09Gen
2013
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Racconto Natalizio del Nonno e del “Peste” nel Grande Bosco // Terza parte

Fiaba di: GiamPiero Brenci

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La fiaba

Qui le puntate precedenti.

Capanna Tassoni, dentro,  ricorda l’interno di una zucca, cosa che già vi dissi.

Le pareti di legno, di un bel giallo ambrato odoroso di resine e cera d’api, sembrano scomparse inghiottite dalle tenebre cariche di tepore. L’atmosfera s’è fatta ancor più intima alla luce saltellante del camino,  a quella luce molti oggetti prendono vita.

Il Nonno, appoggia il boccale e mi guarda sospettoso, come a cercare la mia complicità di Pellegrino che di racconti e leggende ne deve aver sentite molte.

Dalla penombra si materializza la grossa testa del Medoro con lo sguardo da vecchio filosofo. Il meticcio sale sulla panca, si sdraia e s’appoggia la testa sulle mie gambe con aria paciosa. Il Nonno riprende i suoi racconti che provengono da un Mondo fatato cui si può anche non credere.

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< Ovviamente Pellegrino, non dissi nulla, in giro,  di quanto avevo visto nella radura del Recinto. Anzi quasi mi convinsi d’aver travisato la realtà complice il buio e qualche robusto bicchiere di buon vino….

Il Peste si comportava come se la cosa fosse naturalissima, quasi ovvia.

Io temevo, e temo, che parlandone in giro m’avrebbero preso per visionario o peggio.

Ma cosa avresti fatto tu se, la mattina di Natale avessi trovato sulla porta: una decina di orci contenenti miele finissimo, creme d’erbe per la medicazioni, per la cucina e per la pelle delle Monne, e funghi essiccati di primissima qualità?

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Il Peste si vestì di gran fretta per un’uscita. Poi , zufolando allegramente nel suo flauto, scomparve nel bosco ammantato dalla fitta nevicata notturna. Finsi di non vedere che nella gerla, che aveva in spalla, vi fossero due grosse crostate, una botticella di vino liquoroso e una pezza di lana fitta. Ottima per un corsetto invernale, che avevo acquistato da un commerciante di passaggio, poiché il suo era da sostituire…. Il Medoro lo seguiva da vicino con l’andatura che ha quando, assieme,  vanno per ‘scorribande’,  per far ‘danno’ e per divertirsi.

Ed infatti……Questo birbone fece un balzo andando ad urtare un ramo carico di neve che si riversò con un tonfo pesante sul Peste che seguiva da vicino….-

Il Medoro solleva un sopracciglio e mi fissa come a dire che lui in quello scherzo non v’entra quasi nulla, e che, sicuramente, s’ebbe a trattare di pura coincidenza!

Ma lo tradisce il movimento gioioso della coda!

<Incuriosito, dopo qualche tempo, smisi di tagliare la legna per il camino, e presi a seguire le loro orme. Nella neve e per un vecchio cacciatore è semplice, anzi facilissimo.

Erano passati accanto alla Radura dello Scambio ed avevano proseguito per il Sentiero Erto.

Stavo meditando che i due fossero saliti fino alla Radura del Recinto, ovviamente, quando scoprii che accanto alle orme del Medoro e del Peste v’erano le orme di due piedi piccoli che zizzagavano attorno alle prime.

Chiunque fosse quell’essere m’era palese che stesse danzando. Poi, in breve le orme si moltiplicarono, si incrociarono, si sovrapposero ed io non fui più in grado di stabilire quanti fossero coloro che seguivano il suonatore di flauto.

Scoprii la presenza di orme più grandi, ma meno profonde, di quelle del Peste.

Cosa v’è di strano? Oh, Pellegrino, quasi nulla….  Orme di un uomo adulto, grande e grosso che sprofondavano nella neve meno di quelle del Peste e quasi meno del Medoro!

Qua e là rami i rami più bassi degli alberi si mostravano senza neve come se qualcuno li avesse urtati e la neve, in grumi, ne era caduta accumulandosi sotto.

