C'era una volta una fanciulla di nome Lavinia che venne rinchiusa segretamente in una torre di un castello da un giullare di corte, proprio perché era stato rifiutato da lei. Il giullare, che agì in segreto, dopo averla rinchiusa buttò giù da una finestra la chiave della porta e questa finì in mare aperto, che si trovava ai piedi del castello.
Da quel momento il giullare non ebbe più modo di riaprire la stanza e di rivedere la fanciulla, che mangiava e beveva grazie al cibo e all'acqua donati da un corvo, compagno del Re in tutte le sue uscite e battute di caccia e durante le sue giornate.
Il tempo passava e la ragazza, che desiderava solo essere liberata, divenne sempre più sola e triste, fin quando un giorno decise di confessare tutto l'accaduto al suo amico corvo, che non esitò a raccontarlo al Re, che si mise subito in cerca del fantomatico giullare.
Solo alcuni giorni dovettero passare affinché il giovane venisse catturato e punito. Infatti, al giullare venne detto che sarebbe stato rinchiuso per tutta l'eternità lui stesso nella torre e gli venne chiesto di allietare le serate del Re al tramonto con degli spettacoli da giocoliere. Il giullare non ebbe scampo da questa punizione, ma tuttavia scongiurò il Re di decidere diversamente, fornendo subito una chiave magica lasciata in segreto da una vecchia strega del castello prima di morire.
Lavinia fu subito liberata e, quando uscì, si notò una bellezza strabiliante, poiché nella stanza c'erano alcune pozioni e uno specchio magico.
I giorni passarono e, in onore della liberazione della fanciulla, fu data una gran festa. Il giullare fu deriso da tutti per il suo ignobile gesto e costretto a passare il tempo in quella misera torre, in solitudine, per l'eternità.
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