Tutte le fiabe che parlano di "folletto"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "folletto", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
Un folletto nello zucchero
Le scuole erano terminate da poco e con loro anche il mio incarico di educatrice. Ora potevo godermi un po’ di relax presso Marina di Cecina, un piccolo paese della Lunigiana, una zona tra l’alta… Un folletto nello zucchero
Il folletto della notte
Quando un bambino va a nanna , spesso vuole la porta aperta della sua cameretta , perché si sente più sicuro , allora per qualche luce accesa in altre stanze arriva il folletto della notte.… Il folletto della notte
Chi è il giusto?
(L’uomo nero) Cari bambini mi presento: io sono l’uomo nero e son felice e assai contento di vedervi tutti qui e di gradir la mia compagnia io spero che diciate di sì. (La strega) Non… Chi è il giusto?
Il Mio Amico dell’Altra Stella
Nell’isola che non c’è…..esiste, ora c’è e ci abita una Fata bellissima ….è l’isola di Imisoara, è un posto incantato e magico, dovete crederci esiste davvero per chi crede veramente e sogna… La sua Principessa… Il Mio Amico dell’Altra Stella
Mentino e la fabbrica di Babbo Natale
C’era una volta un elfo che si chiamava Mentino. Un giorno, andando a lavorare, dentro a una galleria, incontrò quattro amici.
Li invitò a lavorare con lui, nella fabbrica di babbo Natale, piena di giochi.
Arrivati da Babbo Natale, si presentarono e lui disse loro: ” Benvenuti!!! Ah ah ah ah ! Sono contento di avervi qui, perché ci sono tanti regali da impacchettare. Mi serve proprio la vostra mano.”
Subito incominciarono a lavorare tutti insieme.
Genius inventava i giochi, Mentino li colorava, Fibbia li incartava, Tintinno li metteva sulla slitta, mentre Nevolo, intanto, spalava la neve per aprire la strada alla slitta.
Mentre lavoravano, Babbo Natale pensava fra sé: ” Sono davvero fortunato quest’anno ad avere cinque nuovi aiutanti.”
Tra polvere … e cielo
– Sono veramente stufo di fare sempre la stessa strada , nello stesso posto, fra le stesse cose – sbuffava ansimando il Povero Folletto , mentre s’intrufolava negli angoli più nascosti della cucina della famiglia Giacmul, ingoiando polvere e oggetti di ogni sorta. Alla sua veneranda età – aveva ormai 10 anni – avrebbe voluto godersi la libertà, uscire da quella casa di cui conosceva a memoria ogni piastrella, per averla strofinata migliaia di volte.
– Voglio scoprire il mondo, voglio conoscere gente diversa, provare nuove emozioni! – andava pensando tra sé.
– Sono ormai troppo vecchio e troppo stanco per infilarmi sotto i divani e le poltrone a ingozzare tutto ciò che gli altri abbandonano distrattamente sul pavimento – rimuginava in silenzio nell’angusto ripostiglio, dove lo avevano parcheggiato stanco morto, dopo avere ripulito tutta la casa.
Kataplàn
Ti narro la storia di kataplàn.
Gnomo grassottello con barba bianca e rosso cappello,
il quale occultò le origini malinconiche e avare e di notte, con la ramazza sulle
spalle entrava nelle dimore fischiettando un allegro motivetto frammentato da
queste parole:
“Io sono Kataplàn che tutto in fretta fa” (fischiettare)
Così, dando rapidi colpi di saggina, dappertutto spazzava e potevi esser
certa che neanche un granello in nessun angolino potevi trovarvi al mattino.
In alcune case però questa grascia durava assai poco, quando la massaia
diventava indolente e poltrona, allora non si sentiva più il suo allegro
canticchiare bensì modulava la voce in un roco tono di rimprovero, la sua ombra
diventava gigantesca e, minaccioso diceva:
Racconto Natalizio del Nonno e del “Peste” nel Grande Bosco
Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia che l’umidità rende scintillante. Dal comignolo di pietra fuoriesce uno sbuffo che taglia lo sfondo prima d’essere dissolto dalla brezza.
Le sue finestrelle spandono una luce dorata, calda che pare spiovere al suolo tra l’erba, che sente il morso dell’inverno, e con un riflesso verdastro rimbalza contro i tronchi vicini.
E, per un Pellegrino par mio, questa visione è sempre ben gradita specie quando l’aria di montagna comincia a penetrare sotto gli indumenti e vi ricorda quanto possa far freddo.
Le avventure di Camilla
Questa è la storia di un folletto suonerino e delle sue amiche gnome.
Un giorno, e per la precisione era un martedi mattina, questo folletto suonerino, che si chiama ik, era nel bosco vicino casa, era uscito per farsi una passeggiata fino al mercato.
Arrivato al mercato , vide una bancarella con un bellissimo organetto e incominciò a urlare “Ioioioio è mio è mio mio”.
La gente si giro’ a guardare questo folletto un po’ strano, e tutti iniziarono a pensare che fosse un po’ matto !!
Il fatto è che quell’ organetto ebbe un nome ( Camilla.).
Ebbene, quel martedi mattina incontro’ una piccola gnoma che annusava un fiore, e con il viso faceva buffe faccette, vedendo la scena lui scoppio’ a ridere e la gnometta di nome Aifos si alzò e la risata di Ik si fece piu’ fragorosa quando si accorse che la sua faccia era diventata gialla del polline del fiore.
Il Signore del Lago Blu e la fata dalle ali di zucchero a velo
Nel bosco di Lilybets, vicino alle sponde del lago Blu, si trovava una casetta coperta dall’edera rampicante e circondata da un meraviglioso giardino di rose vellutate e profumatissime.
Al centro del giardino vi era, poi, una panchina in legno, colorata di bianco e decorata con due uccellini blu, che sembrava uscita da un libro di favole. Quel luogo donava così tanta pace nel cuore che, spesso, gli animali del bosco, dopo una brutta litigata con il proprio innamorato, vi si rifugiavano e, pur mantenendo per qualche tempo il broncio, alla fine, pace era sempre fatta.
Abitava quella casetta una fatina dai lunghi capelli del colore del sole, un viso che sembrava di porcellana ed il sorriso di un angelo. Ma la bellezza di quella fata era soprattutto nel suo cuore romantico e generoso: infatti, poiché viveva da sola, si era affezionata agli animaletti del bosco come se fossero la sua famiglia e quando li vedeva azzuffarsi il suo cuore si riempiva di tristezza e preoccupazione.
Il Signore del Lago Blu e la fata dalle ali di zucchero a velo











