03Nov
2015

Chicco di caffè

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

C’era una volta, in una bella cucina, un seme di caffè di nome chicco. Era bello, tostato, e con una bella linea al centro della sua pancia. Tuttavia, era molto triste, perchè i suoi amici di miscela, non lo consideravano. Per loro, chicco doveva ancora maturare per diventare un caffè a tutti gli effetti.

“Ma io sono maturo, guardate che bel colore castano ho addosso!” Si disperava chicco tutte le volte che vedeva i suoi compari, prepararsi per il viaggio nel macina-caffè.

“dai chicco, non essere triste.” Rispondeva il suo amico tostapane. “arriverà anche il tuo momento. Devi solo avere pazienza.”

“uffa!” Sbuffò chicco per l’ennesima volta. Si era lasciato sfuggire un’altra occasione di diventare un buon caffè.

Per non udire le vocine allegre delle altre miscele, chicco si diresse verso il piano cottura, dove giaceva un enorme tegame d’acciaio.

“accidenti, che buon profumino.” Disse chicco alzando il coperchio della pentola, dalla quale fuoriusciva una nuvola di vapore. Incuriosito, chicco guardò all’interno e trovò una strana sostanza rossa.

“ma che sarà mai? Però devo ammettere che l’odore che emana questa salsa scarlatta, mi solletica le narici e mi fa brontolare lo stomaco dalla fame.”

“ciao, mi vuoi assaggiare?” Disse la salsa rossa sorridendo.

“certo” rispose chicco “però mi devi dire chi sei e come fai ad essere così invitante.”

“io sono la salsa del pomodoro” replicò lei fiera. “Prima ero una bella pomodorina solida. Ma bollendo, divento esattamente come mi vedi adesso. Sono molto gustosa.”

A quelle parole, chicco diventò triste. A quanto pareva, l’unico a non riuscire a diventare qualcosa di buono in quella cucina, era proprio lui.

“ma cosa è quello sguardo malinconico?” Chiese salsa di pomodoro, distraendo chicco dai suoi pensieri. “dai assaggiami, sono sicura che ritroverai l’allegria.”

Chicco si affrettò ad afferrare il cucchiaio di legno posato lì accanto e ad assaggiare la pietanza. Scottandosi terribilmente la lingua.

“ acqua acqua!” Supplicò chicco, agitando convulsamente la mano con gli occhi fuori dalle orbite.

“ah ah” rise salsa di pomodoro. “non lo sai che bisogna soffiare sul cucchiaio prima di assaggiarmi?”

chicco si riempì un bicchiere di acqua fresca e bevve lentamente inclinando la testa all’indietro, per lenire il bruciore che sentiva alla lingua. Pentendosi amaramente di essere stato così precipitoso.

“ecco cosa succede quando si è ingordi”  intervenne basilico, il quale rientrava dal balcone dopo una bella seduta di annaffiatura. Pronto a farsi strappare le sue tenere foglioline ed entrare nel tegame, insieme a salsa di pomodoro.

“basta, sono stufo!” Esclamò chicco spazientito. “vado a rilassarmi altrove.”

“se vuoi puoi farmi compagnia.” Esordì una voce sbucata da chissà dove.

“tavoletta di cioccolata!” Sorrise chicco andandole incontro. “è da tanto che non ci vediamo, accidenti ma come sei abbronzata.”

“eh eh lo so, sono appena rientrata dalle vacanze. Ne ho approfittato per fare visita a mia nonno cacao, che vive nella piantagione di Trento. Mi sono divertita un mondo, sono addirittura stata in una spa a farmi un bel idromassaggio nel latte e una sauna con le noccioline. Guarda in che bel vestito mi hanno avvolta. Un involucro di carta finissimo!”

“mmm” mugolò chicco, cambiando repentinamente espressione.

“chicco, cosa hai? Sei triste?” Domandò preoccupata, tavoletta di cioccolata.

“si, sono triste.” Rispose il semino. “voglio diventare un caffè nero. Ma per i miei amici non sono maturato abbastanza sotto al sole.”

Tavoletta di cioccolata, ci pensò su per un momento. Improvvisamente, le balenò un’ idea nella mente.

“chicco, mangia un mio quadratino. Diventerai di un colore ancora più cioccolatoso e finalmente, riuscirai a realizzare il tuo sogno.”

“tavoletta di cioccolata, ma ne sei sicura? Non puoi privarti di un tuo quadratino, per soddisfare un mio capriccio.”

“non dire sciocchezze.” Rispose lei scocciata. “altrimenti a cosa servono gli amici?”

Detto questo, tavoletta di cioccolata, si sfilò il suo vestito di carta, spezzò un suo quadratino e glielo porse senza esitazioni.”

Il semino, pieno di gratitudine, lo mangiò di buon gusto, e nel giro di pochi secondi, diventò di un colore scurissimo, da far invidia all’ intera colonia di miscela.

“Sei bellissimo, ora sei pronto per andare nel macina-caffè!” Esclamò tavoletta di cioccolata.

“Certo, e questo è per merito tuo. Sono in debito con te, tavoletta di cioccolata.”

“Figurati, l’ho fatto con piacere. Ora vai, o farai tardi per essere macinato.”

Chicco non se lo fece ripetere due volte, si avviò veloce nel macina-caffè ed entrò dentro. Tutti gli altri semini furono stupiti nel vederlo così forte e sicuro di sé, chiedendosi tra loro, come avesse fatto a maturare così in fretta . Tuttavia, non ebbero il tempo di chiedere spiegazioni, perché ormai era arrivato il momento della macinazione.

Trasformati in polvere, si spostarono verso la seconda tappa, nella caffettiera.

Chicco, all’ interno di quella macchinetta, cominciò a sentire un forte caldo ed uno strano rumore. Si accorse che lui e i suoi compagni si stavano sciogliendo lentamente.

“Finalmente!” Dissero chicco e tutti gli altri all’unisono, mentre uscivano da una piccola fessura triangolare, andando a finire in una tazzina bianca. L’odore che emanavano, era molto gradevole.

Il viaggio poteva considerarsi concluso, ed ora chicco, poteva essere gustato sotto forma di liquido.

“Ancora non ci credo!” Rise chicco soddisfatto. “non chiamatemi più chicco, ma espressino!”

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