26Apr
2013
porcospino-monello

Il porcospino monello

Fiaba di: Marcella Geraci

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La fiaba

Il bosco dei tre aceri viveva felice a ridosso di una grande città ed era abitato da moltissime creature, alberi, piante e animali. Tutti andavano d’amore e d’accordo perchè avevano capito che, solo aiutandosi l’un l’altro, potevano sopravvivere all’inquinamento e ai problemi del mondo.

Ogni mattina, gli aceri, i pini e gli olmi fabbricavano aria pulita per tutte le creature, mentre dalle piccole sorgenti sgorgava acqua limpida che serviva a mille usi. Anche gli animali collaboravano alla vita del bosco per far funzionare ogni cosa a puntino. Mentre il gufo faceva il postino, portando le notizie da una parte all’altra, il pipistrello era il parrucchiere di tutti.

Cucinare spettava invece al lupo, considerato un grande chef e aiutato dalla volpe. Le corna dell’alce, del cervo e dello stambecco servivano a legare i fili dove stendere la biancheria, mentre l’orso faceva il bucato. Allo stesso modo, tutti gli altri animali svolgevano un compitino domestico: il tasso, lo scoiattolo, il camoscio, la talpa, l’aspide, l’ermellino, la salamandra, il grifone, la lince, il marasso, la lontra e il cinghiale. Il ghiro poi aveva rinunziato a qualche oretta di sonno per cantare la ninna nanna a tutti i piccoli del bosco.

Insomma, il bosco viveva in armonia, finchè un giorno arrivò un porcospino che decise di scavarsi una tana proprio fra i cespugli di quel luogo quasi magico. Durante la notte, il porcospino camminava, alla ricerca di qualcosa da mangiare, mentre di giorno riposava nella sua tana, lontano da tutti.

L’animale era quindi guardato dagli altri con sospetto e nessuno lo aveva mai invitato a presentarsi o a scambiare due chiacchiere. Dal canto suo, il porcospino ricambiava quell’ostilità e quando gli capitava di incontrare un animaletto sulla sua strada o vicino alla sua tana, drizzava gli aculei finchè il malcapitato non fuggiva impaurito.

Drizza oggi e drizza domani, le creature del bosco decisero di riunirsi per parlare del nuovo venuto. “E’ cattivo!” disse la volpe. “Si comporta malissimo!” rispose il ghiro. “Non mi ha mai rivolto la parola!” sbottò l’aspide. “L’ultima volta che mi ha visto, ha drizzato gli aculei in un modo…” fece eco la lontra, spaventata. “Ora basta, dobbiamo prendere provvedimenti!” decisero tutti in coro mentre si recavano, in fila per due, alla tana del porcospino. “Esci!” lo minacciarono, giunti davanti alla tana. “Cos’hai da dire in tua difesa?” Aggiunsero gli animali.

Rosso in viso, il porcospino uscì e, mortificato, rispose: “da quando mi sono trasferito nel bosco, nessuno mi ha mai rivolto un sorriso, una parola buona o una gentilezza. Per voi sono sempre stato un problema da risolvere, così anche voi lo siete diventati per me: tanti piccoli ostacoli da affrontare, ognuno con una faccia diversa.”

“Suggerisco che le cose possono cambiare!” soffiò uno dei tre aceri, considerati gli anziani  e saggi fondatori del bosco. “Fino ad oggi ti avevamo creduto cattivo, ma questo incontro è stato utile a conoscerci” aggiunse il vecchio acero, piantato proprio accanto alla tana del porcospino. “Ci siamo comportati veramente male nei tuoi confronti!”

“No, signor acero. Sono io che devo chiedervi scusa per non aver detto prima quello che pensavo. Se vi avessi sorriso e guardato in modo benevolo, le cose sarebbero state diverse. Chiedo scusa a tutti” disse il porcospino, con gli occhi bassi.

Così, nell’imbarazzo generale, il porcospino e gli altri animali compresero che un sorriso e una parola sincera aiutano a conoscersi e che conoscersi aiuta a capirsi.

Da quel momento, anche il porcospino prese parte alla vita del bosco insieme alle altre creature. E da quel giorno, furono sorrisi e parole buone per tutti.

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