31Ott
2012
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Giacomino e il fagiolo magico

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

In una casetta di pietra vivevano una vedova e suo figlio Giacomino. Avevano solo una mucca che dava loro ogni giorno latte che vendevano per campare, seppure miseramente. Ma la mucca invecchiava, allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla.

Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso che propose al giovane di barattare la sua mucca in cambio di cinque fagioli magici.

Giacomino non sapeva come comportarsi, ma alla fine accettò la proposta. Una volta a casa la madre si mise le mani nei capelli e, per la rabbia e lo sconforto, afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra.

L’indomani Giacomino vide che nel punto in cui erano stati gettati i fagioli era spuntata una pianta di fagiolo gigantesca: non se ne vedeva la cima. Incuriosito, vi si arrampicò e, quando giunse sopra le nuvole, vide un castello.

Quando vi entrò, fu accolto dal vocione della padrona di casa, che era un’orchessa. Suo

marito, l’orco, era violento lei invece era mite e provò subito simpatia per Giacomino. Così, quando l’orco rientrò, per evitare la sua ira, la donna fece nascondere Giacomino nel forno.

Dopo cena, mentre contava una gran quantità di monete d’oro, l’orco si addormentò e, approfittando del fatto che l’orchessa era andata ad accudire le galline, Giacomino uscì dal nascondiglio, riempì un sacchetto di monete, tornò svelto alla pianta di fagiolo e, piano piano, scese verso casa.

Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.

Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino tornò alla casa dell’orco e si nascose. Vide l’omone accarezzare una gallina e, al colmo della meraviglia, vide la gallina deporre un uovo tutto d’oro. Così, anche questa volta, non appena l’orco prese a russare, con un balzo Giacomino afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta calandosi giù.

Grazie alle uova d’oro, Giacomino fece costruire un grande e lussuoso palazzo dove andò ad abitare con la madre. Nel palazzo le porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati, perché Giacomino aveva buon cuore e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.

Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso.

Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia. Giacomino invitò a palazzo clown e giullari perché, con i loro giochi, e con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.

Decise allora di tornare nel castello dell’orco sperando di trovarvi in qualche modo un

rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.

Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca

un’arpa magica e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così

dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.

Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra, ma questa volta l’orco lo vide e lo inseguì.

Il ragazzo, con l’orco alle calcagna, raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere lasciandosi scivolare verso il basso.

Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce.

Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino cominciò a sorridere: andò incontro al figlio e lo abbracciò. Sembrava addirittura ringiovanita ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono.

Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi perché s’accorse che la pianta oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa: si può immaginare quanto fosse arrabbiato.

Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone.

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