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Tutte le fiabe di Marcella Geraci

Questa la raccolta personale di Marcella Geraci. Puoi contribuire anche tu al progetto "Ti racconto una fiaba" inviando i tuoi testi attraverso l'apposita pagina invia la tua fiaba.

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Dolcestrocca della cotognata

Cotognata, cotognata
dite un po’, chi l’ha inventata?

Questo dolce prelibato
e al palato, delicato
lo sapete com’è nato?

Un bel giorno, una cotogna
che cercava qualche rogna
scivolando giù dal ramo
alle altre disse: “andiamo!”

Le cotogne, poverine
quasi morte di paura
esclamaron tutte in coro
“sì, va bene, son matura!”

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Una storia dolce e amara

Fernando era un bimbo di otto anni, biondino e paffutello, che somigliava a tanti suoi piccoli colleghi che ogni giorno vanno a scuola. La scuola di Fernando si trovava proprio di fronte ad una pasticceria ed ogni giorno il bimbo posava gli occhi sulle vetrine, piene di dolci e leccornie di ogni tipo, desiderando di mangiare tutte quelle cose, belle e buone. “Potessi averne almeno un poco…” sospirava sgranando gli occhi e con la bocca aperta per la meraviglia.

Vasi di vetro, pieni di confetti dai colori variopinti, facevano da cornice a torte ricoperte di cioccolato e da un punto all’altro della vetrina, le specialità più diverse si presentavano con nomi illustri scritti, insieme ai paesi d’origine, su biglietti di cartoncino dorato. Sacher Torte – Austria, Baklava – Turchia, Tarte Tatin – Francia, Cheesecake – Inghilterra. Per una volta erano i dolci a disegnare la carta geografica del mondo e chissà quant’era buona…

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Dolcestrocca al torroncino

Perchè non dormi, bella bambina?

Vuoi che racconti una storiellina?

Magari quella del torrone

che si mangia in occasione

del Natale?

E’ una delizia davvero speciale!

Mandorle, miele, zucchero e albumi

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Dolcestrocca alla pasta reale

C’era una volta una mia zia
che lavorava in pasticceria.

Aveva le mani di burro e di strutto
ed assaggiava sempre tutto.

Cuoceva leccornie e imbottiva bignè
montava la panna e la crema al caffè.

Con granelli di niente ed un po’ di farina
faceva una torta sopraffina.

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Fiabe in città

Questa storiellina è accaduta veramente, negli scaffali di legno di una piccola biblioteca di paese che quasi nessuno bazzicava più. Si sa che, al giorno d’oggi, i bambini preferiscono la tv, il computer ed i videogame ai libri, che sembrano invece testimonianze dell’antichità come i dinosauri, le piramidi o i primi arnesi degli uomini delle caverne. Nessuno legge più e i libri soffrono, anche se spesso non ce ne accorgiamo.

Un bel giorno, un bimbo chiamato Matteo, capitato per caso in quella biblioteca, prese un libro di fiabe, vecchio e polveroso, che nessuno apriva più da anni. Il povero libro aveva la copertina rosa dalle tarme, le uniche bestiole che frequentavano assiduamente gli scaffali della sala di lettura.

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La favola del mondo

Questa è la storia di Marco, che ha amato Cloe ed è nata Talia, che ha amato Armando ed è nato Astolfo, che ha amato Noor ed è nata Aisha, che ha amato Juan ed è nata Concha, che ha amato Victor ed è nato Antoine, che ha amato Brenda ed è nato Abraham, che ha amato Gudrun ed è nata Inga, che ha amato Fedor ed è nata  Avdot’ya, che ha amato Masud ed è nata Bahar, che ha amato Ayodele ed è nato Akello, che ha amato Asako ed è nata Aiko, che ha amato l’uomo che l’ha cercata lungo i confini del mondo, in Italia, Grecia, Arabia, Spagna, Francia, Inghilterra, Svezia, Russia, Iran, Africa, Cina e Giappone.

Quell’uomo si è fermato quando ha deciso che la terra di Aiko era la sua casa e il suo pane, la sua acqua ed il suo gruppo, la sua sposa e i suoi figli.

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Uno strano Cappuccetto

Come trascorrere un piovoso pomeriggio d’autunno, in quel di Gorizia? Chiudersi in casa sarebbe un’idea, magari davanti ad una tazza di te o di cioccolata calda. La piccola Matilde e il nonno Armando trascorrevano così tutti i pomeriggi d’ottobre e l’autunno passava davanti alla loro finestra, velocemente e in punta di piedi.

“Nonno, nonno … come giochiamo oggi?” Chiedeva Matilde, ancora sudata per l’ultima corsetta intorno alla stanza.

“Posso raccontare una storia” rispondeva il vecchio Armando, che tentava inutilmente di leggere il giornale. “Ti racconto la fiaba di Cappuccetto rosso o quella di Biancaneve. Quale preferisci?”

“Ufffffffffff … sempre le stesse storie. Basta! Sono stanca e mi annoio” sbuffava la bimba, con il muso ancora sporco di cioccolato.