Cosa v’è di strano? Oh, Pellegrino, quasi nulla….  Attorno a quei rami non v’erano orme! Ne grandi, ne piccole…. Come se un grosso uccello, tipo un’aquila, vi si fosse posata per far cadere la neve con il proprio peso….  –

E il Nonno scuote la testa prima di farsi un sorso corposo di vino e sospirare.

Lanciando, nuovamente, un’occhiata fuori dalla solita finestrella intravedo, seduti ad ascoltare: due Elfi con gli occhi  allungati,   due nani con i capelli verdi   che ricordano un rigoglioso cespuglio, tre Fate Api   con le ali in perenne movimento e almeno quattro Gnomi Fungo con i copricapo che ricordano le cappelle dei funghi porcini. .

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Si accorgono che mi sia accorto di loro, ma continuano a dondolarsi paciosi. Evidentemente attendono il resto del racconto del Nonno, anche se credo che già conoscano questa istoria! E sappiano quindi come sia andata a finire!

< Giunsi alla Radura del Recinto che risplendeva di lamine argentate e dorate. Al centro, come la volta precedente, sopra il focolare di pietra ardeva un bel fuoco di ciocchi di quercia. Il solito pentolone sbuffava allegramente.

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Un’orchestrina di Gnomi, diretti da un serioso Fugò, suonava allegre marcette ed era Peste che dava l’avvio all’esecuzione.

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Non ridere Pellegrino e credimi sulla parola!  Gnomi, di verde vestiti, danzavano d’attorno una complicatissima quadriglia incrociandosi con Follette, dai vestiti sgargianti. Gnomette Fungo obbligavano gli Elfi a danzare, senza volare. Altrettanto facevano gli Gnomi Fungo con le Fate Api.

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Una processione di Gnomi Funghi, vestiti di un bel giallo carico ed ampi cappelli marroni o rossi provenendo dal bosco portavano canestri di frutti di bosco coperti di miele.  Le crostate, portate dal Peste,  erano già  state prese d’assalto ed uno gnomo, più sensibile degli altri, mi parve già palesemente ‘allegro’ per aver assaggiato il  mio vino liquoroso.

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Il Medoro era bersagliato da una pioggia di piccole palle di neve che gnomi bambino gli lanciavano contro e lui si difendeva scuotendosi tutto e facendo rotolare i discoli qua e là tra le urla e le risate eccitate.

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Appena s’accorsero della mia presenza venni salutato con corale  “Ciao, Nonno”!

Poi m’invitarono a sedere e tutti assieme pranzammo.

Ovviamente cercai di non mangiare come un umano per non togliere del cibo a loro.

Scoprii che i liquori fossero ottimi, anche troppo…

Prima di tornare a Capanna Tassoni mi fu offerta una grappa al miele selvatico e quello fu un buon modo per salutare il Natale –

Da fuori, oltre i vetri della finestra, giungono delle risatine eccitate.

Ho il fondato sospetto che il Nonno, forse, mangiò poco, ma sicuramente bevve di più e divenne così allegro da risultare malfermo sulle gambe.

Il Nonno, infatti, mugugna, fintamente irato, e gli abitanti del bosco scompaiono lasciando il ramo a dondolare attorniato da un pulviscolo dorato…..

Va bene che siamo a Capanna Tassoni, miei diletti e arguti Lettori, ma io devo credere proprio a tutto?  Figuriamoci: una birba che fa comunella con esseri del Bosco!  Esseri che tutti sanno non esistono. Ecchediamine!  Voi, al mio posto ci credereste?

Per me il Peste, il Nonno ed il Medoro mi stanno prendendo in giro… Non sta mica bene prendersi gioco di povero Pellegrino un po’  ‘tardo’ di cervello! Nevvero? O, no? …

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Alla prossima, forse!

Le immagini sono gentilmente fornite da Rubens Fogacci e Gabriele Brenci
© Elaborato ideato e realizzato da  GiamPiero Brenci  www.basiliscohistory.it 
L’Autore pubblica  < ISTORIE DI UN BASILISCO > con la Maglio Editore

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