Tutte le fiabe che parlano di "musica"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "musica", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
La musica
Tu che strumento vuoi suonare?
La viola che produce il suono delle onde del mare
Vuoi suonar il tamburellino?
Che ha un suono più acuto del triangolino
Devi la musica sta su monti, colline e città
Il suon della campana e din don dà
Poi c’è il flauto che diversi tipi ha, certamente
Ma attenzione a suonarlo correttamente
La città della musica
Era scesa la notte sulla grande città, si erano spente le luci, i fumosi camini delle fabbriche avevano smesso di lanciare al cielo i loro vapori grigi e puzzolenti.
Per le vie deserte solo qualche macchina e qualche gatto che rovistava tra i bidoni.
Tutto taceva ma verso l’alba le saracinesche del deposito si alzarono per far uscire i camion che dovevano portare via le immondizie .
Erano tanti i mezzi che uscivano per ripulire la grande città . Ognuno di loro era incaricato di raccogliere un materiale diverso, chi il legno, chi la plastica, un altro il vetro e a seguire anche un camion per le lattine e le scatolette di metallo.
Lo stereo birichino
Fiaba di Rebecca Guizzi.
C’era una volta un bambino di nome Piro, che aveva 11 anni.
A Piro piaceva molto la musica e spesso portava lo stereo con sè, anche se non lo teneva sempre acceso, altrimenti poteva disturbare le persone.
Un giorno, mentre Piro era in biblioteca, lo stereo si accese all’improvviso.
Tutti si misero a guardarlo male. Piro era molto imbarazzato e uscì di corsa.
Il concerto di mezzanotte
Quel giorno Aurora era davvero eccitata ed entusiasta per ciò che avrebbe fatto con i suoi amici la sera stessa.
La notizia era arrivata nel primo pomeriggio quando, mentre era al parco a giocare, aveva trovato un misterioso volantino nascosto tra le foglie di un cespuglio. Dopo averlo raccolto senza farsi vedere, lo aveva letto apprendendo con gioia la novità prima che questi si dissolvesse nell’aria.
Non stava più nella pelle e non vedeva l’ora di dirlo anche ai suoi genitori i quali, già lo sapeva, non l’avrebbero presa sul serio, perchè certamente, quelle non erano notizie molto credibili per i grandi.
Bisogna dire però che Aurora era una bambina speciale, o meglio, lo erano i suoi amici i quali non potevano dirsi bambini come gli altri, ed in effetti non lo erano, in quanto erano dei giocattoli.
La zanzara col violino
C’èra una volta una zanzara violinista
le piaceva tanto suonare
aveva un bel violino piccolino e ci viveva dentro era la sua casetta
il violino aveva le corde con fili d’oro
e suonava musica magica
Quando la zanzara suonava
le stelle rimanevano incantate dalla sua musica
La sera quando la luna andava a lavorare e il sole andava a letto
tutti gli animali del bosco uscivano dalle loro tane si
vestivano con giacca e cravatte i maschietti e le donne in abito da sera
si sedevano sui colorati funghi e ascoltavano le dolci note
del violino incantato
Il mondo di Emma
Emma stava sbirciando da dietro un albero, era in una vallata incantata, c’erano foglie verdi, ninfee fantastiche, una bellissima cascata, tantissimi salici piangenti.
Proprio questi ultimi erano i suoi preferiti, in inverno quando il terreno era ghiacciato usava i rami come fossero delle liana per scivolare sul ghiaccio proprio come se ai piedi avesse dei pattini.
Di solito era un gioco che faceva sempre con suo cugino, vinceva chi riusciva a non cadere.
Il suo sguardo si soffermo su alcuni fiori con dei petali grandi più del solito e con dei colori fantastici, il viola, il rosso, il giallo, il bianco, il rosa e l’azzurro.
Su questi fiori erano posate delle coccinelle intente a intonare una canzone.
I tre pifferi
C’era una volta un pastorello rimasto orfano del padre e della madre. Non passava giorno che non piangesse amaramente sulla sua dura sorte.
Un giorno sentì una voce che gli diceva:
– Dinanzi a te ci sono tre pifferi, prova a suonarli!
Il ragazzo trovò i tre pifferi. Quando suonò il primo, le lacrime si asciugarono, soffiò nel secondo e gli venne voglia di ridere. Al suono del terzo piffero, le gambe si misero a ballare da sole.
Ripresosi dallo stupore, il pastorello si accorse che le sue mucche si erano disperse per i prati:
«Adesso vi sistemo!», pensò allegramente impugnando il terzo piffero. E le mucche si avvicinarono al giovane danzando.
Il sovrano di quel paese stava tornando dalla caccia e, passando per quella radura, sentì il piffero magico e… si mise a danzare pure lui!
Celestino Mingherlino e Agenore il tenore rock
La signora Delia Penna, bibliotecaria di Roccabretella, è appassionata di teatro.
Ci va di frequente, almeno due o tre volte a settimana, con le amiche ma anche da sola. È abbonata a tutti gli spettacoli e perciò paga prezzi molto bassi e, non si sa come, attraverso conoscenze e adesioni a certi circoli culturali, riesce molto spesso ad avere ingressi gratis.
Questa mattina Celestino Mingherlino è andato alla biblioteca del paese a restituire alcuni gialli letti in breve tempo con grande interesse, e a scegliere qualcos’altro di avvincente per passarsi il tempo.
– Buondì, Celestino – lo saluta la signora Delia Penna, con i suoi occhialetti sulla punta del naso, e la sua crocchia grigio- bionda – lei è proprio mattiniero, eh? –
L’albero che cantava
C’era una volta un albero un po’ particolare, e vi dirò subito perchè: sapeva cantare! All’arrivo della primavera, dunque, al primo tepore del sole, le sue tenere foglioline cominciavano ad aprirsi e intonavano un coro che si espandeva per tutto il giardino.
Dapprima iniziavano fievolmente, poi, mano a mano che crescevano e diventavano delle robuste foglie verdi, anche le loro voci si facevano sempre più sonore e armoniose rallegrando così le giornate di quel luogo ameno.
Vicino a quest’albero canterino c’era una di quelle piante grasse con quei tremendi aculei che sembravano sempre pronti a colpire chi si avvicinava troppo. Ebbene questa pianta era l’unica nel giardino che non apprezzava per niente le canzoni di questo albero e pertanto continuava a brontolare come una pentola di fagioli. – Verrà anche l’autunno – borbottava tra sé – così questa musica smetterà -. E intanto diventava sempre più gonfia di stizza e i suoi spini sembravano pronti a schizzar via per pungere qualche malcapitato.