“Scommetto che questa non l’hai mai sentita” disse allora il nonno, ormai rassegnato a chiudere definitivamente la Gazzetta. “C’era una volta, in un paese lontano, una bimba che indossava sempre un mantello ed un cappuccio verdi, e per questo tutti la chiamavano Cappuccetto verde.

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Un vocabolario per lo squalamaro

Domitilla, Priscilla e Camilla sono tre gemelline che vivono in un bel paese in riva al mare, in una casetta che si trova a cinquanta piedi, dieci talloni e due pollicioni  dalla spiaggia. Non c’è quindi da stupirsi se le sorelline conoscono più il mare che i propri nonni, che non vedono quasi mai perchè abitano in un’altra città.

Qualche giorno fa, le gemelline mi hanno raccontato un fatterello che è stato una lezioncina per tutti gli abitanti del paese, sindaco compreso. Questo strano avvenimento è accaduto niente poco di meno che ad agosto, quando l’orchestra del paese suonava tutte le sere nella piazzetta principale, accompagnata da due ballerini. Clown, giocolieri, mangiatori di fuoco e granite con panna attiravano un fiume di persone da ogni parte, venute per divertirsi e mangiare in compagnia.

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Il fantastico viaggio di una mozzarella in carrozza

Quanti kilometri può percorrere una mozzarella in carrozza? “Boh, dipende dalla carrozza” dice uno. “Se ha due cavalli, almeno 40 km orari.”

“Se invece è di grossa cilindrata ed ha i 700 ronzini di una Ferrari può arrivare a toccare anche i 350” dice l’altro. “Naaaaaaaaaaaaa” dice l’altro ancora. “La mozzarella in carrozza è lenta come una tartaruga.”

Come venirne a capo? Forse è il caso di rivolgere il domandone al cuoco Matteo, che  abita a Roma ed ha il ristorante sempre pieno, tanto è bravo. “Chef” tiene a precisare Matteo, quando gli pongo il difficilissimo quesito.

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Il fantasma Puzzolone

I fantasmi esistono oppure no? Fior di dottoroni e professorissimi che hanno studiato tutta una vita dicono di no. Non si può escludere però che ogni omino ed ogni donnina, ogni animaletto e piccola cosina abbiano un fantasmino personale, pronto a comparire quando il loro corpo saluta il mondo per intraprendere un lungo viaggio. Questi fantasmi, usciti da cosine e cosone, corpicini e corpaccioni, abitano quell’aria che tutti respiriamo, rimanendo il più delle volte invisibili.

In qualche rara circostanza, però, appaiono alle persone, diffondendo un terrore tanto grande quanto stupidino. “Aiuto! Si salvi chi può! C’è un fantasmaaaaa!” E magari il poveretto voleva soltanto un po’ di compagnia, visto che, abitando sempre l’aria ci si può annoiare.

In altre occasioni, invece, i fantasmini possono essere  sentiti. Non con le orecchie, però, ma con il naso! Eh, sì, a questo punto non si può non raccontare ciò che è accaduto ad Arafa, una bimba di cinque anni, metà italiana e metà sudanese.

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Il vecchio Lev e le sue storie

Lo sapevate che esistono, nel mondo, paesi lontanissimi? Talmente issimi da poter essere visti soltanto nei sogni?

Alla gente comune questi strani luoghi appaiono di sfuggita, durante le soste in mezzo al traffico o al momento del risveglio, quando un occhio è ancora chiuso per colpa del sonno. Nessuno perde tempo in questi posti bizzarri, e quei pochi che vi scorrazzano si contano sulla punta delle dita, le prime quattro della mano sinistra, dal pollice fino all’anulare.

Proprio il pollice è il dito occupato da Lev, un anziano signore che vive da solo nel bosco, in una casetta di legno costruita sui rami di una grande quercia. L’occupazione preferita del vecchio Lev è quella di scrivere i resoconti dei suoi viaggi notturni, senza tralasciare neanche una riga.

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La geografia a letto

 

In una casa come tante di un paese come tanti, tutte le mattine, un bambino si alzava dal letto.
 
Michelino era il nome di un corpicino piccinino piccinino, con due grandi occhi ed una cascata di riccioli in testa. E ogni mattina, come tutti i giorni, Michelino lasciava una chiazza bagnata sul materasso.          
 – Ehi, mamma, quella cos’è?         
 – E’ una chiazza quasi a forma di cuore. Manca solo il lembo destro. Somiglia all’Africa …         
 – L’Africa? Che cos’è l’Africa?          
 – E’ un grande spazio di terra pieno di alberi e piante di ogni tipo. E c’è anche un mare di sabbia che si chiama deserto. In Africa è nato il primo uomo ed oggi ci vivono animali di ogni specie. Leoni, tigri, gazzelle, elefanti. E ci sono tanti bambini bellissimi, che non mangiano tutti i giorni ma si vogliono bene, giocano, ridono e qualche volta litigano, come i loro piccoli coetanei di tutto il mondo.