! Prova a pensare: quando ti manca un pezzo di puzzle non ti fa arrabbiare? Manca qualcosa all’immagine finale che vuoi realizzare, vero? Pensa, perfino la memoria lo scrive su quella scatola. Ma intanto io sono qui che rotolo..e tra non molto nessuno si ricorderà più di me.

La bambina ora era molto triste; si sentiva quasi in colpa:

-Cosa posso fare per cambiare le cose?

-Spolvera i ricordi! Tieni spolverati i tuoi e anche i suoi, di tutte le persone a cui vuoi bene! Scrivili, fotografali, parlane, raccontali, registrali..quello che vuoi, purché tu lo faccia!

-E tu? Non posso fare niente per te?

-Vorrei solo scaldarmi un po’ al sole ancora prima che il vento mi spazzi via…solo una volta, ancora.

Aurora corse alla finestra, e tentò di aprire le pesanti ante; dopo vari tentativi, finalmente, riuscì ad aprirne una e una sottile lamina di sole irruppe nella soffitta. La bambina prese con delicatezza il piccolo gomitolo grigio fra le mani, e si sedette nello spazio illuminato, scaldandolo con le sue dita leggere e la sua attenzione ormai conquistata.

-Mi racconti del violino?

E il piccolo gomitolo polveroso iniziò a raccontare di quando era stato acquistato, di come le dita del nonno avessero subito trovato gli accordi giusti e il modo corretto di pizzicare le corde, e quali suoni armoniosi ne uscissero, anche al suo primo esame, se avesse potuto sentire Aurora quanto bravo fosse stato, il massimo della votazione…ma la bambina improvvisamente lo interrupe esclamando esultante:

-Non so come..ma ci siamo riusciti!

Il piccolo groviglio si era solidificato in un tassello di puzzle raffigurante un violino, un bellissimo strumento di legno chiaro, dalla voce virtuosa e melodiosa.

Aurora corse allora a spolverare tutti gli altri tasselli, uno per uno; poi li ripose con cura nella scatola, compreso il nostro pezzetto di violino. Prima di richiudere la scatola, le parve di udire una vocina vibrante di corde di strumento, unita a molte altre, che dicevano:

-Grazie per aver ricordato!

“Questo è veramente il puzzle più strano con cui abbia mai giocato!” pensò fra sé e sé Aurora sorridendo, un po’ stordita in bilico tra il sogno e la luce del sole che filtrava dall’imposta socchiusa…..e corse dal nonno a farsi raccontare la storia del palloncino rosso, perché non la dimenticassero entrambi.

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