09Mar
2018

Il brigante saggio

Fiaba di: Carlo-Maria Negri

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La fiaba

Lungo l’orizzonte di un deserto lontano, a pochi passi dal fiume Eufrate, c’era una volta un brigante marrano, che fuggiva piano piano.

Aveva rubato a tutti: poveri, ricchi, belli e brutti. In mano stringeva una coppa d’oro e sulle spalle reggeva il peso di mille dobloni, di cento brillanti e un sacco di contanti.

Incredibile, davvero, quel brigante. Solo soletto trasportava una montagna di quattrini, assai pesanti, assai ingombranti.

Pensate, ad ogni passo i suoi piedi affondavano giù giù nella sabbia come un sasso. Respirava male per la fatica e le braccia e la schiena, tutto gli doleva!

Poi finalmente arrivò al fiume. Ma presto! Doveva attraversarlo: poveri, ricchi, belli e brutti volevano pestarlo.

A nuoto il brigante non poteva, il peso dell’oro l’avrebbe affogato. Con tutta la fatica del rubato, pensò il brigante, sarebbe stata una mossa davvero azzardante.

Ma ecco che dal fiume arrivò un barcaiolo vestito di bianco!
“Urrà! Urrà!” gridò il brigante stanco.

E il barcaiolo si avvicinò al malvivente, con una barca fatta di foglie e di niente.

Il brigante storse il naso, perché quella barca era troppo leggera per trasportarlo. Di certo sarebbe affondata. E intanto: poveri, ricchi, belli e brutti stavano per acciuffarlo.

Il barcaiolo gli tese la mano, entrò nello scafo, ma ecco che tutto quel peso li maledicevano. Mentre le urla di tutti – poveri, ricchi, belli e brutti – già vibravano tra i mille flutti.

Così il brigante guardò il beduino, leggero come il vento del mattino, sorrise a capo chino e lasciò tutto il suo bottino.

Perché al di là dell’Eufrate, svestito d’ogni affanno, il brigante saggio lasciò alle spalle tutto quell’inganno.

 

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