21Dic
2012
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Racconto Natalizio del Nonno e del “Peste” nel Grande Bosco

Fiaba di: GiamPiero Brenci

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La fiaba

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia che l’umidità rende scintillante. Dal comignolo di pietra fuoriesce uno sbuffo che taglia lo sfondo prima d’essere dissolto dalla brezza.

Le sue finestrelle spandono una luce dorata, calda che pare spiovere al suolo tra l’erba, che sente il morso dell’inverno, e con un riflesso verdastro rimbalza contro i tronchi vicini.

E, per un Pellegrino par mio, questa visione è sempre ben gradita specie quando l’aria di montagna comincia a penetrare sotto gli indumenti e vi ricorda quanto possa far freddo.

racconto-natalizio-nonno-peste-2L’Ostaria è gestita da un uomo soprannominato “Nonno”. Nomignolo che gli è stato affibbiato il suo diletto nipote che, oramai dovreste conoscere anche voi. Un fanciullo magro con una zazzera bionda che, usualmente, è più ribelle del suo possessore: il Peste.

 

racconto-natalizio-nonno-peste-3Le pareti di legno dell’Ostaria, viste dell’interno,  son di un bel giallo ambrato ed odorano di resina pino e di cera d’api, il camino spande un bella luce carica di tepore che indora le pareti. A quella luce saltellante, che sovrasta a tratti quella delle lampade ad olio, alcuni oggetti paiono prendere vita.

Ora gli avventori dell’Ostaria stanno scomparendo alla spicciolata mentre la notte si distende e il respiro della Natura si fa profondo tra il sussurro degli alberi maestosi.

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Anche il Peste dopo avermi bombardato di domande insistenti, ma mai stupide, ha ceduto alla natura:  ha sbadigliato, s’è strofinato gli occhi e s’è mosso per andare a dormire.

Prima d’uscire dalla sala, però, si è fermato, si è voltato: mi ha fatto un mezzo inchino ed un sorriso. Poi deve avervi ripensato e mi ha dedicato una linguaccia.

Medoro, il grosso meticcio del fanciullo, l’ha seguito scuotendo la grossa testa, come ad indicare che non condivida appieno il modo di agire del fanciullo, ma che lo sopporti.

Il Nonno, avendo visto il comportamento del nipote, ha borbottato, mugugnato, sbuffato, sospirato ed, infine, ha sollevato gli occhi al Cielo.

Rita, la giovane cameriera, prima di ritirarsi, ci ha messo davanti una brocca piena di vino scuro come sangue di drago, due boccali di ceramica ed un vassoio di ‘cantuccini’.

Il Nonno afferra un biscotto e lo bagna nel vino. Il cantuccino s’imbeve di vino lentamente e si lascia masticare golosamente. Provare per credere, miei diletti ed arguti Lettori!

Il respiro del Bosco è sottolineato da scricchiolii sottili e da suoni indistinguibili.

< Il Peste mi viene a trovare quando sua zia Adalcisa, che abita a Poggiofiorito, ne deve aver a sufficienza, povera donna. E qui, lui si trova a suo agio…

L’altr’anno, mancavano pochi giorni a Natale, mio nipote s’infilò nel Bosco di prima mattina, non si fece vedere per l’ora di desinare e quando calò il buio ero preoccupato. Decisi d’andarlo a cercare, che una disgrazia può sempre capitare ed il fatto che fosse accompagnato dal Medoro non mi rasserenava del tutto..

V’è un luogo, in questo fitto Bosco che ci circonda, ove gli ho ordinato…. Consigliato…

Raccomandato…Insomma dove gli ho detto di far attenzione….

E’ chiamato, con rispetto ed un certo timore, il Recinto.

Pochi di noi l’hanno visto e possono dire di conoscerne i contorni. Un’ampia radura ove qualcuno, in tempi andati, ha infisso enormi lastre di pietra che ora sono coperte da muschio e licheni. Anche se v’è una bufera di vento tra quelle pietre regna il silenzio.

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V’è chi dice che sia il luogo ove le Streghe si incontrino e vi facciano i loro festini.

Atri affermano che chi vi penetri, nei giorni della Luna Sanguigna, sia destinato a smarrirvi la strada e a perdersi per mai più far ritorno a casa. …..Io non vi credo a codeste fantasticherie, ma è anche vero che qualcuno degli umani non riemerga mai più dal Bosco Ed è inutile, Pellegrino, imputare ad una disgrazia questa o quella sparizione….

Mi avviai per il Sentiero Erto che conduce alla Radura dello Scambio ove, a sentire i vecchi, noi Umani scambiavano doni con gli Esseri del Bosco tanti secoli or sono, quando non eravamo soliti offendere Madre Natura. Ogni tanto chiamavo a gran voce il Peste.

E nonostante la lampada ad olio, facevo fatica a vedere ove appoggiavo i piedi.

