26Gen
2016

Bradamà

Fiaba di: Carlo-Maria Negri

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La fiaba

Un giovedì di tanto tempo fa, sulle sponde settentrionali del lago d’Orta, era giorno di mercato: un appuntamento irrinunciabile per gli abitanti delle valli limitrofe, che in gran numero accorrevano per raggiungere il borgo lacustre e barattare canapa lavorata, grano, bestiame e, di tanto in tanto, qualche soldo con sale, pesce e stoffa pregiata. Ma gli affari non erano il solo motivo ad animare un giorno così importante, soprattutto per i più giovani: immersi com’erano tra i ritmi sfrenati di danze campestri e di fugaci sguardi, di un paese risvegliatosi da poco da un inverno durato fin troppo a lungo. E tutto questo Bradamà, la più bella tra le figlie del taglialegna, lo sapeva bene.

“Adesso scendo in paese e vado a cercarlo: magari è lì che mi sta aspettando! Magari se n’è già andato, chissà. Di sicuro non posso starmene ancora quassù con le mani in mano” pensò Bradamà, proprio la mattina di quel giorno, mentre preoccupata immaginava il suo Crisanto, la bella guardia al servizio dei nobili di Crusinallo, conosciuto giusto appena una settimana addietro.

Bradamà scrutava la bellezza del lago dallo scosceso dirupo, assorta dall’innocente speranza di intravedere almeno l’ombra di Crisanto. Bradamà, dai capelli neri corvino e dagli occhi color di corteccia, discendeva svelta dal sentiero, mentre poco più in là una vecchia l’attendeva all’ombra di un albero, con accanto a sé una gerla piena di fascine. “Me la porteresti giù in paese? – chiese la vecchia a Bradamà – Io sono troppo anziana per farcela da sola. Porta queste fascine al mercato, in cambio ti darò metà del guadagno.”

La ragazza conosceva bene quella vecchia ingobbita dagli anni. Nel villaggio si mormorava che avesse più di un secolo di vita, e che fosse una strega: contrariarla sarebbe stata una vera iattura per la giovane innamorata. Così Bradamà non ci pensò due volte: raccolse il pesante fardello e corse via come il vento, fin giù in paese.

Ad ogni passo però la ragazza sentiva un’immensa fatica salirle dai piedi fino alla testa. Era già arrivata alla collina delle ciliegie, ancora poco e avrebbe raggiunto il lago. Ma la fatica si faceva sempre più opprimente, e quella gerla sembrava pesarle come non mai.

Finalmente, però, passo dopo passo, Bradamà riuscì ad arrivare al mercato. Così, dimentica di tutto, ella pensò solo di cercare la giovane guardia che lo scorso giovedì la fece innamorare: “Oh, Crisanto, mio Crisanto. Con la storia della guerra e tutto quanto, ora non penso proprio più ad altro” pensò.

Tra le grida dei mercanti, il lezzo del pesce pescato e il belare delle bestie in greggi, Bradamà avanzava lenta e sempre più stremata dalla fatica. Quand’ecco che, in un angolo del lungolago, due guardie appartate stavano controllando alcune merci da tassare.

“Crisanto! Crisanto mio, eccoti di nuovo!” gridò Bradamà con voce rauca, tendendo le proprie fragili braccia attorno al collo di Crisanto.

Ma questi, scansatosi svelto dalla donna, la percosse: gettandola giù a terra senza pietà. “Chi sei, vecchia?” domandò Crisanto, puntandole la lancia in gola. “Ma come? – rispose in lacrime la povera valligiana distesa al suolo – Non mi riconosci? Sono io, Bradamà!”

“Bradamà è giovane e bella. E tu invece sei solo una vecchia pazza e bugiarda.” l’ammonì Crisanto, severo.
La faccenda cominciò a destare la curiosità dei passanti; tant’è che a poco a poco si raccolsero intorno per vedere cosa stesse succedendo.

“Cosa porti con te, vecchia?” disse l’altra guardia, che nel mentre si impossessava della gerla svuotandone il contenuto.

“Solo fascine” rispose Bradamà col cuore in gola.

“Due volte bugiarda!” ribatté Crisanto, che tra i piccoli legni aveva scovato una spada sprovvista di guaina.
L’arma venne conficcata a terra propio davanti agli occhi di Bradamà, la quale, con incredibile sorpresa, vide su di essa il riflesso di una vecchia centenaria con la pelle avvizzita e i capelli bianchi come la neve. Un grido disperato si sollevò nell’aria, così forte da impressionare le guardie e i curiosi lì presenti.

“Strega!” disse una voce. “E’ una strega!” fece eco un’altra. E tutti cominciarono a tirare sassate e sputi sulla sventurata Bradamà. Ella però venne tratta in salvo, si fa per dire, dalle stesse guardie: per scortarla nelle prigioni del castello e così farla giudicare dal conte di Crusinallo in persona.

Stordita da tanto chiasso e dall’assurda situazione, Bradamà cercava di fare il punto: “Cosa è successo? Perché sono diventata vecchia all’improvviso? La strega! Sì, è stata lei! Un sortilegio: mi ha rubato la giovinezza con un trucco. E la spada che mi ha nascosto? Sì, l’ha messa nella gerla per farmi giustiziare, così da non poter più parlare.”

Bradamà venne rinchiusa in cella. Invano cercò di spiegare la sua sventura alle guardie. E ormai l’amore per il suo Crisanto non era che un ricordo lontano.

“Svegliati, vecchia! E’ ora di andare al cospetto del conte.” disse proprio quel Crisanto, la mattina seguente, che tanto amava e desiderava.

