08Ott
2015

Il falco e la colomba

Fiaba di: Milu87

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La fiaba

Un giorno un falco, volando sopra gli alberi secolari di una foresta vide una colomba specchiarsi nelle acque del ruscello che bagnava quel luogo.

Aveva ali bianche, delicate come le piume di un angelo e gli occhi, color dell’ambra, riflessi nell’acqua brillavano di luce pura come stelle splendenti.

Scese e si sedette su una roccia vicina, voleva parlarle ma aveva paura di spaventarla.

Si avvicinò lentamente per osservarla meglio, nascosto dietro una grande quercia. Prese coraggio e le parlò.

Al suono della sua voce la colomba ebbe paura ma quel suono le era così familiare che si girò a vedere chi fosse a pronunciare quelle parole.

I suoi occhi guardarono quelli del falco, neri come l’ebano ma nello stesso istante volò via.

Stanco ed affamato, il falco si sedette sulle rive del ruscello, le cui acque si erano improvvisamente agitate.

A casa, la colomba ripensò a quel falco e ai suoi occhi. Ne era convinta. Forse si erano incontrati in una vita passata. Distesa sul letto di paglia dorata si addormentò.

Quella notte il falco decise di tornare nella foresta, speranzoso che ci fosse lei ad attenderlo. Non vi trovò nessuno e si sedette su una roccia addormentandosi.

Un nuovo giorno stava iniziando, la luce del sole era ancora pallida e l’ombra della notte avvolgeva le acque ancora nere del ruscello.

Il falco fu illuminato da una raggio di sole e il suo calore lo svegliò.

Con gli occhi ancora chiusi pensò che quella creatura candida come la luna fosse solo una fantasia e che in realtà in quel luogo, dove maestoso si ergeva solo il silenzio, non era accaduto nulla.

Si girò intento a cercare qualcosa che smentisse quei pensieri.

All’improvviso un soffio di zefiro gli mosse le ali, il falco girandosi notò sul roseto di fronte una piuma bianca. Si girò a ringraziare quel soffio di vento. Quel segno era la prova che non aveva sognato.

Nel frattempo, la colomba, aveva appena aperto gli occhi riscaldata dal sole entrato dalla finestra.

Faticò ad alzarsi ma una forza la trascinava nel luogo dove aveva visto il falco.

Giunta lì lo vide ammirare il sole. Impaurita, si nascose dietro un roseto ma mentre spostava alcune foglie con l’ala destra, si punse con una spina e il dolore fu così forte che gridò.

Al suono di quella voce il falco si girò e la vide. Nell’avvicinarsi le porse l’ala e le parlò con dolcezza.

Il falco le sorrise e prendendo dal taschino un fazzoletto, si avvicinò al ruscello, lo immerse in acqua e poi glielo avvolse attorno all’ala ferita.

Quel giorno lo trascorsero insieme, li separò solo il giungere della sera. Nessuno dei due sapeva che sarebbe passato molto tempo prima che si rincontrassero. Al calare della notte si addormentarono.

Improvvisamente un rumore di foglie svegliò il falco. Si girò intorno ma non vide nessuno, finché una mano gli accarezzò le piume.

Non ebbe il tempo di fuggire perché una voce lo tranquillizzò dicendo di non avere timore. La donna si presentò come la ninfa del ruscello e, silenziosamente, lo avvolse nel grande mantello bianco e sparirono nel nulla.

Passarono molte settimane in cui i due non si videro, quando una mattina la colomba, si recò nuovamente in quel luogo con la speranza di rivederlo.

Al suo arrivo, le foglie degli alberi si mossero misteriosamente e una voce femminile la invitò a seguirla.

Come catapultata in un nuovo mondo, giunse in un luogo deserto che profumava di lavanda. In lontananza scorse una stazione dove un treno si era appena fermato.

Scesero una donna e un ragazzo avvolto da un mantello bianco che lasciava scoperti solo gli occhi. Non appena la donna iniziò a parlare, la colomba riconobbe chiaramente la voce che l’aveva condotta in quel luogo.

Si presentò nuovamente come la ninfa del ruscello e raccontò loro di come erano stati portati nell’altro mondo. Erano entrambi nati in quel luogo, al di là del ruscello.

Lei era sua figlia, Nadine e lui il giovane Hawk, figlio del re.

I due regni, quello umano e quello fatato erano da molti anni in conflitto.

Fu deciso di mandare nell’altro mondo i due primogeniti di entrambe le fazioni. Lei, una splendida colomba bianca per la purezza delle acque del ruscello e lui un falco a ricordare la fierezza del regno.

Solo quando i due si fossero riconosciuti l’uno negli occhi dell’altro sarebbero tornati in quel mondo, con le loro reali sembianze e quel giorno, con i due ragazzi, era tornata anche la pace fra i due regni.

Hawk salì sul suo destriero e raggiunse il castello dove si sarebbe finalmente ricongiunto al padre e seduto accanto a lui sul trono.

Nadine si immerse nelle acque gelide del ruscello, tutto le era familiare. Cullata dalla corrente sentì il profumo di lavanda. Non riuscì a non sorridere. Finalmente era felice.

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