03Set
2018

L’isola di Santa Maria

Fiaba di: TERESA AVERTA

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La fiaba

Un’affascinante leggenda racconta che un giorno nel lontano 1850 in Calabria Nova, che si affaccia sull’azzurro e cristallino mar Tirreno, il cielo stanco di sopportare il continuo passeggio di nuvole impazzite in questa terra baciata dal sole, decise di concedere qualche goccia di pioggia agli abitanti dell’incantevole città marittima “Forum Hercules”, attuale Tropea.

Dopo estenuanti mesi di attesa e di amara siccità: piano, piano, fitta, fitta, l’acqua piovana scendeva giù a catenelle. Che meraviglia! Per tutti gli abitanti, fu un gran sollievo. Tutto riprese a vivere nei campi e nella città.

Sotto quell’acqua benedetta che tutti ormai aspettavano da giorni, giunse, al porto del luogo, un umile barcaiolo, che ormeggiò la sua barchetta nei pressi dell’Isola di Tropea. E lì un passante lo fermò chiedendogli di andare presso la chiesa di Santa Maria. Il barcaiolo già inzuppato, e con gli abiti bagnati, non fu capace di respingere tale richiesta e a malincuore, nonostante il tempo burrascoso, si diresse con l’ospite verso la destinazione richiesta. I due, arrivati vicino alla chiesetta dell’Isola di Santa Maria, furono fermati da un secondo uomo che chiese al barcaiolo di dirigersi al Lido di Capo Vaticano.

Sempre preoccupato per il tempo, il barcaiolo si rituffò nel mare, verso il Lido con i due ospiti, accettando anche questa volta l’incarico. Arrivato al Lido… ecco giungere un terzo sconosciuto che, salito prontamente sul barchino, chiese se poteva essere accompagnato verso la bocca del porto di San Nicolò a Ricadi. Il barcaiolo incapace di rifiutare anche questa terza richiesta, riportò la barchetta in mare e si diresse verso la destinazione indicata.

Durante il tragitto… la barchetta, con dentro i quattro uomini, incrociò una Galea nera guidata dal Pirata Carascosa (Karagoz, vale a dire occhio nero)- uno dei più intrepidi corsari- piena di spiriti malvagi. Volevano conquistare Tropea e tutte le coste del Tirreno e poi dello Ionio. L’obiettivo più importante per loro era Tropea, nota per il suo patrimonio artistico e culturale, oltre che meta turistica ambìta da re e imperatori.

Mentre la sciagura stava per abbattersi sulla città di Tropea, il barcaiolo si affrettò per raggiungere, al più presto possibile, la riva per mettersi in salvo insieme ai suoi amici.

Ecco che, all’improvviso, da lontano, apparve loro una vecchietta vestita di nero che prontamente fermò gli uomini in barca e rivolgendosi a loro disse: -Attenzione! Tornate indietro, vi prego! Dentro la galea c’è il Re, il nostro re Italo è prigioniero dei pirati… è stato rapito e derubato di tutti suoi averi dal Pirata cattivo Carascosa; è ferito ma tornerà salvo, ve lo assicuro, e sarà proprio com’era quando aveva vent’anni. Presto non perdete tempo… non vedo nessuno in mare, oltre a voi; e con questo diluvio, i pirati ne approfitteranno per fuggire e lo uccideranno. Ora lui è solo svenuto ma si sveglierà presto perché non è giunta ancora la sua ora. Miei cari amici, come ricompensa, avrete in dono l’anello d’oro che dovrete mettere ai piedi della Madonna dell’Isola che ha il potere di concedervi qualunque cosa voi desideriate. Andate, figli miei, e non dimenticare nessuna delle mie istruzioni -.

Il barcaiolo preso dallo stupore e sconcertato per quanto stava accadendo, riprese le forze e seguì le indicazioni della vecchia mendicante. La nave che stava a poche miglia dal porto di Tropea proveniva dall’Oriente, e di lì a poco sarebbe scomparsa nel nulla. Il barcaiolo e i suoi uomini spaventati ma allo stesso tempo con gli occhi pieni di speranza, nonostante le onde altissime, continuavano a remare. Mentre la loro barchetta solcava le acque del Tirreno, improvvisamente si levò una tempesta e fu costretta a interrompere il viaggio e a rifugiarsi nella baia di Riaci. Qui, con grande sorpresa, trovarono un’imbarcazione di fortuna, una barca a vela, molto più grande della precedente.

Quando si calmò la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio: levarono l’ancora, inalberarono le vele, cominciarono a remare e coraggiosamente giunsero in prossimità della nave pirata… ma si accorsero con grande dispiacere che era andata alla deriva. Nessun rumore, nessuna voce, si udiva, solo il rumore dell’uragano che si abbatteva tremendo su di loro.

