02Gen
2013
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Una storia dolce e amara

Fiaba di: Marcella Geraci

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La fiaba

Fernando era un bimbo di otto anni, biondino e paffutello, che somigliava a tanti suoi piccoli colleghi che ogni giorno vanno a scuola. La scuola di Fernando si trovava proprio di fronte ad una pasticceria ed ogni giorno il bimbo posava gli occhi sulle vetrine, piene di dolci e leccornie di ogni tipo, desiderando di mangiare tutte quelle cose, belle e buone. “Potessi averne almeno un poco…” sospirava sgranando gli occhi e con la bocca aperta per la meraviglia.

Vasi di vetro, pieni di confetti dai colori variopinti, facevano da cornice a torte ricoperte di cioccolato e da un punto all’altro della vetrina, le specialità più diverse si presentavano con nomi illustri scritti, insieme ai paesi d’origine, su biglietti di cartoncino dorato. Sacher Torte – Austria, Baklava – Turchia, Tarte Tatin – Francia, Cheesecake – Inghilterra. Per una volta erano i dolci a disegnare la carta geografica del mondo e chissà quant’era buona…

Nella classe di Fernando, la carta geografica del mondo era invece fatta dagli stessi bambini: Efosa era un bimbo italiano nato in Nigeria e i suoi genitori erano nigeriani emigrati in Italia. Aiko era una bimba italiana nata da genitori cinesi e tutte le mattine faceva colazione con un piatto di riso. Mohammed, che veniva invece dal Marocco, sedeva accanto a Ciprian, bimbo italiano nato in Romania. Tutti andavano d’amore e d’accordo ed era proprio una bella classe.

I genitori di Fernando, che cercavano di accontentarlo sempre in tutto, vedendo il bimbo sospirare davanti alla vetrina dei dolci, decisero di comprargli un sacchetto pieno di confetti e meringhe.

“Mi raccomando, non mangiarne troppi ed offrili ai tuoi compagni” disse la mamma, porgendo i dolcetti al bambino.

“Va bene, mamma” rispose Fernando, per niente intenzionato ad offrire confetti o meringhe a chicchessia. Così, quando i suoi compagnetti lo videro arrivare nel cortile della scuola e si avvicinarono a lui, il bimbo nascose il pacchetto dietro la schiena e li allontanò con sguardo ostile.

“Blurpp, mmhmhmahm… vi piacerebbe gnamgnam… avere blurpp.. un po’ dei gnam gnam gnam… miei dolcetti, vero?” Domandò Fernando con la bocca piena. “Gnam gnam gnam… e invece non ne blurpp avrete” aggiunse, mandando in gola l’ultima meringa ed avviandosi verso l’aula. Per l’intera mattina, i compagnetti rimasero tristi davanti allo sguardo attonito della maestra Donatella, che non riusciva a spiegarsi il perché di quel dispiacere. Anche la faccia di Fernando rimaneva un mistero perchè, durante le cinque ore di scuola, aveva cambiato i sette colori dell’arcobaleno.

Una volta a casa, dalla finestra della sua cameretta, Fernando vide una grande e densa nube di vapore, simile al fumo provocato dallo scoppio di una bomba.

“Cosa sta succedendo?” Si chiese avvicinandosi alla finestra, impaurito. Quando girò la testa verso la porta e si ritrovò la nube davanti, capì che si trattava solo del suo alito, divenuto pesantissimo per i troppi dolci.

“Ehi… bacherozzo, hai intenzione di perdermi per strada?” Chiese una vocina, all’improvviso.

“Chi ha parlato?” Rispose Fernando, guardandosi intorno, avvolto dalla nube.

“Sono il suo stomaco e non mi riconosce neanche” disse allora il piccolo stomaco, stizzito. “Hai in mente di farmi lavorare altre volte così tanto? Se la musica è questa, allora dillo subito che me ne vado…”

“Eheheheheh… sperava di farmi chiudere per ferie” disse scherzando un’altra vocina. Era la voce del cuore, lo stesso organo che davanti alle facce tristi dei compagni non aveva mosso un dito, rimanendo indifferente. “Ma lo sai che, se chiudo per ferie io, tutto il corpo sarà costretto a fermarsi?”

Fernando allora capì che, ingozzandosi di dolci, si era preso un’indigestione che gli aveva insegnato un’amara verità: la vera dolcezza di quella giornata sarebbe stata condividere le proprie cose con gli altri, per stare bene ed essere felici tutti insieme.

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