05Ago
2013
autunno-ermanno

Autunno // Video fiaba

Fiaba di: Ermanno Pacini

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La fiaba

Tratto dal percorso del laboratorio di poesia del programma “Il Contafavole”.

Iniziamo sempre dal grande libro della vita: la Natura.

L’uomo è parte della natura anzi, i miti lo pongono al suo centro affermando l’identità fra microcosmo e macrocosmo. “Leggendo” nelle sue leggi e nei suoi ritmi si possono cogliere i segreti della vita ed il suo senso.

Perché partiamo dall’autunno? “Fu sera e fu mattina” recita il Libro Sacro della nostra Tradizione.

Silvia Amaolo, per IL CONTAFAVOLE, c’introduce alla poesia collettiva della classe V^ Scuola primaria 1° ISC, Plesso Collodi, Porto S. Elpidio, in collaborazione con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Giovani; animatore teatrale del Comune Ermanno Pacini; a.s. 2008\9

AUTUNNO

“Se io preferisco tanto l’autunno alla primavera, è perché in autunno si guarda il cielo — in primavera la terra” (Kierkegaard). Quando il verde vivido delle foglie comincia a ingiallire, si aprono le porte di una nuova stagione, quella dell’autunno nostalgico. È la necessità che fa scorrere gli eventi in questo percorso ciclico: è il lento ritorno nel grembo sotterraneo che permetterà la creazione di una nuova vita, come il pancione di una mamma che custodisce dentro di sé un grande tesoro. La luce del giorno diminuisce e le tenebre notturne prendono il sopravvento mostrando il loro fascino, cambiano i colori e, con loro, cambiano gli umori. L’animo ricerca la sua fonte di calore, quel sole che si è spento ma ha acceso gli alberi di rosso fuoco, il corpo e la pelle non vengono più avvolti dai raggi e accarezzati dalla tiepida brezza, la mente perde quella spensieratezza estiva e si ispessisce. È la stagione che porta alla riflessione, che fa alzare gli occhi al cielo e tutt’intorno, che fa riunire le persone attorno a un focolare.

“Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto,

nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti,

e un brivido percorse la terra

che ora, nuda e triste, accoglie un sole smarrito.

Ora passa e declina, in quest’autunno che incede con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio. (Cardarelli)

È la stagione che più di ogni altra mostra i segni del lento scorrere del tempo e lascia assaporare quel senso di precarietà della vita. È il passaggio dalla giovinezza alla maturità che precede la vecchiaia, ma che inneggia a una futura rinascita. In realtà, osservando meglio, il vero significato dell’autunno è celato nel suo nome, come accade per ogni cosa. Dal latino AUGERE, arricchire, accrescere, è la controprova che l’occhio degli antichi non si fermava mai alla superficie come spesso oggi accade, anzi riusciva a cogliere l’ambivalenza e la dualità della natura. Autunno non era dunque soltanto nostalgia e tristezza ma ricchezza ed ebbrezza: maturano i grappoli d’uva, inizia la vendemmia, ingrassano i tini e si riempiono i bicchieri e, i cuori, colmi di nuove speranze.

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