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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Quando venne il diluvio

Chissà se era notte o giorno, se era autunno o primavera quando iniziò a piovere: nessuno si accorse della prima goccia che cadde, leggera e silenziosa …e dietro di lei quante altre gocce  scesero a bagnare l’erba ,a formare cerchi sempre più grandi  dentro l’acqua del fiume, a innalzare la marea. E mentre la pioggia cadeva, un rumore si sentiva dalla casa di un anziano signore: lunga era la sua barba, bianchi i suoi  capelli, Noè era il suo nome. 

Lavorava senza sosta, perché  sapeva che quella pioggia non si sarebbe fermata, che avrebbe continuato a cadere, sommergendo tutto quello che madre natura aveva creato… e lui non poteva di certo permettere che tutto finisse cosi!

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L’albero che cantava

C’era una volta un albero un po’ particolare, e vi dirò subito perchè: sapeva cantare! All’arrivo della primavera, dunque, al primo tepore del sole, le sue tenere foglioline cominciavano ad aprirsi e intonavano un coro che si espandeva per tutto il giardino.

Dapprima iniziavano fievolmente, poi, mano a mano che crescevano e diventavano delle robuste foglie verdi, anche le loro voci si facevano sempre più sonore e armoniose rallegrando così le giornate di quel luogo ameno.

Vicino a quest’albero canterino c’era una di quelle piante grasse con quei tremendi aculei che sembravano sempre pronti a colpire chi si avvicinava troppo. Ebbene questa pianta era l’unica nel giardino che non apprezzava per niente le canzoni di questo albero e pertanto continuava a brontolare come una pentola di fagioli.  – Verrà anche l’autunno – borbottava tra sé – così questa musica smetterà -. E intanto diventava sempre più gonfia di stizza e i suoi spini sembravano pronti a schizzar via per pungere qualche malcapitato.

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Isabella e le sue avventure

Ciao bambini,volete che vi racconti una bellissima storia?

Beh comincia proprio come tutte le storie, C’ERA UNA VOLTA……

C’era una volta una bellissima bambina di nome Isabella che purtroppo era rimasta orfana.

Un giorno arriva una donna brutta e cattiva che dice di essere la nuova mamma di isabella, e Isabella è contentissima di avere una nuova mamma, ma non sapeva neancora che cosa le aspettava. Appena arrivate a casa la mamma di nome Morgana le fa vedere tutta la casa, poi la stanza dove Isabella dovrà dormire che era una stanza piccola e brutta dove quasi quasi non ci si respirava, e poi le presenta la sua figlia Isabrutta di nome e di fatto.

Un giorno però…

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Un amico tra gli abissi

Di luce qui ne arriva poca, giusto il tanto che serve ad illuminare il contorno delle cose: alghe, spugne e coralli che si lasciano accarezzare dal soffio della corrente. Dietro una roccia , dopo una pinna triangolare, appuntita ecco spuntare una bocca grande , immensa che contiene due file di denti aguzzi, affilati come spade e apparire un corpo affusolato, allungato che taglia l’acqua con il suo muso appuntito.

Fa paura a guardarlo e solo a pronunciare il suo nome vengono i brividi: squalo. Il suo aspetto così minaccioso incute timore, ma non è quello che vuole lo squaletto che nuota nelle acque profonde di questo mare.  Il suo branco lo ha lasciato andare , perché uno squalo che non vuole mangiare gli altri pesci che squalo è?

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La magia del Natale

Ti racconterò una storia di tanti anni fa , di quando ancora per le strade non viaggiavano le  automobili, ma solo carrozze. Non esistevano lampioni e la sola luce che illuminava la notte era quella della Luna.

Quella notte faceva freddo, come non ne fa più ormai da anni, i fiocchi di neve scendevano leggeri come tante stelle cadenti, coprendo di silenzio tutto il paesaggio. In quel mare di silenzio, solo, un uomo camminava nella strada, i vestiti bagnati dalla neve, il viso incorniciato da una barba lunga che lo accompagnava ormai da mesi , un grosso cappello calcato sui pensieri.

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La bottiglia vanitosa

La mia non era vanità, ma quando vidi quella mano esperta allungarsi sul mio collo e prendermi tra le dita con tanta delicatezza non seppi nascondere un moto di profonda soddisfazione.

Guardai le mie sorelle rimaste tra gli scaffali. Finsi di essere dispiaciuta mentre salutavo ipocritamente quella Lacrima di Morro. Non m’era mai stata simpatica, e sono convinta che se fosse capitato a lei d’essere scelta me l’avrebbe fatta pesare sino alla fine dei tempi.

