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La città della musica

Fiaba pubblicata da: Chignola annalisa

Era scesa la notte sulla grande città, si erano spente le luci, i fumosi camini delle fabbriche avevano smesso di lanciare al cielo i loro vapori  grigi e puzzolenti.

Per le vie deserte solo qualche macchina e qualche gatto che rovistava tra i bidoni.

Tutto taceva ma verso l’alba le saracinesche del deposito si alzarono per far uscire i camion che  dovevano portare via le immondizie .

Erano tanti i mezzi che uscivano per  ripulire la grande città . Ognuno di loro  era incaricato di raccogliere  un materiale diverso, chi il legno, chi la plastica, un altro il vetro e a seguire anche un camion per le lattine e le scatolette di metallo.

Ben presto la città ritornava pulita .

Mentre il sole sorgeva e le persone lentamente si svegliavano, la lunga fila dei camion si allontanava lenta  verso la periferia .

I rimorchi erano carichi fino all’orlo ed arrivati alla grande discarica, uno ad uno rovesciavano il loro contenuto stando ben attenti a non mescolare  i vari materiali.

La mattina volgeva al termine, il lavoro  dei camion era terminato ed essi ritornavano  tutti in fila, al deposito, in attesa del prossimo viaggi.

Nel frattempo in discarica c’era un fermento che non si era mai verificato prima .

“Che succede? “ si chiese l’operatore addetto alla distruzione definitiva dei materiali  depositati .

Perplesso, raggiunse la montagna di legno da cui sembrava provenire lo strano borbottio,  spostò cauto alcune cassette e rovistò tra i legni rotti .

Ad un tratto una voce rauca ma energica lo apostrofò:

“Finalmente mi liberi, non ne potevo più di stare sotto questa catasta di legno! “

L’operatore si guardò attorno ma non vedendo nessuno riportò l’attenzione sui legni sotto di lui.

“Guardami sono io che ti parlo” riprese il pezzo di legno .

Fu così che l’operatore si ritrovò a guardare ciò che sembrava un banale legno . Questi aveva l’aspetto di un antico strumento musicale con alcuni fori sulla parte più larga.

“Sei tu che mi hai parlato?” Chiese intimidito l’operatore .

“Si sono io, grazie per avermi liberato  ma dimmi cosa ne sarà di tutti noi ora?”

“Beh, io devo eseguire degli ordini. “ rispose l’uomo. “Stasera accenderò la fornace e un po’ alla volta vi getterò dentro, così nella discarica ci sarà nuovamente spazio  per altri rifiuti.”

“Un momento! “ si inasprì il pezzo di legno .”Noi non siamo rifiuti qualsiasi, e di sicuro non vogliamo essere bruciati !”

“Ma allora cosa dovrei fare con voi , ho bisogno di spazio non posso lasciarvi qui !”

“Senti facciamo una cosa “ riprese il pezzo di legno. ”Aiutami a sparpagliare tutti noi su questo grande prato.  Allargaci bene, poi ritorna verso mezzanotte e vedrai che sorpresa “.

L’operatore, se pur perplesso, decise di dar retta a quello strano pezzo di legno, prese un grosso rastrello ed incominciò a sparpagliare tutti i materiali .

A sera la discarica ritornò silenziosa ma solo per un po’: poi dal centro della plastica si alzò una vocina.

“Ed ora pezzo di legno ,cosa hai in mente ? Come farai a convincere l’operatore a non bruciaci nella fornace?“

Il pezzo di legno si rizzò in piedi e si guardò attorno, quando ebbe l’attenzione di tutti espose la sua brillante idea .

Tutti, l’ascoltarono rapiti ed al termine del discorso un grande applauso riecheggiò nella discarica.

“Bene vedo che siete tutti d’accordo e allora mettetevi in posizione e aspettate .”

Così dicendo tutti si prepararono e pezzo di legno emise un fischio lungo e acuto.

Calò improvvisamente un silenzio irreale . Mezzanotte era vicina, l’operatore puntuale varcò i cancelli della discarica, si sedette e attese paziente.

Un’improvvisa folata di vento si insinuò tra le fronde più alte degli alberi.

Era il vento del sud seguito poi da quello dell’est. Il vento dell’ovest arrivò subito dopo, assieme all’impetuoso vento del nord che fece piegare fino a terra i grossi rami di una quercia.

L’intensità dei quattro venti fece rabbrividire l’uomo, poi tutto si placò e il gentile vento da ovest rapido scese verso i rifiuti di plastica, si insinuò nelle varie aperture producendo così un dolce suono, che cresceva e diminuiva a seconda della grandezza dei contenitori .

Lo raggiunse poi il vento da est che si impadronì delle lattine e delle scatole di metallo aggiungendo così il suo suono a quello prodotto dal vento dell’ovest.

Fu poi la volta del vento del sud che deciso si infilò nei colli delle bottiglie  e tra i barattoli di vetro.

L’operatore era incredulo,  ciò che sentiva pareva irreale, i rifiuti si muovevano in sintonia con i venti ma non era finita, dall’alto scese impetuoso il vento del nord .

Portò con sé sassolini e sabbia grossa che spinse con forza verso le latte e la plastica, poi  assieme ai pezzi di legno, che incominciarono a battere ritmicamente tra loro, la musica prese vita avvolgendo tutta la discarica.

L’operatore  incantato, ascoltava rapito e non si accorse che  la città  si era svegliata  e la gente incuriosita e attratta da quella musica ne seguiva la scia arrivando così alla radura che, lentamente, si riempì di bambini, uomini, donne e anziani. Tutti si sedettero in silenzio lasciandosi cullare da quella magica musica.

Albeggiava, quando i venti piano piano, si allontanarono ognuno nella propria direzione .

Si zittirono le lattine, il vetro, la plastica ed infine i pezzi di legno.

Ci vollero alcuni minuti prima che l’operatore si alzasse in piedi e grande fu la sua sorpresa quando si vide circondato da tutta quella folla. Per nulla intimidito alzò una mano  e a voce alta gridò:

“Non posso bruciare questi materiali, essi non sono rifiuti ma perfetti strumenti musicali!”

“Hai ragione !“ gli fece eco il primo cittadino giunto anch’esso assieme a tutti gli altri .

Un mormorio di assenso si levò tra la folla e fu di nuovo l’operatore della discarica a prendere la parola.

“Sentite la mia proposta” disse rivolto alla folla.

“Io troverò un posto in questa discarica, adatto a questi speciali materiali e intanto voi  selezionate i vostri rifiuti, e quelli più adatti poneteli sui davanzali o  sui balconi .

Per quelli in eccesso non preoccupatevi, perché li farò trasportare dai camion ai quattro lati della città, in questo modo, quando i venti soffieranno, loro potranno suonare elevando la loro musica al cielo e coprendo così i fastidiosi rumori delle macchine,  delle fabbriche ecc…e le nostre orecchie saranno liete di ascoltare ovunque questa musica meravigliosa .

Un applauso di cinque minuti approvò la fantastica idea dell’operatore e quando tutti ebbero fatto rientro nelle loro case, l’uomo si avvicinò ai pezzi di legno, prese con cautela il pezzo di legno parlante e con dolcezza lo pose su di un grande masso .Da lontano pareva quasi fosse un direttore d’orchestra.  Ritto di fronte a tutti coordinava venti e materiali  facendo così nascere musiche sempre più belle.



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