29Ago
2017

La chiave del cancello ritrovata

Fiaba di: Rosanna Marino

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La fiaba

In un piccolo villaggio, non lontano dalla grande città, vi era un giardino ben curato con un folto albero di albicocche.

Appena sotto, alla sua ombra, una panchina sulla quale sedeva un uomo anziano.

Il Signor Alfredo, era rimasto vedovo e trascorreva il suo tempo all’aperto.

Tagliava l’erba, innaffiava i fiori e raccoglieva i frutti dai rami più bassi.

I ragazzini del caseggiato entravano con le loro biciclette e si divertivano ai racconti e agli scherzi del Signor Alfredo.

All’imbrunire il proprietario di quel posto incantevole, chiudeva il cancello, salutava tutti cordialmente e si ritirava soddisfatto nella sua abitazione.

Anche al simpatico nonnino piaceva stare in compagnia dei ragazzini.

Lo facevano ringiovanire con la loro energia e vitalità e ricordava quando anch’egli, in giovane età, si arrampicava sul grande albero in cerca di albicocche mature, che coglieva e strofinava sulla maglietta per poi mordere con gusto.

Un giorno però, Alfredo venne a mancare con grande dispiacere dei ragazzi che frequentavano il suo giardino.

Essi non soltanto erano tristi perché avevano perso un grande compagno di giochi, ma anche perché non potevano più accedere al giardino.

Non vi era alcuna chiave per aprire il cancello, il Signor Alfredo pronunciava una frase e la porta di ferro si apriva come per magia.

Nessuno di loro conosceva la sequenza esatta delle parole, perciò si erano rassegnati a dover giocare con le loro biciclette fra le auto parcheggiate in strada e non era davvero un gran divertimento.

Lorenzo provò a sillabare: “Apriti porta del mio giardino!”, ma niente accadde.

Vollero tentare anche Mario e Giacomo, ma senza risultato.

Si avvicinò, in quel preciso istante, un ragazzino estraneo al gruppo e chiese se potesse fare un giro con la bicicletta di uno di loro.

Giacomo rispose: “Non posso prestarti la mia bicicletta, è nuova, ancora scintillante, non vorrei che tu me la ammaccassi.” Mario invece disse al nuovo arrivato: “Prendi pure la mia, purché tu presti attenzione!” Un sorriso illuminò il volto di Renato, che non se lo fece ripetere due volte.

Pedalava serpeggiando, con il leggero vento che gli scompigliava i capelli.

Mario lo osservava da lontano e le sue labbra s’inarcarono in una sorta di linea che arrivava fino agli orecchi, tanto gioiva nel vedere felice quello sconosciuto.

Dopo alcuni minuti Renato venne a restituire la bicicletta ringraziando il suo nuovo amico.

“E’ più bello dare, che non ricevere!” Il ragazzo aveva appena terminato di parlare, quando all’improvviso il cancello del Signor Alfredo si aprì con un leggero cigolio, sotto lo sguardo sorpreso di tutti i compagni.

“Era questa la frase giusta!”, esclamò Giacomo, dal momento che Mario rimaneva muto e stupefatto.

Entrarono tutti in una chiassosa allegria per gioire e svagarsi insieme.

Il Signor Alfredo non c’era, seduto sulla panchina, ma aveva dato loro una grande lezione di vita, e di questo i ragazzi erano grati e riconoscenti.

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