I tronchi sembravano spostarsi e qualche ramo parve allungarsi per strapparmi il mantello o i gambali. Il vento – che scuoteva le cime degli alberi e lasciava cadere grumi di neve ghiacciata –  ululava, miagolava e sospirava portando via i miei richiami.

Percepii il borbottio della Sorgente che sgorga accanto alla Radura dello Scambio e fu in quell’istante che la lampada si spense!

Imprecai, che non avevo l’acciarino seco me, e cominciai a preoccuparmi seriamente!

Che qui in quest’Ostaria ne ho sentite tante di spacconate e millanterie, ma essere immersi nel buio di un bosco a notte fatta con il vento che sibila a tratti…E’ da provare!

E fu allora che sentii il suono del flauto. Pensai, sulle prime, ad uno scherzo del vento…

Trattenni il fiato e tesi l’orecchio. Il flauto saltellava allegro, saliva e scendeva scandendo il ritmo di un’allegra ballata.

Mi parve anche di sentire l’eco di allegre risate e di acuti urletti eccitati. Come di bimbi felici. Ed infine l’abbaio grave, quasi burbero del Medoro.

Aguzzai la vista e notai la luminescenza provenire da dietro una cortina d’alberi e cespugli. A tentoni m’avvicinai e potei vedere i grandi blocchi di pietra disposti a circolo: il Recinto! –  E il Nonno, narratore esperto, fa una lunga pausa per sorseggiare un po’ di vino che ha fatto scaldare, appena, lasciando il boccale a favore delle fiamme del camino.

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Mie dilette Lettrici ed arguti Lettori non so cosa mi trattenga dall’inviare il serafico Nonno, degno avo del fanciullo che ben conosciamo, a sedersi sulle braci del camino che occhieggiano gagliarde sotto i due ceppi.

Ma non posso certo spronarlo e devo, mio malgrado, attendere che riprenda il suo racconto.

Il biscotto che sto mangiucchiando è delizioso  ‘tocciato’, o affogato, nel vino tiepido: una vera squisitezza.

Come dite, mie dilette Lettrici ed arguti Lettori? Che non sapete cosa Vi trattenga da inviare il Vostro Narratore di fiducia a sedersi sulle braci del camino accanto al Nonno?

Io ben lo so!

La Vostra sana curiosità e la Vostra generosa pazienza! Ed io me ne approfitto!

Guardando fuori dalla finestrella scorgo, dondolarsi, sopra un ramo  un Elfo sogghignante con le orecchie a punta che sbucano da sotto lo zuccotto di un bel verde carico.  Accanto c’è un Nano con lunghi capelli verdi che ricordano un rigoglioso cespuglio,    una Fata che indossa un abito a     strisce orizzontali gialle e nere ed uno Gnomo con un cappello che ricorda la sommità di un fungo porcino.

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Si accorgono che mi sia accorto di loro, ma continuano a dondolarsi paciosi.

Non credo ai miei occhi, poiché avevo sentito dire in giro che fosse impossibile vedere gli Elfi, Nani, Fate e Gnomi  se questi non lo vogliono.

E v’è qualcuno che afferma e spergiura  che ‘vederli’ porti guai.

E se vedere un Elfo “fa guai”, chissà quanti ne vengano vedendoli tutti assieme!

Come se un Pellegrino par mio ne avesse di bisogno, di guai, intendo.

Evidentemente attendono anche loro il resto del racconto del Nonno in questa sera prenatalizia !

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Capanna Tassoni dall’interno ricorda l’interno di una zucca, cosa che già vi dissi.

Le pareti di legno son di un bel giallo ambrato ed odorano di resina pino e di cera d’api, il camino spande un bella luce carica di tepore che indora le pareti. A quella luce saltellante, che sovrasta quella della lampada ad olio, alcuni oggetti paiono prendere vita.

Il Nonno, infine, appoggia il boccale sul tavolo e riprende il racconto:

< Feci alcuni passi e potei osservare la Radura del Recinto. Come capita talvolta la conoscenza distrugge le paure. Le lastre di pietra infisse nel terreno sono grandi, molto vecchie, coperte di incisioni d’astri e licheni. Ma non mi istillarono paura.

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Al centro ardeva un bel fuoco di ciocchi di quercia ed  un bel pentolone, ripieno di polenta, sembrava dondolarvisi sopra. Il pentolone panciuto borbottava spandendo il sapore della vivanda nell’aria. Due gnomi…..

Non ridere Pellegrino e credimi sulla parola! Due gnomi, dall’espressione irriverente, danzavano attorno al pentolone rimestando la polenta.

Due Follette, dai vestiti sgargianti, seguivano il ‘tempo’ della ballata che scaturiva dal flauto miscelando, in piatti di legno, mestolate di polenta con formaggi, erbe odorose e sugo di funghi.