Così davanti a sé, tra gli stendardi e i cavalieri, seduto sul trono il conte di Crusinallo fissava Bradamà con una certa perplessità. Più che magie e sortilegi al conte premeva la possibilità di un’insurrezione da parte del popolo. Una spada di quel tipo – pensava – di certo sarebbe dovuta andare in mano a un uomo forte, magari per spodestarlo.

Chissà.

Bradamà intanto restava in attesa del suo giudizio, guardando ancora una volta incredula quel Crisanto che non la riconosceva più. Infine, tra i lunghi silenzi meditabondi del conte, la decisione venne tristemente tratta: “Legate questa vecchia con la spada che portava con sé e gettatela nel lago. Che tutti possano vedere un nemico della Corona affogare insieme al proprio fardello. E che ciò possa servire da lezione a tutti i futuri dissidenti.” sentenziò il conte.

Detto fatto, e nemmeno un’ora dopo dalla crudele sentenza Bradamà venne immediatamente legata insieme alla spada incriminata. Furono scelti un servo e un boia per trasportarla a remi in mezzo al lago; e quella spada così pesante, di certo, l’avrebbe fatta affondare nell’abisso. Un vero guaio e una vera ingiustizia stavano per consumarsi a pochi metri dalla riva, e sotto gli occhi di una folla inferocita al grido di: “Strega! A morte la strega!” Quand’ecco che qualcosa di veramente insolito stava per accadere sopra le teste di ognuno.

Il cielo, infatti, si inscurì all’improvviso; così tanto da ricordarne il piombo fuso. Fulmini e saette apparvero minacciosi come lingue di fuoco sopra le valli, e un vento gelido e forte proveniente da Nord per poco non ribaltò la piccola imbarcazione e tutti i presenti all’esecuzione. Sembrava la fine del mondo, si sarebbe detto. Ognuno si segnava a modo suo per scongiurare il male. Poi tutto tacque, insieme alle grida di aiuto dei macabri spettatori, e le tenebre si dissolsero nel nulla così come erano apparse: d’un tratto, come per magia.

“Guardate!” gridò un uomo indicando dalla riva la barca in mezzo al lago. E tutti videro una giovane donna con in mano una spada fatta di luce, brandita in alto con una lama talmente lunga da sembrare che squarciasse il cielo. Il boia e il servo, per lo stupore, fuggirono tuffandosi nell’acqua. Mentre la luce di quella spada da lei impugnata cominciò a risplendere ancora e ancora più forte: come il sole. Una luce così potente da non poterne sostenere lo sguardo, si sarebbe raccontato per molti anni in avvenire. E infine ancora un lampo, accompagnato da un boato così potente da far sobbalzare i tetti delle case. E dopo il frastuono, la ragazza dalla spada di luce scomparve nel nulla, mentre il servo e il boia raggiungevano la riva a nuoto, lasciando dietro a loro una barca vuota e in fiamme.

“Hai sentito cosa è successo al lago? Un prodigio! La strega Bradamà si è liberata con l’incanto e ora riverserà la sua ira sulle nostre teste” disse una guardia a Crisanto.

“Bradamà? Ma allora era lei! Che stupido sono stato a non crederle!” esclamò il giovane picchiandosi la fronte.
Infatti la guardia scoprì troppo tardi l’arcano. E così pensò di rimediare al danno, raggiungendo al più presto la valle di Bradamà per incontrarla di nuovo.

Andò a piedi, dunque, lungo l’impervio sentiero. Su su, in alto, già poteva sentire il fetore dei laghetti per la macerazione della canapa, a un passo dal belvedere. Quand’ecco che dietro a un albero, Crisanto, vide la stessa vecchia che il giorno prima incontrò Bradamà. Con sé aveva una gerla piena di fascine e un favore da chiedere al ragazzo: “Me la porteresti su fino al villaggio? Sono vecchia stanca e…”. Ma Crisanto non le fece nemmeno finire la frase che tirò diritto ignorandola del tutto.

“Bugiardo!” pronunciò con voce stridente la vecchietta alle spalle della guardia.

“Come?” chiese Crisanto, voltandosi minaccioso di scatto, quasi come se volesse colpirla con la sua lancia. Ma dietro a lui non c’era più nessuno. Solo un gruppo di fascine abbandonate vicino all’albero dove prima stava la vecchia.

Ad ogni passo verso i monti più alti della valle Crisanto pensava cosa poter dire a Bradamà; come scusarsi, insomma, per il malinteso creato e così riconquistarne finalmente la sua fiducia. In fondo, molto in fondo, lui l’amava: giovane e bella com’era, i capelli neri corvino e gli occhi color di corteccia; e ora potente strega! Con la spada di luce al suo fianco sicuramente sarebbe diventato ben presto re. “E chissà, magari imperatore!” fantasticava Crisanto.

Setacciò i villaggi della valle, ma nessuno aveva visto la bella Bradamà; nemmeno il padre e le sorelle che, nonostante la scomparsa, non sembravano per niente turbati della sorte della figlia: “Ah, Bradamà, ne combina sempre una. Ma poi torna a casa, prima o poi” disse bonariamente il padre.

Ormai Crisanto si trovava sopra la montagna del Drago Verde, stanco e provato dall’estenuante ricerca. Poi ancora quella voce: “Bugiardo!” gli echeggiò intorno. Crisanto si girò più e più volte su se stesso, puntando la lancia qua e la verso il vento. Intorno a sé non c’era nessuno. “Chi è? Chi va là?” gridò la guardia. E ancora: “Bugiardo!” diceva la voce dall’alto. Crisanto alzò la testa e vide in cielo due vecchie stringersi per mano. Lo guardavano con fare divertito. Sorridenti. Una di queste reggeva la spada di luce e una saetta colpì il cuore del giovane che scambiò l’amore per la passione, fino a consumarlo del tutto.

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