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Giacomino e il fagiolo magico

In una casetta di pietra vivevano una vedova e suo figlio Giacomino. Avevano solo una mucca che dava loro ogni giorno latte che vendevano per campare, seppure miseramente. Ma la mucca invecchiava, allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla.

Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso che propose al giovane di barattare la sua mucca in cambio di cinque fagioli magici.

Giacomino non sapeva come comportarsi, ma alla fine accettò la proposta. Una volta a casa la madre si mise le mani nei capelli e, per la rabbia e lo sconforto, afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra.

L’indomani Giacomino vide che nel punto in cui erano stati gettati i fagioli era spuntata una pianta di fagiolo gigantesca: non se ne vedeva la cima. Incuriosito, vi si arrampicò e, quando giunse sopra le nuvole, vide un castello.

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L’omino di panspeziato

C’era una volta una vecchina che sapeva fare dolci meravigliosi.

Un giorno, mancava poco a Natale, preparò un bellissimo e dolcissimo omino di panspeziato.

Per occhi aveva due uvette marroncina, per naso una ciliegina candita, per bocca una mandorla.

Tutta soddisfatta mise l’omino di panspeziato in una teglia e lo infilò nel forno.

Ma subito dopo sentì bussare insistentemente alla porticina del forno e una vocina che gridava:

“Fammi uscire !! Fammi uscire!!”

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Il bottone nero

C’era una volta un bottone nero che capitò per caso in una scatola di latta dove c’era una gran quantità di bottoni colorati che si rimiravano l’un l’altro.

Al bottone nero nessuno rivolgeva la parola ed egli un giorno radunò tutto il suo coraggio e chiese ai suoi compagni: – che cosa vi ho fatto di male per meritare questa vostra indifferenza? –

Quelli si guardarono di sottecchi (veramente si dovrebbe dire da sotto i buchetti che avevano in mezzo alle loro forme geometriche varie, tonda, quadrata, romboidale ecc.) finchè uno, un po’ più grosso degli altri e coperto di pietruzze luccicanti, rispose:

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La leggenda del grande albero Kalpataru

L’anziano Gotam era un Rishi, un sacro cantore veggente e maestro di Raya Yoga. Possedeva un piccolo giardino con un grande albero, Kalpataru.

Lui era solo un pellegrino mendicante, ma da qualche tempo non riusciva più a camminare e la generosità dei suoi ammiratori lo aveva costretto ad accettare una capanna e quel piccolo podere.

Un giorno vennero a giocare nel suo giardino, quattro ragazzi del vicino paese: tre maschi, Prathvi, Agni e Vata e una bambina paffutella, Jala, continuamente derisa ed emarginata dai tre monelli.

Agni si rivolse al vecchio Gotam, con modo sfrontato e accento insolente:
– Dimmi signore, possiamo giocare sotto il tuo albero?
– Andate pure, giovanotti, ma state attenti, quell’albero si chiama Kalpataru ed è antico e magico: se gli parlate ed esprimete un desiderio, oppure se ve ne state solo in silenzio sotto le sue fronde e pensate o sognate un desiderio, allora quel desiderio sarà esaudito.

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Il piccolo cuore

C’era una volta un piccolo cuore, ma proprio piccolo piccolo, tanto che il suo lieve battito si sentiva appena.

Un  giorno, non si sa come nè quando, questo piccolo cuore si ritrovò  in un luogo misterioso e cominciò a piangere silenziosamente.

Le fate stavano facendo la loro passeggiata giornaliera e notarono fra le foglie di malva, al bordo del sentiero, una cosina tutta rossa che non era sicuramente una fragola. Beh, era il piccolo cuore, naturalmente. Le fatine si fermarono di botto assai incuriosite. Fata-farfalla lo raccolse delicatamente nella sua mano cercando di asciugargli le piccole lacrime, poi lo mostrò alle sue compagne che lo ammirarono stupefatte perché non avevano mai visto nulla di simile dalle loro parti.

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Parole d’amica

Ho carta e penna, ma non so cosa scrivere, con i miei occhi guardo il foglio e vedo solo una massa di bianco e con gli stessi occhi vedo la terra: una distesa piena di meraviglie, solo che guardando più in là non c’è niente e il mio cuore non si riempie di emozioni.

Quando alzo la testa c’è qualcosa di blu con dei puntini oro e una di quelle stelle sei tu la mia migliore amica che al contrario della terra quando ti guardo mi fai sentire bene, al sicuro, protetta da qualsiasi cosa, ma qualche volta quando quella massa blu diventa azzurra e si riempie o di luce gialla che è il nostro sorriso messo insieme o di nuvoloni grigi che sono le nostre litigate mi piace ancora di più, ma come sempre io preferisco la prima.