Stanchi e speranzosi salirono sulla nave, per salvare il salvabile, e per dare ascolto alle parole sagge di quella vecchietta che sembrava aver cambiato il corso del destino. Quando furono sopra la nave pirata, guardando dall’alto, si accorsero che era ben poco ciò che rimaneva dei corpi dei pirati: erano stati divorati dagli squali. Pensarono, allora, di alleggerire il carico della nave prima che affondasse e solo quando, tra le altre cose, scaricarono la cassa contenente il tesoro… udirono dei lamenti provenire dalla vecchia stiva.

Il barcaiolo scappò in preda all’ansia e al panico verso la parte inferiore della nave per scoprire qualcosa di più. Quando aprì la porticina della stiva, vide davanti a lui una scena incredibile: il re Italo imbavagliato e sofferente, e per fortuna ancora vivo. Lo liberò subito e chiamò i suoi compagni.

Il barcaiolo fu molto felice ed esclamò: -questo è un miracolo!- ricordando ciò che aveva detto la vecchia signora… che di lì a poco il re avrebbe dato loro una lauta ricompensa per la sua salvezza. Si trattava dunque dell’anello prezioso che valeva una fortuna… avrebbe cambiato la loro vita per sempre.

Quando il re, ormai salvo, e i suoi prodi amici si avvicinarono al forziere per controllare il tesoro, furono colti da grande sorpresa e infinito stupore: c’era qualcosa che brillava… di una luce chiara e sfavillante; e più si avvicinavano, più la luce aumentava, esplodeva e abbagliava gli occhi di tutti i presenti.

Era la luce dell’anello ma anche della verità, di una misteriosa Verità che si nascondeva in quell’angolo di mare blu, che aveva inghiottito il male senza tanti pregiudizi, quella verità tanto anelata in quel pezzo di cielo ferito dall’odio ma pur sempre in cerca di nuovi orizzonti di sole. Quella verità che rivela la vera identità, che grida e si fa giustiziera dei poveri, dei buoni e degli afflitti.

Il mio anello! – gridò il re – la mia fede mi ha salvato! Siete voi che mi avete trovato nel mare sperduto del mondo, e mi avete liberato dalla prigionia e dai terribili pirati che mi tenevano incatenato in quest’orrenda nave. Per questo, oggi, consegno a voi il mio anello in dono. L’anello della fede, della promessa che avrei protetto e salvato il mio popolo anche a costo della vita. Lo riconosco! Prendete! Voi mi avete salvato, Dio vi ha mandato a me. Io sono stato per la mia nazione, un re buono e ora lo sarò anche con voi. Quello che Dio ci dà, non è nostro, ma lo dobbiamo a nostra volta ridonare: questa è la verità, questa è la giustizia, questo è l’amore.

Mentre il re e i suoi eroi festeggiavano la vittoria sui nemici e sul male, la tempesta si calmò, e decisero, subito dopo, di riprendere il viaggio: levarono l’ancora, inalberarono le vele, cominciarono a remare, ma non riuscirono a spostare la nave. Tentarono, ritentarono, ma essa restava ferma lì, come se fosse incagliata su uno scoglio. Essi allora pensarono di alleggerire ulteriormente il carico, ma, all’improvviso, tra le altre cose, videro e scaricarono una piccola cassa bianca. Il re e i compagni di viaggio decisero di aprirla per verificarne il contenuto e con grande gioia e meraviglia scoprirono un antico e prezioso libro di enormi dimensioni e con la copertina tutta d’oro. Sulla copertina c’era inciso un pensiero in lingua latina: “DEXTERA TUA INVENIAT VERITATEM”- “la verità si fa trovare dai giusti”-.

Ora tutto era chiaro, tutto trasparente come l’acqua di quell’azzurro mare cristallino in cui stavano navigando quattro uomini baciati dalla vita. Dio tende la sua mano benefica sia ai giusti sia ai malvagi … ma chi segue la verità conquisterà la felicità di una salvezza eterna.

La nave, finalmente, riuscì a muoversi e a riprendere la rotta sulle onde placide del mare rabbonito.

Alle prime ore del tramonto, il re Italo e i suoi “tre preziosi amici” approdarono al porto di Tropea e scesero sull’isola che oggi porta il nome della Madonna “L’isola di santa Maria”: quella sacra dimora che si affaccia sul mare, quel posto meraviglioso, tempio di silenzio e di profondità, faro sicuro per navigatori in cerca della via, della verità, della vita.

Non è solo una leggenda ma è un ricordo ancora vivo di uomini, di anime coraggiose che hanno attraversato uragani e tempeste, onde anomale e pirati ma, non si sono mai fermati… hanno seguito sempre la voce della coscienza, la voce profonda del cuore.

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