Una processione di Gnomi Funghi, vestiti di un bel giallo carico ed ampi cappelli marroni o gialli, provenendo dal cuore del bosco portavano canestri di funghi essiccati per farne del sugo rosso sanguigno.

racconto-natalizio-nonno-peste-18Nani Erba, sempre danzando, portavano gerle di erbe aromatiche: rucola, erba cipollina ed asparago di monte.   Un paio di Elfi Luce provvedevano a rovesciare sopra il pentolone le erbe tritate da un Fugò, fornito di un alto cappello da cuoco ed un affilato coltello.

Peste era seduto su un tronco e soffiava  con impegno nel suo flauto dettando i tempi di lavoro di tutti i presenti.  Medoro era accucciato in un angolo e una torma di gnomi fanciulli, di nani e di folletti bambini lo aveva trasformato in un grande giocattolo.

Chi si appendeva alle sue orecchie o alla sua coda, chi lo scalava per poi lasciarsi scivolare al suolo scompigliandogli la folta pelliccia scura. Due, forse più arditi, gli sollevavano il labbro per lucidargli, con delle foglie di menta, i grossi denti.

Tutti i giovani erano eccitati e festosi ed il buon Medoro, di tanto in tanto, agitava la coda facendo oscillare coloro che vi erano appesi ottenendo un coro di urla giocose, quelle che avevo sentito.

Giunse ad emettere un abbaio profondo, burbero, ma lasciò che una decina di discoli gli si mettesse a cavalcioni sulla grossa schiena mimando i movimenti di una cavalcata.

Non avevo mai visto gli abitanti del bosco, nonostante che porti, da  sempre, un talismano fatto con tre fiori di primula gialla intrecciati ed  infilati sulla fascia del cappello. Secondo gli anziani il talismano dovrebbe far palesare gli abitanti del bosco. Ma con me non ha mai funzionato…..

La Radura del Recinto, anziché un luogo di terrore, si stava dimostrando un gioioso punto di ritrovo e, mio malgrado, ebbi l’impressione che il Peste ne avesse un certo merito!

Ma guai a te se glielo riferisci! Già si crede un sapientone… E, poi, chi lo potrebbe sopportare più?….-

Ed io annuii, il discolo è già sufficientemente discolo, inutile incitarlo!

< Alcune decine di Fate Api, volando, portavano orci di miele che consegnavano al Fugò che provvedeva a rovesciarli su una grossa ciambella. – riprese il Nonno: – Mi fu chiaro, Pellegrino, che stessero preparando il Cenone di Natale.

Abitudine, degli abitanti del Bosco,  di cui non avevo conoscenza.

Vidi due nani Boscaioli affettare, con impegno un grosso prosciutto di cinghiale.

Cosa v’è di strano? Oh, Pellegrino, quasi nulla….

A parte che la farina di polenta, quella sobbolliva nel pentolone, e la ciambella fossero scomparse dalla mia cucina, non più tardi del giorno prima!

E che il prosciutto di cinghiale provenisse dalla mia dispensa!

Ah,…. Dimenticavo… Appena s’accorsero della mia presenza ci fu un attimo d’imbarazzo, e loro s’immobilizzarono divenendo delle statue.  Forse temevano qualcosa….

Ma il Peste mi presentò e loro ripresero le loro attività dopo avermi salutato con corale  “Ciao, Nonno”!

Ad un cenno del Peste due grassi nani presero a soffiare in due flauti e lui, dopo alcuni aggiustamenti, acconsentì a tornare a Capanna Tassoni.

Medoro dovette lottare un po’ di più per liberarsi dai suoi ammiratori.

Prima che ci allontanassimo i presenti sollevarono dei boccali e ci dedicarono un augurale brindisi di buona fortuna, di buon Natale e di  prospero Anno Nuovo.

Cosa v’è di strano? Oh, Pellegrino, quasi nulla…. A parte che le due piccole botti da cui spillavano il vino quei simpatici esseri provenissero dalla mia cantina!

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Peste mi saltellava d’attorno continuando a soffiare nel suo piffero. Medoro uggiolava soddisfatto.

Ed io mi associai agli allegri saluti, che è sempre bene avere buone relazioni di vicinato!

Ah,…. Dimenticavo… La lampada ad olio che s’era spenta si riaccese spontaneamente  e mi parve molto più luminosa di prima…

Ma, come tu ben saprai, Pellegrino, vi son cose cui non bisogna credere. Specie se accadono nel fitto di un bosco quasi a Natale……- termina lui borbottando.

Il ramo, fuori dalla finestrella, dondola, ma ora è deserto.

I piccoli curiosi che c’erano prima hanno sentito la fine dell’istoria e se ne sono andati …..

Mie dilette lettrici ed arguti lettori un brivido mi arpeggia lungo la schiena: alla prossima… Forse!

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Le immagini sono gentilmente fornite da Rubens Fogacci e Gabriele Brenci

© Elaborato ideato e realizzato da GiamPiero Brenci  – www.basiliscohistory.it

 

L’Autore pubblica  < ISTORIE DI UN BASILISCO > con la Maglio Editore

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